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22 Settembre 2026

Capitano svizzero ammette falsificazione del Green Pass

Il capitano svizzero ammette di aver comprato un Green Pass falso e rischia squalifica e inchiesta penale

Capitano svizzero ammette falsificazione del Green Pass

Il mondo del calcio europeo è stato sorpreso da una rivelazione inaspettata: Granit Xhaka, capitano del Sunderland e della nazionale svizzera, ha ammesso di aver acquistato un Green Pass falsificato per poter viaggiare e partecipare alle attività sportive durante la pandemia. La dichiarazione, resa attraverso una storia su Instagram, ha subito generato un’ondata di reazioni sia tra i tifosi che nelle istituzioni calcistiche.

La vicenda non si limita a una semplice dichiarazione di colpa; le conseguenze sono già tangibili. La federazione svizzera ha deciso di escludere Xhaka dalle prossime quattro partite della Nations League mentre la Procura di Lucerna ha avviato un’inchiesta per valutare eventuali reati legati alla falsificazione del certificato vaccinale. Questo episodio riapre il dibattito sul rapporto tra atleti e vaccinazioni, già acceso nei mesi scorsi.

La confessione di Xhaka e le motivazioni personali

Nel messaggio pubblicato, il centrocampista ha spiegato di essere stato “profondamente turbato” dal clima di incertezza che circondava il vaccino anti-Covid. Ha descritto una diffidenza radicata nei confronti dei vaccini, alimentata da paure e dubbi non risolti. “In quel periodo, ho sentito il bisogno di trovare una soluzione rapida,” ha scritto Xhaka, ammettendo di aver optato per l’acquisto di un certificato vaccinale invece di cercare informazioni attraverso gli organi ufficiali.

Il contesto della decisione

Al momento della falsificazione, l’allora giocatore dell’Arsenal era impegnato nella stagione 2022-2023, quando il regolamento dei viaggi e delle partecipazioni alle competizioni richiedeva un documento attestante la vaccinazione. L’ansia per la propria salute e per la possibilità di perdere opportunità professionali lo ha spinto a scegliere la via più semplice, senza considerare le possibili ripercussioni legali. Questa testimonianza evidenzia come la pressione del mondo sportivo possa indurre anche atleti di alto profilo a compiere scelte rischiose.

Le conseguenze sportive e legali

Dopo la confessione, la Svizzera ha reagito in maniera rapida: la federazione ha escluso Xhaka dalla rosa per le prossime quattro sfide della Nations League, comprese le partite disputate contro Macedonia del Nord e Slovenia. Questa sanzione, pur non essendo una sospensione a lungo termine, rappresenta una penalità significativa per il capitano, che perderà visibilità a livello internazionale proprio in un periodo cruciale per le qualificazioni.

Squalifica dalla Nations League

L’esclusione è stata motivata dal rispetto delle norme vigenti che richiedono a tutti i giocatori di possedere un certificato valido. Il Green Pass falsificato di Xhaka ha violato tali regole, costringendo la federazione a prendere provvedimenti per preservare l’integrità della competizione. L’assenza del capitano sarà sentita sia in campo che nello spogliatoio, dove la sua leadership è stata un punto di riferimento per la squadra.

Procedimento penale a Lucerna

Parallelamente, la Procura cantonale di Lucerna ha avviato un’indagine per accertare la presenza di reati penali, quali la falsificazione di documenti e la frode. Se le autorità dovessero ritenere provata la colpevolezza, Xhaka potrebbe affrontare una multa consistente o, in casi estremi, una pena detentiva fino a cinque anni. Al momento, il calciatore ha dichiarato di collaborare pienamente con le forze dell’ordine, sottolineando la volontà di “fare chiarezza” sulla questione.

La vicenda di Xhaka si inserisce in un più ampio dibattito su come gli sportivi gestiscano le proprie scelte sanitarie. Altri nomi di rilievo, come Novak Djokovic e Joshua Kimmich, sono stati citati per aver espresso posizioni critiche nei confronti dei vaccini, anche se senza arrivare a falsificare documenti. L’episodio, tuttavia, mette in luce le implicazioni concrete di decisioni basate su timori e disinformazione, soprattutto quando gli atleti sono sotto i riflettori e le loro azioni hanno un impatto su fan e istituzioni.

Autore

Andrea Conforti

Andrea Conforti, 46enne torinese dal look casual e naturale, è un analista tattico che trasforma dati e clip in racconti social. Ricorda quando annotò la rimonta al box stampa dello Stadio Olimpico Grande Torino: da quell'appunto nacque la sua linea editoriale, che propugna spiegazioni visive per il tifoso critico. Dettaglio unico: una stagione allenatore under15 al Chieri e ciclista urbano.