Le accuse contro l’allenatore di una società torinese di pallavolo hanno scosso la comunità sportiva locale. Dopo due anni di indagini condotte dalla procura cinque ex giovani giocatori hanno presentato denuncia contro il tecnico, ora 41enne, sostenendo che egli abbia abusato della fiducia accordatagli per ottenere materiale sessuale esplicito.
Le denunce provengono da ex componenti delle giovanili, allora di età compresa tra i 15 e i 17 anni, che giocavano nella serie C. Il rapporto di soggezione psicologica è stato descritto come elemento centrale della vicenda: il coach, grazie al ruolo di riferimento per i ragazzi e le loro famiglie, sarebbe riuscito a penetrare nella vita privata degli atleti, sfruttando la loro dipendenza emotiva.
Le testimonianze dei cinque ex atleti
Secondo le dichiarazioni raccolte, il tecnico ha iniziato a richiedere foto di nudo con il pretesto di “monitorare lo stato fisico” dei giovani sportivi. Quando le prime richieste sono state soddisfatte, le pressioni sono aumentate, passando a domande più invasive: video di natura sessuale, prestazioni su indicazione e persino atti sessuali da realizzare davanti alla telecamera. Tutti i contenuti venivano poi archiviati sul cellulare dell’allenatore, creando una sorta di “catalogo digitale”.
Il caso del sesto ragazzo
Un ulteriore elemento emerso dall’inchiesta riguarda un sesto giovane, che non avrebbe partecipato a rapporti sessuali ma avrebbe ricevuto materiale pedopornografico dal coach. La pubblicazione di tale materiale sull’apparato digitale del tecnico ha aumentato la gravità delle accuse, configurando il reato di detenzione di materiale illecito.
La dinamica dell’abuso e la risposta legale
L’analisi degli inquirenti evidenzia una chiara escalation dalle prime richieste di foto, passando per i video, fino a culminare in un episodio risalente al, in cui il tecnico avrebbe avuto rapporti a sfondo sessuale con un ragazzo di appena 15 anni. La procura ha sottolineato il ruolo di adulto affidato a cui i minori erano soggetti per motivi di istruzione, ribadendo che la posizione di autorità è stata sistematicamente abusata.
Il difensore dell’indagato, Cesare Mariconda, e il tecnico stesso hanno finora mantenuto il silenzio, senza rilasciare dichiarazioni pubbliche. La pressione ha spinto l’uomo a rassegnare le dimissioni dalla società di pallavolo, segnando un primo passo nella risposta istituzionale alle accuse.
Impatto sulla comunità sportiva e prospettive future
Il caso ha innescato una riflessione più ampia sulla tutela dei minori nello sport. Genitori, dirigenti e federazioni stanno rivalutando i protocolli di monitoraggio e le modalità di comunicazione fra allenatori e atleti, al fine di prevenire situazioni analoghe. Inoltre, le autorità stanno considerando l’introduzione di controlli più severi su chat e dispositivi digitali utilizzati nei contesti sportivi.
Nel frattempo, i cinque ex giocatori hanno espresso la speranza che la giustizia possa fare chiarezza e garantire che simili abusi non si ripetano. La vicenda rimane aperta, con ulteriori indagini in corso per verificare eventuali altri coinvolti e per approfondire le accuse di pedopornografia.



