Il mondiale di ciclismo su strada di Montreal 2026 si è presentato senza l’iconico Tadej Pogačar, lasciando il campo aperto a nuove sorprese. L’assenza del campione sloveno ha trasformato la gara in una delle più incerte degli ultimi anni, con numerose strategie che hanno lottato per il controllo del ritmo.
Nel frattempo, la squadra statunitense, ancora una volta supportata da UAE Team Emirates ha buttato le basi per una performance memorabile, puntando su un giovane di 28 anni proveniente da Phoenix: Brandon McNulty.
Brandon McNulty domina la gara maschile
McNulty è riuscito a strapparsi dal gruppo di fuga con un assolo di 32,5 km mantenendo una velocità costante che ha lasciato indietro tutti gli avversari. Il suo movimento è stato caratterizzato da un ritmo sostenuto, senza alcuna pausa, dimostrando una resistenza tipica dei grandi del passato. Il risultato è stata la sua prima maglia iridata, una tappa fondamentale di una stagione che lo vede già titolare della sua 23ª vittoria professionistica.
L’assolo da 32,5 km
L’attacco è partito poco più di metà gara, quando McNulty ha colto un momento di debolezza nella peloton. Il suo team ha protetto il corridore fin dall’inizio, con Simmons e Jorgenson in ruoli determinanti, fornendogli alimentazione e copertura contro gli attacchi degli avversari. L’assolo è stato così efficace da permettere al ciclista di chiudere con un vantaggio di oltre 30 secondi rispetto al gruppo di inseguimento.
Il gruppo di contropremio: Matthews, Van der Poel e gli altri
Alle spalle di McNulty, il podio è stato conteso da volti familiari. Michael Matthews, veterano australiano, ha ottenuto la medaglia d’argento, dimostrando che la sua longevità non è passata di moda. Il suo percorso, iniziato a Richmond nel 2015, culmina ora a Montreal, confermando la sua capacità di restare al top.
Mathieu van der Poel, l’ imperatore belga, ha completato il podio con il bronzo. Nonostante un finale che lo mostrava un po’ irritato per non aver conquistato la vittoria, i suoi attacchi ravvicinati e la sua capacità di riprendere il ritmo sono stati elementi determinanti per assicurarsi il terzo posto.
Il caso di Seixas e Del Toro
Il francese Valentin Seixas, candidato di punta per la Francia, ha dovuto arrendersi a crampi nell’ultimo miglio, finendo al 15° posto. Il resto della squadra francese ha lottato con una strategia poco chiara, concentrandosi su un unico avversario, Del Toro, che alla fine ha concluso in quinta posizione, dimostrando un carattere combattivo ma senza la medaglia.
Il podio femminile: Vollering e Longo Borghini
Nel frattempo, la gara femminile ha confermato la supremazia di Demi Vollering che ha chiuso la stagione 2026 con un altro titolo mondiale, aggiungendo a un impressionante palmarès che include le Fiandre, il Giro, il Tour e ora il mondiale. Elisa Longo Borghini, veterana italiana, è tornata sul podio con il bronzo, dimostrando ancora una volta la sua costanza e la sua capacità di restare nelle mani dei migliori su terreni difficili.
Considerazioni sul campionato più aperto degli ultimi anni
Il risultato complessivo di Montreal ha dimostrato quanto il ciclismo possa essere imprevedibile quando un grande nome manca alla partenza. La vittoria di McNulty ha segnato un punto di svolta per il ciclismo statunitense, mentre le prestazioni di Matthews, Van der Poel e Vollering hanno confermato che l’elite internazionale è ancora in gran forma. Le nazioni tradizionalmente dominanti, come Belgio e Francia, hanno subito battute d’aspetto, lasciando spazio a nuove narrazioni per le prossime stagioni.



