Negli ultimi anni il paraciclismo italiano ha mostrato segni di crescita che vanno oltre i risultati raccolti in gara: dietro alle medaglie c’è un lavoro tecnico e organizzativo in costruzione. Al centro di questo processo c’è Pierpaolo Addesi, commissario tecnico che guida la nazionale su strada dal 2026 e che dal 2026 ha assunto anche la responsabilità della pista.
Addesi, laureato in scienze motorie e titolare del terzo livello tecnico dal 2018 si avvicina ai cinquanta anni e ha davanti a sé l’obiettivo di trasformare visibilità episodica in sistema stabile, in vista soprattutto delle paralimpiadi di Los Angeles 2028. La nazionali ha recentemente dominato il medagliere ai Campionati Europei con dieci ori un risultato che testimonia profondità e progettualità.
Il successo agli Europei e la costruzione del gruppo giovani
La prestazione agli Europei ha fornito dati concreti: dieci vittorie che hanno portato la nazionale al primo posto del medagliere. Per Addesi questa vittoria non è solo un punto d’orgoglio, ma la base per un lavoro a lungo termine: la selezione e lo sviluppo di un gruppo di giovani atleti pronti a competere alle paralimpiadi di Los Angeles 2028. Il ct sottolinea come la formazione delle nuove leve richieda investimenti continui in allenamento, classificazione medica e opportunità di gara.
Classificazione medica: un sistema che va spiegato
Un tema ricorrente nel discorso di Addesi è il meccanismo di classificazione medica che definisce le categorie paralimpiche: uno strumento fondamentale per garantire equità nelle competizioni, ma che spesso rimane poco chiaro al pubblico e agli stakeholder esterni. Secondo il ct, rendere più trasparente questo processo è essenziale per aumentare la comprensione e l’interesse verso il paraciclismo.
Atleti, guide e storie di eccellenza
Il movimento ha nomi e risultati che raccontano la qualità raggiunta: ci sono atleti come Claudia Cretti protagonista con quattro ori ai mondiali di pista, e altri corridori come Lorenzo BernardAndreoli e Marianna Agostini che gareggia in tandem con Noemi Eremita. Queste coppie e singoli rappresentano la capacità del paraciclismo di offrire carriere agonistiche elevate e momenti di grande visibilità.
Un aspetto interessante è il ruolo delle guide molte arrivano dal circuito del ciclismo elite e trovano nel tandem paralimpico una nuova dimensione agonistica. Questa circolazione di competenze tra i due mondi rafforza il livello complessivo e dimostra che la pratica paralimpica non è un universo separato, ma parte integrante dell’ecosistema ciclistico.
La distanza culturale tra paraciclismo e resto del movimento
Nonostante i risultati, permane una distanza culturale che fatica a colmare il paraciclismo. Addesi denuncia casi in cui squadre continental che hanno atleti paralimpici non ne parlano, sponsor che non colgono l’opportunità commerciale e di immagine, e una copertura mediatica che esplode dopo le medaglie per poi dissolversi in una decina di giorni. Questa alternanza di attenzione ostacola il consolidamento di progetti a medio-lungo termine.
Il ct indica nella Francia un modello praticabile: lì la struttura organizzativa ha saputo mettere a sistema lavoro, risultati e risorse. Per l’Italia la strada è aperta, ma richiede volontà politica, investimenti e un cambio di prospettiva da parte di club, sponsor e media affinché il paraciclismo venga riconosciuto come componente stabile del mondo ciclistico.
Il lavoro di Addesi passa anche per la gestione delle transizioni: trasformare la visibilità data da grandi personalità o da risultati isolati in una rete di supporto tecnico, sanitario e logistico che duri nel tempo. Per raggiungere questo obiettivo servono persone formate, percorsi chiari per atleti e guide, e una maggiore chiarezza sui criteri che regolano le classificazioni e le categorie agonistiche.
In definitiva, il messaggio del ct è chiaro: il paraciclismo ha dimostrato, con dieci ori agli Europei e risultati mondiali come quelli di Claudia Cretti, di poter stare sullo stesso piano tecnico e competitivo del ciclismo convenzionale. Riconoscimento, continuità e comunicazione sono però ancora punti critici su cui lavorare per trasformare l’onda di successi in un movimento stabile e riconosciuto.

