Nel cuore dell’Abruzzo prende forma una rete che reinventa i percorsi tradizionali dei pastori trasformandoli in itinerari dedicati al cicloturismo. Il progetto, presentato alla Fiera del cicloturismo propone una maglia di circa 400 km sviluppata tra le province di Pescara e L’Aquila pensata per coniugare attività outdoor, patrimonio culturale ed enogastronomia locale.
Si tratta di dodici percorsi che attraversano paesaggi montani e collinari, collegando borghi e beni storici lungo tracciati caratterizzati da terreno misto sterrato, sentieri erbosi e strade bianche con limitato uso di asfalto. Le salite sono presenti lungo tutto il sistema e variano di pendenza a seconda dei tratti.
La rete dei percorsi: estensione, tipologie e comuni attraversati
La proposta comprende 12 itinerari che collegano realtà urbane e ambienti naturali. Il totale della rete si aggira intorno ai 400 km distribuiti tra otto comuni e interessando i due parchi naturali del Gran Sasso e della Maiella. I tracciati privilegiano fondi naturali e strade bianche, per offrire un’esperienza di pedalata più vicina alla tradizione dei tratturi e alla vita pastorale di montagna.
Tratto Torre de’ Passeri – Montebello di Bertona
Il segmento che collega Torre de’ Passeri a Montebello di Bertona si estende per circa 50 km e si caratterizza per continui saliscendi. In questa zona emerge anche un elemento culturale desueto: il famoso “sciopero a rovescio” citato nella memoria locale come manifestazione tipica legata alle dinamiche comunitarie storiche.
Capodacqua e Capestrano: acqua, archeologia e architettura
Il percorso che unisce Capodacqua a Capestrano offre ai cicloturisti la possibilità di visitare il cosiddetto lago di Capodacqua, soprannominato l’”Atlantide d’Abruzzo” per la presenza di un borgo medievale sommerso. Capestrano, situato su un colle che domina la valle del Tirino, custodisce il Castello Piccolomini il convento di S. Giovanni da Capestrano e un’area archeologica che racconta secoli di storia; il paese è inoltre legato alla scoperta, a inizio Novecento, di una celebre statua guerriera divenuta simbolo regionale.
La transumanza come patrimonio culturale e volano territoriale
La pratica della transumanza riconosciuta come patrimonio immateriale, è alla base dell’idea che anima le ciclovie: si tratta di una tradizione pastorale millenaria che, nelle aree montane, prende la forma della transumanza verticale con lo spostamento stagionale di greggi e pastori. Lungo i tratturi si sono sviluppate feste, rituali e consuetudini legate al vivere comunitario tra estate e autunno.
Il recupero degli antichi sentieri non è solo un’operazione di tutela culturale, ma anche una strategia per generare opportunità economiche per le comunità locali. Ripristinare i collegamenti tra borghi, castelli, eremi e aree naturali favorisce un turismo sostenibile che può integrare l’offerta enogastronomica e ricettiva dei territori attraversati.
Impatto sui territori protetti: Gran Sasso e Maiella
I due parchi coinvolti, il Gran Sasso e la Maiella rappresentano ambienti di grande valenza naturalistica dove i tracciati cercano un equilibrio tra fruizione e conservazione. La progettazione dei percorsi privilegia il rispetto dell’ecosistema mediante l’utilizzo prevalente di fondi naturali e la limitazione dell’asfalto, per mantenere la natura dei tratturi e ridurre l’impatto antropico.
Nel complesso, l’iniziativa mira a tessere una rete che attraversa otto comuni e valorizza 50 punti di interesse distribuiti lungo i percorsi, offrendo una lettura del territorio che unisce la dimensione sportiva a quella culturale e paesaggistica.



