Nel cuore della Capitale si è riacceso il confronto sul futuro delle botticelle romane. Mercoledì 17 giugno, intorno alle 14la scena in piazza di Spagna ha offerto uno spaccato concreto: vetturini alla guida di carretti, cavalli all’ombra e discussioni aperte sulla possibilità di trasformare la licenza in un altro tipo di attività. Il tema sintetizza tensioni tra benessere animaletradizione e proposte istituzionali.
La testimonianza in piazza di Spagna e la routine dei cavalli
Sul posto i vetturini hanno raccontato la quotidianità del mestiere: la cura degli animali, le pause e i turni per non sovraccaricare i cavalli. Molti lavoratori parlano di affetto e responsabilità verso gli animali che utilizzano: «Io ne ho due, per farli riposare: questo è molto buono» è una delle frasi che sintetizza il rapporto stretto tra uomo e animale. Questa scelta organizzativa — avere 2 cavalli che si alternano — viene descritta come una pratica di tutela, che i vetturini ritengono più rispettosa rispetto al trattare i cavalli come strumenti meccanici.
Un pomeriggio d’estate
Lo scenario di quel giorno è chiaro: alle 14 i carri e i cavalli sono all’ombra per evitare il sole più forte; un vetturino abbevera gli animali da un secchio grande e scambia parole con una turista allarmata dal caldo, rispondendo «Troppo caldo, dopo le 17». Queste immagini mettono in rilievo sia il lavoro fisico sia l’attenzione al rischio delle ondate di calore, un elemento che viene citato tra le preoccupazioni per la continuazione dell’attività.
Numeri, proposte istituzionali e la posizione dei vetturini
Il numero di vetturini attivi è sceso nel tempo: si passa da 38 a 16 persone che continuano a esercitare il mestiere in città. Di fronte a questa contrazione, il Comune di Roma e la figura della garante per il benessere animale, Patrizia Prestipinohanno espresso dubbi sulla compatibilità tra clima e presenza dei cavalli in centro storico, proponendo misure per una transizione delle licenze. Tuttavia, la reazione tra gli interessati è stata sostanzialmente negativa: «Nessuno vuole cambiare mestiere» riassume la posizione collettiva.
Radici professionali e resistenza al cambiamento
Alcuni vetturini raccontano percorsi professionali che si sono intrecciati: c’è chi era tassista prima e ha scelto la botticella, dimostrando che il passaggio inverso non è scontato. Una dichiarazione significativa ribadisce questo legame: «Faccio questo lavoro da 21 anni e voglio continuare finchè riuscirò». La scelta di restare è legata non solo al rapporto con l’animale ma anche alla specificità del lavoro e all’identità collettiva della categoria, che si conosce e si confronta costantemente.
Concorrenza, lavoro e percezione pubblica
I vetturini segnalano due cause principali della diminuzione del lavoro: le campagne critiche contro le botticelle e la competizione esercitata da servizi turistici alternativi. Alcuni ritengono che la pubblica opinione abbia inciso sulla domanda, mentre altri indicano l’abusivismo e mezzi alternativi come fattori di concorrenza sleale. Le voci raccolte sottolineano come i cambiamenti nel mercato turistico influenzino direttamente la redditività della professione.
Allo stesso tempo, i cavalli si trovano al centro di un confronto che ricuce questioni etiche e pratiche operative: le misure per evitare il disagio da caldo vengono applicate quotidianamente dai vetturini, che spostano carrozze all’ombra e alternano gli animali nei turni per limitare lo sforzo. L’immagine collettiva che emerge è quella di una categoria determinata a proteggere sia il proprio lavoro sia i propri animali.
Il dibattito sul futuro delle botticelle rimane aperto: da un lato l’attenzione istituzionale al benessere animale e alle condizioni climatiche, dall’altro la volontà dei vetturini di difendere una pratica storica che identifica una parte del paesaggio urbano. In questa tensione le scelte concrete — numeri, regolamenti, alternative lavorative — determineranno se la tradizione potrà evolvere senza spegnersi.



