Il 24 agosto 2001, un incidente stradale cambiò per sempre la vita di Hermann Maier uno dei più grandi sciori della storia. Quel giorno, mentre tornava a casa dopo un allenamento, il campione austriaco fu coinvolto in un grave incidente sulla strada B99, vicino a Radstadt. L’impatto con un’auto guidata da un turista tedesco lo fece volare per oltre dieci metri, causando danni devastanti alla sua gamba destra.
L’incidente che cambiò tutto
Maier, allora 28enne, era reduce da tre Coppe del Mondo consecutive e due medaglie d’oro ai Mondiali di Vail Beaver Creek ’99. Quel venerdì sera, mentre tornava a casa a Reitdorf, la sua Triumph si scontrò con un’auto che svoltò dove non era consentito. Le ferite erano gravi: frattura scomposta di tibia e perone, danni ai nervi e ai tessuti. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Salisburgo, i medici considerarono l’amputazione come unica opzione per salvarlo.
Il chirurgo Artur Trost riuscì a salvare la gamba di Maier, operandolo per tutta la notte. I danni erano estesi anche al fegato e ai reni, rendendo improbabile un ritorno alle competizioni. Maier, però, non si arrese. Nei giorni pre-natalizi del 2001, riuscì a fare il suo primo approccio in pista, segnando l’inizio di un lungo e faticoso recupero.
La strada verso la rinascita
Il recupero di Maier fu durissimo. L’estate del 2002 fu complicata da un infortunio al polpaccio, ma il campione austriaco non si lasciò abbattere. Il suo rientro in Coppa del Mondo avvenne solo a quasi un anno e mezzo dall’incidente, durante il gigante di Adelboden, dove non riuscì a qualificarsi per la seconda manche. Nonostante le difficoltà, Maier continuò a lavorare con determinazione.
Il 27 gennaio 2003, a 521 giorni dall’incidente, Maier conquistò una vittoria clamorosa nel super-g di Kitzbühel, in condizioni meteo avverse. Questa vittoria fu un segno della sua incredibile resilienza. Nei successivi Mondiali di St. Moritz, Maier vinse l’argento nella sua specialità, dietro solo a Bode Miller. Nonostante avesse ancora un chiodo intramidollare di 36 centimetri nella gamba destra, Maier continuò a competere ai massimi livelli.
Il ritorno al vertice
Dopo un’altra operazione, Maier tornò a trionfare con un super-g di maestria alle finali di Sestriere, conquistando la quarta sfera di cristallo assoluta. Poco meno di un anno dopo, vinse il terzo titolo mondiale a Bormio, questa volta nel gigante. La sua carriera culminò con i Giochi Olimpici di Torino 2006, dove conquistò l’argento nel super-g e il bronzo nel gigante.
Maier si ritirò alla vigilia della stagione 2009/10, che avrebbe portato ai Giochi di Vancouver. Riflettendo sul suo incidente, Maier ha detto: “Toccare il fondo ti rende umano. Ho imparato l’umiltà, perché ora per me niente è più scontato. Ringrazio Dio e credo che l’incidente sia stato un segno dall’alto, a dimostrazione che anch’io ho i miei limiti.”
Il compagno di squadra Fritz Strobl campione olimpico di discesa a Salt Lake City, ricordò lo shock provato dalla squadra quando ricevettero la notizia dell’incidente. “Fu uno shock anche per noi. Ci rendemmo subito conto di quanto fosse grave, al tempo stesso sapevamo che se qualcuno poteva tornare un atleta, quello era solo lui.”
Oggi, il dottor Artur Trost, ora 68enne, ricorda quel giorno come un turbinio di emozioni. “E’ incredibile che siano passati 25 anni. Se ripenso a quella sera, fu un momento di grande tensione. Abbiamo fatto tutti il massimo per salvarlo e, fortunatamente, qualche tempo dopo abbiamo capito che con la sua immensa caparbietà sarebbe anche tornato un grandissimo atleta.”



