Il gruppo Unipol ha formalizzato un piano industriale che muta gli equilibri del settore bancario italiano: l’azienda ha siglato con Intesa Sanpaolo l’acquisizione di una banca composta da 635 sportelliche saranno poi proposti in fusione a Bper per dar vita a una nuova entità chiamata Banca Monte dei Paschi. L’operazione è collegata all’offerta pubblica su Monte dei Paschi e poggia su un insieme di mosse finanziarie coordinate, inclusi aumenti di capitale e strumenti derivati.
Per sostenere l’acquisizione Unipol ha previsto un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro, con l’adesione annunciata delle principali cooperative azioniste. Il valore complessivo dell’operazione è stato stimato intorno a 3,5 miliardi di euro, e il pacchetto ceduto comprende raccolta diretta, impieghi alla clientela, un portafoglio clienti stimato e il marchio Mps, con la clausola che il compendio sarà libero da vincoli distributivi sui prodotti assicurativi.
Dettagli patrimoniali, numeri operativi e impatto sul capitale sociale
La porzione di filiali che Unipol rileverà comprende circa 55 miliardi di euro di raccolta diretta e impieghi alla clientela per circa 42 miliardicon utili attesi nella forchetta tra 400 e 460 milioni di euro e un rapporto patrimoniale CET1 stimato attorno al 16% per il perimetro ceduto. Gli attivi ponderati per il rischio collegati all’operazione sono indicati per un massimo di 20 miliardi di euro, mentre la base clienti trasferita dovrebbe essere di circa 2 milioni di clienti. Questi numeri delineano un ambito retail significativo che si intende integrare nella rete di Bper.
Aumento di capitale e remunerazione degli azionisti
L’operazione è accompagnata da una previsione di ritorni agli azionisti: Unipol stima che, a copertura dell’intero progetto e già a valere sull’esercizio 2026la distribuzione complessiva dei dividendi possa raggiungere almeno 930 milioni di euro, rispetto agli circa 800 milioni riferiti all’esercizio 2026. Parallelamente il gruppo assicura il mantenimento di una solida posizione patrimoniale con un solvency ratio di gruppo superiore al 200% e un solvency ratio del solo comparto assicurativo oltre il 280%, mentre il comparto bancario combinato dovrebbe mostrare un CET1 capital ratio superiore al 15%.
Operazioni sul capitale di Bper e meccanismi di controllo
Contestualmente all’accordo sulle filiali, Unipol ha rafforzato la propria posizione su Bper attraverso la sottoscrizione di due contratti derivati del tipo total return equity swap con primari istituti bancari. Questi swap, con scadenze massime di 25 e 35 mesi rispettivamente, hanno come sottostante il 4,99% del capitale sociale di Bper e prevedono la possibilità, per Unipol, di regolamento mediante consegna fisica delle azioni. L’obiettivo dichiarato è duplice: incrementare l’esposizione economica e mantenere un’opzione per conseguire il controllo di fatto di Bper qualora l’azienda decidesse di esercitare la facoltà di acquisire le azioni sottostanti, previo ottenimento delle necessarie autorizzazioni.
Grazie a questa combinazione di partecipazione diretta e derivati, Unipol dispone potenzialmente di quasi il 25% di Bper: il 19,9% detenuto direttamente più il 4,99% rappresentato dagli swap, una quota che assume rilevanza strategica se considerata nel contesto della proposta di integrazione con le filiali Mps acquisite.
Ruolo di Bper e denominazione della nuova entità
Unipol intende proporre a Bper la fusione tra la banca partecipata e il portafoglio di filiali acquisite da Intesa, con l’obiettivo di dare vita a una banca unificata che adotterà il nome Banca Monte dei Paschi. Nel comunicato del gruppo è previsto che la governance e i soci valutino la delega al consiglio per l’aumento di capitale fino a 2,5 miliardi necessario a finanziare l’operazione. La fusione, se realizzata, porterebbe alla nascita di un nuovo player rilevante nel panorama bancario nazionale.
I passaggi procedurali includono anche azioni sul fronte regolamentare e di autorizzazione: la realizzazione completa dell’aggregazione dipenderà dall’esito delle approvazioni richieste dalle autorità competenti e dalle assemblee degli azionisti coinvolti. L’operazione, così come disegnata, mira a combinare scala, complementarità e sinergie operative nel segmento retail, lasciando fuori dal perimetro alcune attività complesse quali large corporate, investment banking, partecipazioni principali e crediti deteriorati non correlati al ramo ceduto.



