La Laver Cup 2026 ha trasformato la capitale britannica in un palcoscenico di sport e stile. L’evento, svolto questa settimana a Londra, ha riunito sei tra i migliori giocatori europei, tra cui Carlos Alcaraz e Alexander Zverev e sei rappresentanti del resto del mondo, con un montepremi complessivo di 1,5 milioni di dollari. Nonostante la competizione non attribuisca punti al ranking ATP, l’attrattiva rimane altissima, soprattutto perché, oltre ai duelli sul campo, gli atleti hanno avuto la possibilità di sperimentare un nuovo tipo di spettacolo: la sfilata di moda.
Alcaraz parla del suo nuovo interesse per la moda
Il ventitreenne spagnolo, già sette volte campione del Grande Slam, ha ammesso di aver iniziato a dedicare più attenzione al proprio aspetto. “Sto iniziando a prestare più attenzione alla moda, a come appaio e a come mi vesto“, ha dichiarato, evidenziando una curiosità che va oltre il semplice guardaroba da torneo. “Sono abbastanza giovane per sperimentare cose nuove e cercare di scoprire cosa mi sta meglio“, ha aggiunto, confermando il desiderio di costruire un stile personale riconoscibile anche fuori dal rettangolo di gioco.
Il briefing con lo stylist Jim Moore
Durante la permanenza a Londra, Alcaraz ha trascorso del tempo con Jim Moore storico fashion director di GQ per ricevere consigli su come muoversi in quell’ambiente ancora poco familiare. Il giovane tennista ha raccontato di essere rimasto in silenzio durante una delle conversazioni, gesto che ha colto di sorpresa lo stylist: “Si è stupito e mi ha chiesto se mi stesse piacendo, perché ero rimasto in silenzio cercando di ascoltare tutto quello che diceva“. Alcaraz ha poi definito Moore “uno stylist davvero bravo” e ha sottolineato l’importanza di imparare da professionisti del settore per comprendere meglio il mondo della moda.
Gli outfit della serata di gala
Il momento clou della settimana è stato lo shooting al Old Royal Naval College di Greenwich dove i tennisti si sono trasformati in vere icone di stile. Alcaraz ha indossato un elegante doppiopetto Louis Vuitton nei toni della pietra, dichiarando: “È un mondo che normalmente non esploriamo molto, ma adoro indossare gli abiti eleganti e prendermi il tempo necessario per farlo bene. Sto cercando di vestirmi nel modo più raffinato possibile“. Accanto a lui, Flavio Cobolli ha sfoggiato un completo gessato Brunello Cucinelli con polo bianca, mentre Taylor Fritz ha optato per un classico completo BOSS color crema abbinato a una semplice T-shirt.
Il ruolo di Jim Moore e l’estetica delle squadre
Jim Moore ha curato l’intera estetica delle due squadre, scegliendo abiti dai toni naturali e una linea di occhiali Oliver Peoples. L’obiettivo era quello di enfatizzare la sartorialità senza sovrastare la personalità di ciascun atleta. Alexander Zverev e Alexander Bublik hanno ricevuto cuciture su misura, dimostrando come la moda possa coesistere con la competitività sportiva. Il fotografo Dan Martensen ha catturato questi momenti, sottolineando la naturalezza dei giocatori davanti all’obiettivo e la loro voglia di condividere un legame speciale.
Le parole dei compagni di squadra
Altri atleti hanno espresso la propria opinione sul nuovo look. Cobolli ha confessato: “Mi trovo sempre bene in giacca e cravatta. Mi sento quasi un modello. Forse in un’altra vita avrei fatto quel lavoro, perché mi piace sperimentare e indossare cose diverse. Adoro la moda“. Dall’altra parte dell’Atlantico, Alex de Minaur ha commentato che la combinazione di eleganza e comfort è fondamentale: “Mi piace avere un bell’aspetto, ma il comfort viene sempre prima di tutto“. Queste testimonianze mostrano come la Laver Cup sia diventata un luogo di scambio culturale tra sport e haute couture.
Un futuro da stilista in divenzione
Alcaraz ha concluso ribadendo la sua voglia di approfondire ulteriormente questo percorso. “Gli ho detto che è un mondo nel quale voglio davvero entrare. Sto ancora imparando poco alla volta, ma sto imparando“, ha spiegato. Il suo nuovo look a Londra rappresenta quindi non solo una fase di sperimentazione, ma anche l’inizio di una trasformazione che potrebbe accompagnarlo per tutta la carriera, dentro e fuori dal campo.



