La disputa che ha coinvolto la Coppa d’Africa 2025 è giunta al suo epicentro: il 08 ottobre, davanti al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna, le federazioni di Marocco e Senegal si confrontano su quella che potrebbe diventare l’unica retrocessione di un titolo assegnato a tavolino nella storia del calcio continentale. L’udienza, svolta a porte chiuse su richiesta delle parti, si inserisce a quasi nove mesi dalla conclusione della finale, e la data del provvedimento finale non è ancora stata comunicata.
Racconto della finale di Rabat
Il 18 gennaio, al Complexe Moulay-Abdellah di Rabat la finale tra Marocco e Senegal si è chiusa sul risultato di 0-0 al termine dei tempi regolamentari. Un intervento del VAR ha visto l’arbitro Jean-Jacques Ndala concedere un calcio di rigore al Marocco, decisione che ha suscitato la protesta immediata del commissario tecnico Pape Thiaw. I giocatori senegalesi hanno abbandonato il campo, interrompendo il match per circa 16 minuti. Al ritorno, il rigore è stato sbagliato da Brahim Diaz facendo proseguire la gara ai supplementari, dove Pape Gueye ha segnato il gol decisivo, portando il risultato finale a 1-0 a favore del Senegal.
Le sentenze della CAF e la loro contestazione
Dopo la conclusione dell’incontro, la CAF ha emesso una sanzione limitata ai comportamenti, mantenendo invariato il risultato sportivo. Tuttavia, a seguito di un ricorso presentato dal Marocco, la Corte d’appello della Confederazione africana ha ritenuto che la protesta del Senegal violasse gli articoli 82 e 84 del regolamento della CAN annullando il risultato sportivo e assegnando al Marocco una vittoria 3-0 a tavolino. Il 25 marzo, la Federazione senegalese ha portato la questione davanti al TAS, contestando la legittimità di tale revoca.
Le argomentazioni di Marocco e di Senegal
Il Marocco sostiene che l’abbandono del campo da parte del Senegal, avvenuto senza autorizzazione, debba comportare una sconfitta automatica, indipendentemente dal successivo ripristino della partita. Il Senegal al contrario, fa riferimento alla Regola 5 dell’IFAB che stabilisce la finalità delle decisioni arbitrali sul campo, sottolineando che l’arbitro Ndala aveva autorizzato la ripresa e omologato il risultato finale di 1-0. La questione centrale è se il regolamento disciplinare della CAF possa modificare retroattivamente il risultato sportivo deciso sul campo.
L’udienza del TAS a Losanna
Il giorno dell’udienza, la corte è stata composta da tre arbitratori: il francese Gérald Simon presidente della commissione, l’italiano Luigi Fumagalli e il tedesco Ulrich Haas. L’audizione, tenuta a porte chiuse, prevede l’esposizione delle argomentazioni delle federazioni e delle rispettive interpretazioni normative. Il TAS ha già comunicato che il verdetto richiederà diversi giorni, o persino settimane, per essere redatto, lasciando aperta la possibilità di confermare la decisione della CAF, di annullarla o di rimandare il caso a un altro organo competente.
Indipendentemente dall’esito, la vicenda rimane una delle più controverse nella storia recente della Coppa d’Africa. A quasi nove mesi dal fischio finale, la disputa legale dimostra come una partita possa continuare a vivere nei tribunali molto tempo dopo il calzetto dei giocatori, ponendo interrogativi sul rapporto tra decisioni arbitrali in campo e autorità disciplinari.



