Negli ultimi anni la scena degli eSports in Italia ha cambiato passo: da nicchia culturale a settore sempre più professionale. Al centro di questa trasformazione c’è King Esport, realtà partenopea guidata da Vittorio Cicatielloche ha contribuito a trasformare manifestazioni pop come il COMICON Napoli in piazze dove competizione, intrattenimento e community convivono. L’esperienza accumulata sul campo ha permesso di identificare punti di forza — produzione tecnica, partnership con publisher e brand — e criticità strutturali, in particolare la mancanza di una normativa chiara e di percorsi formativi consolidati.
COMICON Napoli: da fiera pop a hub competitivo con Esports Stage
Il progetto dell’Esports Stage al COMICON è diventato un caso esemplare: dopo anni di presenza come espositori, King Esport ha assunto il ruolo di partner curando interamente l’area videogioco. L’offerta proposta al pubblico ha spaziato da finali di campionati nazionali come la eSerie A Goleador a tornei su titoli diversi, tra cui Rainbow Six Siege e Mario Kart su Nintendo Switch, con eventi studiati per coinvolgere tanto i pro player quanto gli appassionati. Il risultato è stato un palinsesto variegato in grado di far convivere competizione ad alto livello e momenti community-oriented, elemento decisivo per trasformare una semplice area gaming in un vero e proprio ecosistema.
Produzione tecnica e complessità di regia
Dietro a un’esibizione che appare “televisiva” c’è una logistica complessa: King Esport gestisce internamente la produzione quando possibile, ma per eventi di grandi dimensioni si affida a partner esterni specializzati in servizi audio, video e luci. Quest’attenzione alla qualità tecnica è fondamentale: durante il COMICON la regia ha coinvolto più di una dozzina di persone per coordinare segnali video multipli e regie complesse, un investimento oneroso ma necessario per offrire un’esperienza professionale. La produzione tecnica diventa così una delle voci di spesa principali per chi organizza eventi esports di alto livello.
Collaborazioni con publisher, broadcaster e brand non endemici
King Esport ha costruito alleanze sia con realtà del mondo videoludico — come Riot Games e Ubisoft — sia con partner sportivi e media, tra cui la Lega Serie A e grandi broadcaster. Queste sinergie dimostrano come sia possibile trovare un linguaggio comune tra il mondo degli eSports e aziende tradizionali: il lavoro consiste nel rispettare l’identità del gioco e al tempo stesso adattare la comunicazione del cliente ai canali più efficaci, come Twitch o X. Il punto chiave è la capacità di non snaturare né il prodotto né il messaggio del brand, costruendo campagne che parlino ai pubblici giusti senza forzature.
Branding e audience: perché le aziende investono
La crescita dell’interesse da parte di settori non endemici — assicurazioni, food, banche — nasce dalla consapevolezza che il pubblico videoludico è vasto e coinvolto. King Esport guida le aziende nella transizione verso piattaforme e linguaggi nuovi, spiegando quali contenuti funzionano e dove posizionarsi per massimizzare l’engagement. Questo lavoro di mediazione è cruciale per attrarre investimenti e rendere sostenibili i circuiti competitivi nazionali.
Struttura del settore, talenti e ruolo della formazione
Nonostante la partecipazione di massa e alcune eccellenze competitive, l’Italia resta indietro dal punto di vista economico rispetto a Paesi come Francia e Spagna, in gran parte per l’assenza di una regolamentazione dedicata. L’incertezza legislativa frena gli investitori esteri e complica l’organizzazione di grandi eventi verticali. Sul fronte dei talenti, la mancanza di campionati nazionali solidi e di un percorso che passi dall’amatoriale al professionismo ostacola la crescita di nuove promesse, anche se in titoli come Brawl Stars e League of Legends alcuni giocatori italiani sono comunque riusciti a emergere.
Scuola e progetti educativi
Per King Esport la scuola può diventare un laboratorio per diffondere cultura videoludica e competenze: progetti di gamification, laboratori per creare videogiochi, e l’integrazione del digitale in percorsi creativi dimostrano concrete possibilità. Strumenti come lavagne digitali e visori VR sono già presenti in alcune scuole e possono essere sfruttati per formare professionalità legate al settore. La sensibilizzazione educativa è vista come leva per modificare la percezione culturale dei videogiochi e per costruire percorsi professionali riconosciuti.
Nel complesso, King Esport si presenta come un attore che lavora su più fronti: produzione tecnica di altissimo livello, format competitivi consolidati come l’Esports Stage e la Brawl Stars Challenger Italy, e progetti orientati alla community e alla formazione. Affinché l’ecosistema italiano possa avvicinarsi ai modelli europei servono però norme chiare, investimenti strutturati e un impegno condiviso tra operatori, publisher e istituzioni per valorizzare talenti e professionalità.



