L’avvio dell’EuroLeague 2026-2027 promette una competizione più equilibrata che mai: venti formazioni profondità dei roster mai così marcata e numerosi punti interrogativi. In questa parte del nostro power ranking esaminiamo le squadre collocate tra la 20ª e la 11ª posizione sottolineando i motivi delle valutazioni, i giocatori più attesi e le incertezze che potrebbero condizionare la stagione.
Il criterio usato combina risultati della preseason, movimenti di mercato e qualità complessiva del roster, con attenzione particolare alla capacità di reggere il doppio impegno nazionale e continentale. Qui si trovano club che possono sorprendere e altri che, per ambizione o organico, sono chiamati a limitare i danni: ogni analisi punta a mantenere chiaro il confine tra prospettive realistiche e sogni di classifica.
Valutazioni sulle neopromosse e sulle squadre in ricostruzione
Al fondo della graduatoria troviamo l’ASVEL Villeurbanne squadra che ha visto mutare profondamente i piani estivi: gli arrivi importanti iniziali sono saltati e il debutto in panchina di Tony Parker avviene con un gruppo diverso dalle intenzioni iniziali. In preseason sono emerse più domande che certezze: l’apporto di veterani come Patty Mills e Jae Crowder offre esperienza, il talento di TyTy Washington è una speranza per il futuro, mentre la solidità sotto canestro grava in larga parte sulle spalle di Joel Bolomboy. Il risultato netto è una valutazione cauta: serve quasi la perfezione per evitare una stagione difficile.
Il Baskonia presenta un perimetro interessante, ma la rosa appare corta vicino al ferro. L’assenza di Timothé Luwawu-Cabarrot ha tolto un punto di riferimento e il mercato non ha colmato tutte le lacune: affrontare EuroLeague, Liga e Copa del Rey con rotazioni limitate è un rischio evidente. Paolo Galbiati dovrà trovare continuità e un equilibrio che permetta di non dipendere esclusivamente da fiammate individuali.
Tra le nuove realtà spicca il Besiktas che affronta il palcoscenico europeo senza il budget esagerato visto in altre promozioni ma con un roster affamato: Nowell, Jeffries, Dotson e DeJulius garantiscono talento, Omoruyi aggiunge centimetri, e Dusan Alimpijevic è un elemento di stabilità a livello tecnico. Il grande dubbio è l’adattamento al salto di qualità dall’EuroCup all’EuroLeague; l’ambiente di Istanbul può spingere ma servirà tempo per trasformare la curiosità in risultati concreti.
La situazione delle squadre francesi e turche
Il Paris Basketball continua a scommettere su un modello sostenibile: budget controllato, giocatori con margine e ritmo di gioco alto. Avere confermato Nadir Hifi è la mossa chiave dell’estate; Frank Ntilikina porta fisicità difensiva e il backcourt promette energia. Il problema resta la valutazione del talento relativo rispetto alla concorrenza e la gestione del debutto in EuroLeague da parte di Maxime Lefevre, che non può permettersi passi falsi.
Dove contano le scelte di mercato: esempi squadra per squadra
La Virtus Bologna ha intrapreso un percorso di ringiovanimento: via giocatori esperti come Pajola, Shengelia e Clyburn, dentro elementi giovani e atletici con ampi margini di crescita. Alex Mumbrù prova a costruire un’identità europea per le V nere; Wendell Moore Jr. e Derrick Alston Jr. sono chiamati a fare il salto di qualità. La Supercoppa ha mostrato che il gap dalle migliori resta tangibile, ma la crescita di singoli come Trent Frazier può cambiare il ritmo della stagione.
Il Bayern Monaco continua a puntare su una costruzione misurata: Duane Washington, MarJon Beauchamp, Johannes Thiemann e Austin Wiley aggiungono qualità e atletismo, mentre il recupero di Rokas Jokubaitis dopo l’infortunio può risultare determinante per l’assetto offensivo. Anton Gavel eredita importanti responsabilità: la fiducia nel sistema e nell’organizzazione dovrà compensare un parco esterni non profondo come quello delle top team.
Il Partizan Belgrado resta un enigma: talento non manca, ma la stabilità dopo la fine della seconda era Obradovic è un tema. Joan Penarroya ha cercato esperienza e leadership, ma il roster non è più denso di nomi di primissimo piano come in passato. L’addio di alcuni protagonisti recenti e il trasferimento di Alessandro Pajola segnano un nuovo corso; per tornare a incidere sul serio serve tempo e coesione.
Il Maccabi Tel Aviv ha vissuto un mercato turbolento: via Lonnie Walker IV, arrivano Yam Madar e il ritorno di Bonzie Colson, ma l’acquisto che cambia gli equilibri è Daniel Theis, centro con esperienza NBA che porta fisicità e presenza interna. Restano incognite legate all’assenza del pubblico di Tel Aviv, fattore che in passato è spesso stato un vantaggio decisivo: in una EuroLeague così bilanciata, questo elemento può fare la differenza.
Al centro della graduatoria, il FC Barcelona ha optato per una rivoluzione: nuovo allenatore, nuova direzione tecnica e sei debuttanti in EuroLeague. Gli addii di Xavi Pascual e Toko Shengelia hanno segnato il cambio di rotta e il progetto punta su giocatori provenienti anche dalla NBA. Potenziale non manca, ma assemblare velocemente una squadra competitiva resta una sfida complessa; il Barça non è più automaticamente considerato candidato alle Final Four.
L’Olimpia Milano chiude questa porzione di classifica in undicesima posizione: meno clamore rispetto alle estati passate ma un roster strutturato per competere. L’era Shavon Shields è finita, Moses Wright porta fisicità e Alec Peters esperienza; Garrison Mathews è un tiratore pericoloso. Peppe Poeta dispone di molte soluzioni e profondità, ma la domanda cruciale rimane la capacità di trasformare talento in risultati europei, una sfida aperta dopo stagioni in cui le aspettative non sempre sono state tradotte in traguardi continentali.



