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7 Settembre 2026

Le sfide delle allenatrici di pallavolo femminile in Italia e nel mondo

In un mondo dove la pallavolo femminile è molto seguita, scopriamo perché le allenatrici sono così rare e quali ostacoli devono superare

Le sfide delle allenatrici di pallavolo femminile in Italia e nel mondo

La pallavolo femminile è uno degli sport più praticati e seguiti in Italia, ma nonostante ciò, le allenatrici sono una rarità. In occasione degli Europei femminili di pallavolo, dove tutte le 24 squadre partecipanti sono guidate da uomini, emerge chiaramente questa disparità.

La situazione non è diversa fuori dall’Europa, dove nessuna delle nazionali femminili più forti al mondo ha un’allenatrice donna. Questo fenomeno, seppur presente anche in altri sport come il calcio, è particolarmente evidente nella pallavolo, dove la mancanza di figure femminili alla guida delle squadre solleva importanti questioni.

Le testimonianze di chi è in prima linea

Alessandra Campedelli, allenatrice della nazionale femminile della Tunisia e con esperienze in Iran e Pakistan, è una delle poche eccezioni in questo panorama. Secondo lei, uno dei motivi principali della scarsa presenza di allenatrici è la rete di fiducia molto maschile che caratterizza il percorso per allenare ad alto livello.

Campedelli sottolinea come esista un pregiudizio implicito che porta a credere che le donne siano più adatte ad allenare squadre giovanili piuttosto che professioniste. Questo pregiudizio crea un circolo vizioso in cui mancano le opportunità per dimostrare il contrario e acquisire esperienza nei tornei più importanti.

Le difficoltà di conciliare vita professionale e personale

Un altro ostacolo significativo è l’impegno continuo di tempo ed energie richiesto per allenare una squadra ad alto livello. Le trasferte, i ritiri e le partite fino a tarda sera rendono difficile conciliare questa carriera con i doveri di cura della famiglia, che tradizionalmente ricadono sulle donne. Campedelli ha sempre avuto il supporto della sua famiglia, ma riconosce che questo filtro silenzioso elimina molte candidate ancora prima che si presentino.

Le opinioni di esperti e dirigenti

Julio Velasco, attuale allenatore della nazionale femminile italiana, concorda con Campedelli sul ruolo del filtro silenzioso. Velasco ricorda come, quando arrivò in Italia negli anni Ottanta, gli allenatori delle migliori squadre erano tutti della stessa città che allenavano. Oggi, invece, chi vuole allenare deve essere pronto a trasferirsi, il che rappresenta un problema maggiore per le donne.

Giuseppe Manfredi, presidente della Federazione Italiana Pallavolo (FIPAV), osserva che la presenza femminile è rilevante in altri ruoli, come arbitri o organizzatori di eventi, ma questi non richiedono la stessa presenza costante richiesta agli allenatori. Manfredi sottolinea che la qualità delle allenatrici non è in discussione, ma è necessario incoraggiare più donne a intraprendere questa carriera.

Le preferenze delle atlete e i casi virtuosi

Velasco nota che molte giocatrici preferiscono essere allenate da uomini, ritenendoli più semplici da gestire. Tuttavia, Campedelli ritiene che tra atlete e un’allenatrice ci sia una comprensione più immediata, e che vedere una donna al comando possa essere un ulteriore stimolo per loro. Maria Ilaria Donadi, allenatrice della Silvolley di Trebaseleghe, una squadra maschile di A3, conferma di non aver mai percepito distinzioni di genere con i suoi giocatori.

Campedelli racconta che in paesi come l’Iran e il Pakistan, il fatto di essere una donna non è stato un ostacolo, ma anzi ha facilitato la creazione di un rapporto di fiducia con le atlete. Negli Stati Uniti, il sistema universitario offre un percorso strutturato per le allenatrici, partendo dal ruolo di assistente e offrendo molte opportunità per allenare squadre sempre più importanti.

Le iniziative per cambiare le cose

Nel 2025, la Federazione Internazionale di Pallavolo (FIVB) ha lanciato un’iniziativa per incoraggiare le nazionali femminili partecipanti alla Nations League ad avere almeno un’allenatrice nello staff tecnico. Nel torneo di quest’estate, 13 nazionali su 18 hanno effettivamente registrato almeno un’allenatrice, anche se tra queste non c’erano né l’Italia, che è arrivata terza, né la Turchia, la vincitrice.

Manfredi ritiene che misure simili possano aiutare, ma è necessario incoraggiare più donne e ragazze a intraprendere questa carriera. Campedelli sottolinea la necessità di misure concrete per sostenere chi ha responsabilità di cura di altre persone e di un cambiamento culturale più profondo per elevare la leadership femminile, non solo nello sport.

Autore

Andrea Conforti

Andrea Conforti, 46enne torinese dal look casual e naturale, è un analista tattico che trasforma dati e clip in racconti social. Ricorda quando annotò la rimonta al box stampa dello Stadio Olimpico Grande Torino: da quell'appunto nacque la sua linea editoriale, che propugna spiegazioni visive per il tifoso critico. Dettaglio unico: una stagione allenatore under15 al Chieri e ciclista urbano.