Il Mondiale 2026, con la finale tra Spagna e Argentina, ha lasciato un segno indelebile nella storia del calcio. Non solo per le prestazioni sul campo, ma per le controversie che hanno accompagnato il torneo, trasformandolo in un palcoscenico di interessi politici ed economici.
La telefonata di Donald Trump per rimuovere la squalifica di Folarin Balogun prima della partita tra Stati Uniti e Belgio è stato solo l’inizio. Questo episodio ha messo in luce l’influenza politica sul calcio, con Gianni Infantino, presidente della Fifa, che ha mostrato una subordinazione preoccupante alle pressioni esterne.
Il business del calcio: prezzi esorbitanti e mobilità complicata
Il calcio moderno ha abbracciato il business sfrenato, e questo Mondiale ne è la prova. I prezzi dei biglietti hanno raggiunto cifre folli, con tifosi che si sono spostati in elicottero per raggiungere lo stadio di New York. Gli hangar dell’aeroporto vicino, dedicati ai voli privati, erano sold out. Anche i treni hanno visto un aumento dei prezzi, rendendo difficile la mobilità per chi non poteva permettersi di spendere migliaia di euro.
Infantino ha aggiunto un altro colpo di genio: una conferenza stampa a pagamento delle rappresentanze di Spagna e Argentina. Questo ha ulteriormente evidenziato come il calcio sia diventato un gioco per i ricchi, lontano dal suo spirito originario di sport del popolo.
Il calcio tra potere e sostenibilità
Il ruolo di Infantino come vassallo di Trump e la sua gestione del torneo hanno sollevato molte critiche. Il sistema feudale del calcio, con una catena di ruoli dall’alto in basso, ha mostrato tutte le sue contraddizioni. La pausa per rinfrescarsi è diventata un’occasione per vendere spazi pubblicitari, e il caldo ha tartassato l’evento, nonostante le pause anche nelle partite giocate al fresco canadese.
Infantino ha viaggiato in lungo e largo tra Stati Uniti, Canada e Messico con un aereo gentilmente messo a disposizione dal Qatar, contribuendo alle emissioni nocive. Questo ha sollevato domande sul suo impegno per la sostenibilità ambientale, nonostante gli impegni pubblici della Fifa.
Controversie politiche e arbitraggi discutibili
La questione iraniana è stata gestita in modo controverso. L’Iran non poteva essere escluso dal torneo per motivi bellici, ma è stato messo in condizioni di tornare subito a casa. L’arbitraggio è stato un altro punto dolente, con episodi discutibili che hanno influenzato il corso delle partite.
Il Mondiale 2026 ha anche visto tensioni politiche, con gli Stati Uniti che hanno difeso l’Argentina per lo striscione esposto dopo il match contro l’Inghilterra, rivendicando la proprietà delle Falkland/Malvinas. Questo ha sollevato questioni sul diritto di espressione e sulle interferenze politiche nel calcio.
Un torneo che ha lasciato un segno indelebile, non solo per le prestazioni sul campo, ma per le tensioni che ha riflesso.

