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17 Giugno 2026

Come il fintech ridisegna i mercati e cosa dicono i numeri

Un'analisi critica che mette a confronto dati di mercato e lezioni del 2008 per capire dove il fintech può davvero creare valore

Lead: numeri che pesano sul futuro delle fintech

Nel suo lavoro con Deutsche Bank, Marco Santini guarda ai dati con uno sguardo pratico: nel 2025 gli investimenti globali nelle fintech hanno superato i 120 miliardi di dollari, ma il rendimento medio sul capitale (ROE) delle startup fintech si mantiene vicino al 6% — molto sotto la media del mondo bancario tradizionale. Quel gap tra capitale raccolto e profittabilità non è un dettaglio tecnico: definisce la fragilità di un intero modello di mercato.

Un bagaglio di esperienze che torna utile

Chi opera nel settore ha memoria delle bolle e dei cicli ripetitivi. Santini richiama gli anni seguenti al 2008, quando la corsa alla crescita, spesso senza adeguata due diligence, ha amplificato i rischi sistemici. La crescita fine a se stessa, senza controlli su liquidità e sostenibilità del modello commerciale, tende a generare shock: quando i mercati si irrigidiscono, le aziende meno solide sono le prime a soffrire.

Metriche che contano davvero

I numeri dicono dove guardare. Per le fintech con meno di cinque anni il tasso di cessazione attività oscilla intorno al 35% nei mercati principali: una soglia che impone attenzione. Tra gli indicatori chiave rimangono margine lordo, customer acquisition cost (CAC) e lifetime value (LTV). Un rapporto LTV/CAC frequentemente sotto 1,5 segnala che acquisire clienti costa più di quanto questi generano, compromettendo la sostenibilità a medio termine.

Sul fronte del credito, lo scenario è cambiato: lo spread tra i tassi retail delle fintech e quelli delle banche tradizionali si è compresso, passando da circa 220 punti base nel 2019 a 90 punti base negli ultimi rilevamenti OCSE. Tradotto: margini più stretti e maggiore pressione sui costi operativi, con impatti diretti sulla redditività.

La liquidità resta il fattore critico. La cosiddetta liquidity runway — quanto a lungo una società può operare senza nuovi finanziamenti — può decidere le sorti di un’impresa. Dipendere eccessivamente da capitali di venture o avere pochi grandi investitori significa esporsi a rischi concentrati: una runway sotto i 12 mesi è un campanello d’allarme, soprattutto in fasi di stretta del credito.

Rischi operativi e di concentrazione

La crescita senza governance mette in evidenza due vulnerabilità ricorrenti: gestione insufficiente del liquidity risk e concentrazione del funding. A questi si aggiungono rischi legati alla struttura commerciale e all’efficienza operativa. Monitorare costantemente le metriche citate è quindi più che raccomandabile: è una misura pratica per evitare che problemi isolati si trasformino in tensioni sistemiche.

Che cosa chiedono i regolatori

Negli ultimi anni enti come BCE e FCA hanno intensificato l’attenzione sulle fintech, spingendo per maggiore trasparenza e resilienza operativa. Le richieste concrete includono stress test, piani di continuità e controlli specifici sulla sicurezza ICT, oltre a limiti prudenziali per proteggere clientela retail meno esperta. L’obiettivo è semplice: attenuare i rischi verso i consumatori e la stabilità finanziaria.

Sul piano del capital treatment, si è aperto un dibattito rilevante: applicare requisiti simili a quelli bancari alle piattaforme che svolgono funzioni sostanzialmente bancarie significa ricalibrare il modo in cui si valuta il rischio e si struttura il capitale. Questo spostamento, se concretizzato, modificherà anche il modo in cui le principali piattaforme attraggono investimenti e pianificano la crescita. Aspettarsi più due diligence e reportistica armonizzata nei prossimi anni è realistico.

Cosa conta per investitori e manager

Per chi mette soldi sul mercato la selezione si sposterà verso chi dimostra unit economics solidi, governance credibile e compliance integrata nei processi. Le piattaforme con modelli operativi fragili avranno difficoltà a raccogliere capitale; al contrario, chi sa bilanciare crescita e controllo operativo potrà guadagnare terreno. In sostanza, la disciplina operativa diventerà un fattore competitivo, non solo un obbligo normativo.

Fonti e attendibilità dei dati

Le analisi citate si basano su report di BCE, FCA, studi McKinsey Financial Services e dati Bloomberg: dataset essenziali per valutare liquidità, profittabilità ed esposizione sistemica. L’esperienza nelle istituzioni finanziarie insegna che la qualità della due diligence dipende dalla comparabilità e dall’affidabilità delle metriche utilizzate. Armonizzare questi indicatori facilita decisioni d’investimento più solide e una vigilanza più efficace.

Uno sguardo avanti

Chi opera nel settore ha memoria delle bolle e dei cicli ripetitivi. Santini richiama gli anni seguenti al 2008, quando la corsa alla crescita, spesso senza adeguata due diligence, ha amplificato i rischi sistemici. La crescita fine a se stessa, senza controlli su liquidità e sostenibilità del modello commerciale, tende a generare shock: quando i mercati si irrigidiscono, le aziende meno solide sono le prime a soffrire.0

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Aggiornato 09:12 CEST
Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.