Salta al contenuto
8 Settembre 2026

Roberto Di Donna racconta la sua carriera e gli obiettivi per Los Angeles 2028

Roberto Di Donna, leggenda della pistola olimpica, condivide le sue riflessioni sul passaggio da atleta a allenatore e i suoi progetti per il futuro dello sport.

Roberto Di Donna racconta la sua carriera e gli obiettivi per Los Angeles 2028

Roberto Di Donna, nome leggendario nel mondo della pistola olimpica ha recentemente condiviso le sue esperienze e visioni durante un’intervista esclusiva. Medaglia d’oro ad Atlanta 1996 Di Donna ha raccontato il suo percorso, dalle gare agonistiche al ruolo di commissario tecnico della Nazionale di pistola.

La sua carriera è un esempio di dedizione e passione, un viaggio che ha portato non solo medaglie, ma anche una profonda comprensione dello sport e dei suoi atleti.

Dal campo di gara alla panchina: le sfide del passaggio da atleta ad allenatore

Quando ha iniziato la sua carriera da allenatore, poi da commissario tecnico, Di Donna ha scoperto che il ruolo di guida è infinatamente più semplice rispetto a quello di atleta. La tensione e lo stress sono differenti, ma la sua esperienza di aver disputato 3 Olimpiadi gli permette di approcciarsi nel migliore dei modi ai ragazzi. Non trasmetto la tensione e penso di dare il consiglio giusto.

La sua filosofia si basa sulla convinzione che talento e lavoro siano entrambi essenziali. Ovviamente Madre Natura deve metterci lo zampino, ma il talento senza lavoro non può fare tutto. Senza la giusta motivazione o la voglia di fare fatica, non puoi emergere.

Atlanta 1996: il trionfo che ha cambiato tutto

Il ricordo di Atlanta 1996 è ancora vivo nella mente di Di Donna. Un finale che è rimasto impresso in tutti: Penso di avere vinto prima degli ultimi tiri. Ho cercato di tenere il ritmo alto per non perdere la giusta concentrazione. Wang, invece, ha sbagliato tattica: ha dovuto forzare l’ultimo colpo ed è crollato.

Quella medaglia d’oro è stata un ottimo volano per il movimento. Quelle medaglie che mi hanno rubato le ho tatuate nel cuore. Non sono mai stato troppo legato ai cimeli della mia carriera, sono tutti a casa di mia madre.

La sfida di formare i campioni di domani

Capire quando un atleta è pronto per una grande gara è una sfida complessa. Sinceramente è impossibile avere le idee chiare. A volte qualcuno dà quel qualcosa in più che riesce a far rendere al massimo. Laddove la componente mentale è fondamentale, è difficile azzeccarci.

Il percorso di Di Donna è stato il più bello della sua vita. Quando penso al passato, penso al percorso che ho fatto per arrivare a quel punto. Ho conosciuto tante culture e tante persone. Ogni gara mi ha lasciato qualcosa, ma il percorso mi ha dato più delle medaglie.

Il momento che più porta nel cuore? I Giochi della Gioventù. Si qualificò tra gli ultimi, ma andò a vincere. Aveva solo 13 anni.

Il movimento italiano e gli obiettivi per Los Angeles 2028

Il movimento italiano è in buona salute, con due buoni tiratori dai 10 metriFederico Nicolo Maldini e Paolo Monna. Ma non solo, ci sono anche quelli dietro di loro che vogliono emulare le loro prestazioni. Non solo un’ispirazione, ma anche una motivazione.

Guardando al futuro, Di Donna ha chiari gli obiettivi per Los Angeles 2028. Inizio con il dire che siamo reduci dalle Olimpiadi di Parigi che penso saranno irripetibili o quasi. Mi piacerebbe andare in California con una squadra competitiva e in grado anche di salire sul podio.

Autore

Ilaria Mauri

Ilaria Mauri, bolognese, decise di seguire il giornalismo sportivo dopo una notte al Dall'Ara durante una partita decisiva: oggi coordina le pagine di competizioni e commenti. In redazione predilige reportage sul campo e conserva il biglietto di quella partita come prova della svolta.