Il calcio è passato in secondo piano nei giorni che hanno preceduto l’ultima partita dei leoni nella fase a gironi della Europa League. Dopo sei anni lontano dalle competizioni europee, i ragazzi di Valverde avevano bisogno di un ultimo sforzo per garantirsi la permanenza in questo torneo, evitando così un turno preliminare agli ottavi di finale. Non era un compito da poco. La protesta dei tifosi organizzata dalla Herri Harmaila ha fatto sì che il dibattito sul Athletic si intensificasse dopo il match di campionato contro il Leganés. Unai Simón e Iñaki Williams, due figure di riferimento dello spogliatoio, hanno espresso le loro opinioni in maniera chiara. Anche il club ha comunicato la sua posizione con un messaggio che recitava, in modo emblematico, “chi minaccia chi tifa, è di troppo a San Mamés”. Valverde e De Marcos hanno ribadito questo concetto prima dell’incontro europeo.
Non erano però gli unici a esprimere le loro opinioni riguardo a questa controversia che ha colpito la gradinata dedicata ai tifosi. Anche altri soggetti legati all’animazione in quella specifica area del campo avevano già parlato, si è persino richiesta adesione a una dichiarazione intitolata ‘Soci e socie per una gradinata popolare a San Mamés’. In aggiunta, è emersa l’iniziativa del Athletic per individuare un potenziale ‘speaker’ che potesse animare il settore in caso di continuazione della protesta. Questa controversia legata all’animazione nelle tribune dello stadio ha sorpreso molte persone al di fuori di Bilbao. Gli appassionati di calcio faticavano a capire che una situazione del genere potesse verificarsi in un impianto moderno come la Cattedrale. Athletic e San Mamés si trovano divisi. Nonostante la ‘tregua’ di giovedì scorso, il problema rimane irrisolto.
Discutiamo riguardo a un’area del territorio dedicata a poco più di 4.000 individui, ma che, come si è potuto osservare, influenza anche le altre 50.000 persone e persino i leoni stessi. Agire in fretta non porta mai a buone decisioni.