The Sinking City 2 di Frogwares segna un cambiamento radicale nella serie, abbandonando l’avventura investigativa per abbracciare il survival horror. Disponibile da poco, il gioco ci trasporta nelle strade allagate di Arkham dove Calvin Rafferty cerca disperatamente una cura per la sua amata Faye, tra orrori lovecraftiani e misteri insondabili.
Un nuovo approccio al genere
Nonostante la virata verso il survival horror, The Sinking City 2 non rinnega le sue radici investigative. Le indagini diventano funzionali alla sopravvivenza: raccogliere indizi, analizzare documenti e risolvere enigmi permette di ottenere vantaggi concreti, come rune da investire in un albero dei talenti per potenziare le resistenze o le cure del protagonista.
L’esplorazione è fondamentale anche per il nuovo sistema di crafting, essenziale per fabbricare munizioni e medikit. Le risorse scarseggiano e il gunplay, notevolmente migliorato rispetto al primo capitolo, include un arsenale variegato. Questo costringe spesso il giocatore a valutare se affrontare le mostruosità che infestano la città o darsi alla fuga per risparmiare proiettili preziosi.
Lovecraft alla massima potenza
Il luogo in cui questa storia prende forma è Arkham, una scelta che per gli appassionati di Lovecraft ha un peso tutt’altro che marginale. A differenza di Oakmont, città originale costruita da Frogwares per il primo The Sinking City, Arkham appartiene direttamente alla geografia immaginaria dello scrittore di Providence ed è uno dei luoghi ricorrenti del suo universo narrativo, legato a doppio filo alla Miskatonic University e a quella particolare idea di New England in cui, dietro la rispettabilità delle piccole città e delle istituzioni accademiche, si nascondono culti, conoscenze proibite e presenze che l’uomo farebbe meglio a non conoscere.
Frogwares presenta
Combattimenti e gestione delle risorse
La trasformazione di The Sinking City 2 rispetto al primo capitolo è evidente soprattutto quando si prende il controller in mano. Frogwares ha infatti deciso di abbandonare la struttura da avventura investigativa che aveva caratterizzato il gioco, costruendo questa volta un vero e proprio survival horror in terza persona nel quale esplorazione, combattimento e gestione delle risorse diventano i tre elementi attorno a cui ruota l’intera esperienza.
Le indagini che nel capostipite erano molta croce e poca delizia, sono adesso parte di un elemento di gioco più striminzito e opzionale, organizzato secondo il classico palazzo mentale in cui bisogna soltanto creare un collegamento tra i file che hanno una logica concordanza. I collegamenti riusciti danno in premio dei punti da spendere per ottenere dei bonus passivi, utili in particolar modo durante i combattimenti.
Gli ambienti di gioco prendono le distanze da Oakmont, lasciando spazio a una Arkham progettata in maniera più compatta e, soprattutto, attraverso aree interconnesse nelle quali il giocatore può tornare sui propri passi, aprire scorciatoie e raggiungere luoghi precedentemente inaccessibili.
Le risorse hanno un peso concreto, tant’è che munizioni, oggetti e potenziamenti non sono pensati per essere utilizzati senza criterio. In tal senso, il gioco riesce a ricreare con buona maestria quella situazione piuttosto scomoda in cui, entrando in una nuova area, non si sa mai se sia meglio consumare le risorse che si hanno a disposizione per affrontare immediatamente un nemico oppure conservare tutto per qualcosa di peggiore che potrebbe arrivare poco più avanti.
Calvin dispone di armi da fuoco e di attacchi corpo a corpo, oltre alla schivata che si rivela cruciale in qualunque situazione. Tuttavia, a volte i nemici riusciranno a giocare d’anticipo, e complice l’evidente legnosità delle animazioni, possono crearsi situazioni in cui si subiscono danni anche avendo agito in modo diligente.



