Salta al contenuto
29 Ottobre 2026

Plan de Corones eliminato dal nuovo marchio Kronplatz Dolomites

Il logo del comprensorio di San Vigilio di Marebbe e Valdaora viene rivisto: scompare il nome ladino Plan de Corones e scoppiano le proteste della comunità locale.

Plan de Corones eliminato dal nuovo marchio Kronplatz Dolomites

Giovedì 29 ottobre, alle 16:33, il Kronplatz Dolomites ha presentato al LUMEN Museum il suo nuovo marchio, una versione semplificata che mantiene il gallo ma elimina la dicitura doppia Kronplatz-Plan de Corones. La decisione è stata motivata da una strategia di marketing rivolta a mercati internazionali, con l’obiettivo di rendere il brand più facilmente riconoscibile all’estero e di distribuire meglio la presenza turistica durante l’intero anno.

Le ragioni commerciali dietro il rebranding

Il responsabile della promozione, Thomas Reiter, ha spiegato a Rai Südtirol che l’unificazione del nome dovrebbe aiutare a riempire le strutture nei periodi di bassa stagione, favorendo soggiorni più lunghi e una occupazione più equilibrata. Secondo la stessa visione, un brand unico dovrebbe semplificare le campagne pubblicitarie e aumentare la visibilità globale, dando maggiore rilievo a ospitalità, qualità e cultura del territorio.

Le proteste della comunità ladina

Il cambiamento non è passato inosservato. Roland Verra, presidente della Union Generela di Ladins dles Dolomites, ha denunciato la rimozione del nome ladino Plan de Corones dal logo, definendola “un gravissimo atto di violenza culturale nei confronti della nostra minoranza”. In una dichiarazione a Rai Südtirol, Verra ha sottolineato il valore storico della denominazione, legata alla montagna e all’identità linguistica della zona.

Le richieste della Union Generela

Verra ha chiesto il reinserimento immediato del nome ladino, ricordando che l’autonomia provinciale ha l’obbligo di tutelare la lingua e la cultura ladina. “È inaccettabile che, per motivi puramente materiali, si rinunci alla denominazione originale”, ha affermato, evidenziando il rischio che la parola scompaia anche dai canali social e dalle brochure internazionali.

Il sostegno degli Schützen Ladini

Alle proteste si è aggiunto l’intervento del maggiore Emanuel Delmonego, portavoce degli Schützen Ladini. Delmonego ha definito la decisione “un affronto alla dignità delle nostre valli” e ha lanciato un appello alle istituzioni provinciali affinché blocchino quello che ha definito “scempio culturale”. Nella nota diffusa, ha collegato la questione del logo a problemi più ampi, quali l’emigrazione giovanile e la speculazione immobiliare che minaccia i residenti.

Il legame tra identità e turismo

Carlo Runggaldier, direttore della cooperativa turistica di San Vigilio, ha offerto una prospettiva più pragmatica, sostenendo che la vera trasmissione dell’identità ladina avviene attraverso l’esperienza diretta dei visitatori, non solo tramite il logo. Tuttavia, ha riconosciuto l’importanza simbolica del marchio per la percezione internazionale del territorio.

La controversia ruota attorno a due esigenze apparentemente incompatibili: da un lato, la volontà degli operatori turistici di semplificare il brand per accrescere la competitività globale; dall’altro, la necessità delle comunità ladine di preservare e valorizzare la propria lingua e storia anche nei mezzi di comunicazione più visibili. Il dibattito resta aperto, con la speranza che un dialogo costruttivo possa trovare un compromesso accettabile per tutti gli attori coinvolti.

Autore

Francesca Lombardi

Francesca Lombardi, fiorentina, prese appunti tecnici dal primo box di un circuito toscano e da allora firma approfondimenti sui motori. In redazione sostiene un approccio metodico alle prove su pista, cura il format 'tecnica e cronaca' e conserva i fogli di appunti del debutto tecnico in autodromo.