Nel cuore del triangolo lariano, dove Como, Lecco e Bellagio si incontrano, sorge il colle del Ghisallo. Da Bellagio parte una stradina in salita che, dopo 9,3 km, raggiunge i 758 metri di altitudine, offrendo una pendenza media del 6 %. La via è famosa per essere parte integrante del Giro di Lombardia dal 1919, ma la sua importanza va ben oltre la sola gara.
Il Ghisallo: una salita normale che è diventata leggenda
Dal punto di vista tecnico, la salita non si distingue per lunghezza o ripidezza estrema: è più breve e meno scoscesa rispetto ad altre mete alpine. Tuttavia, il suo ruolo ricorrente nel percorso del Giro di Lombardia le ha conferito un valore simbolico unico. La pendenza varia, alternando tratti più duri a momenti quasi pianeggianti, il che la rende adatta sia a corridori professionisti sia a ciclisti amatoriali che la considerano un pellegrinaggio su due ruote.
Le prime testimonianze storiche
Nel 1919, durante una gara particolarmente piovosa, il campione Costante Girardengo trovò rifugio sotto il portico della chiesa della Madonna del Ghisallo, scrivendo così il primo legame documentato tra la salita e il ciclismo. Da quel momento, la chiesa divenne un punto di riferimento per gli atleti, che spesso si fermavano a pregare o a rendere omaggio alla Madonna del Ghisallo patrona dei ciclisti.
La chiesa di Madonna del Ghisallo: da santuario a museo vivente
Fondata nel 1623, la piccola chiesa sorgeva molto prima dell’avvento del ciclismo. Fu però nel 1947 che il parroco di Magreglio, don Ermelindo Viganò propose al vescovo di Milano di consacrare la Madonna del Ghisallo come protettrice dei corridori. L’archivescovo Ildefonso Schuster inoltrò la richiesta al Papa Pio XII, il quale accettò e, il 13 ottobre 1949, emanò una bolla papale che dichiarava la Madonna patrona dei birota viatores espressione latina tradotta come “viaggiatori su due ruote”.
Nel 1948, una fiaccola di bronzo fu trasportata fino al colle da un corteo automobilistico accompagnato da ciclisti del Giro d’Italia. I due ultimi a pedalare con la fiaccola furono Fausto Coppi e Gino Bartali icone che leggerono l’atto di consacrazione e lasciarono le loro biciclette come primi cimeli della chiesa.
Il tesoro dei cimeli
Oggi la chiesa custodisce una collezione sorprendente: maglie donate da campioni, biciclette storiche, incluso il manubrio di Bartali con l’effigie della Madonna, e oggetti curiosi come un rosario realizzato con una catena di bici o il sasso raccolto da un tifoso colpito dalla ruota di Coppi nel 1953. Il continuo afflusso di donazioni spinse, negli anni ’80-’90, la decisione di costruire un museo adiacente.
Il Museo della Madonna del Ghisallo: il cuore pulsatil del ciclismo mondiale
Inaugurato nel 2006, il Museo della Madonna del Ghisallo si estende su tre piani a pochi metri dalla chiesa. Ospita più di 250 maglie, oltre 120 biciclette e una biblioteca specializzata. Ogni anno accoglie circa 12.000 visitatori, metà dei quali provenienti da altri Paesi, confermando la sua fama di tempio del ciclismo a livello globale.
Tra le collezioni più prestigiose spiccano le maglie rosa del Giro d’Italia, la più antica risalente al 1935. Negli ultimi anni, vincitori come Tom Dumoulin hanno consegnato personalmente le loro maglie al museo, rafforzando il legame tra storia e attualità.
Statue, busti e battiti di campane
Il complesso è arricchito da busti di personalità come Fiorenzo MagniAlfredo Binda i due eterni rivali Coppi e Bartali nonché da monumenti che rappresentano la vittoria e la sconfitta. Una delle sculture più fotografate raffigura due corridori, uno trionfante e l’altro caduto, incorniciata da una targa recante le parole di Bruno Raschi: “Dio creò la bicicletta perché l’uomo ne facesse strumento di fatica e di esaltazione”.
Durante il Giro di Lombardia, le campane della chiesa suonano automaticamente al passaggio dei primi ciclisti in vetta, una tradizione avviata da don Viganò e che ancora oggi segna il momento più atteso della tappa.
Il museo, diretto da Carola Gentilini e sostenuto dalla fondazione di Antonio Molteni continua a raccogliere testimonianze, promuovendo mostre temporanee, presentazioni editoriali e incontri con atleti. La sua esistenza è stata resa possibile grazie al sostegno finanziario della Regione Lombardia, ottenuto grazie all’intervento decisivo di Fiorenzo Magni negli anni ‘70.



