Il Lady Amarena International è tornato a Bologna per la sua settima edizione, raccogliendo al suo bancone otto professioniste provenienti da Austria, Cina, Germania, Indonesia, Italia, Polonia, Spagna e Svizzera. Il concorso, ideato da Fabbri 1905 nel 2015, nasce con l’obiettivo di dare visibilità alle donne in un settore ancora dominato da uomini, promuovendo pari opportunità e riconoscendo il valore del talento al di là di ogni pregiudizio.
Il trionfo di Elina Davidovich e il percorso del concorso
Alla cerimonia di premiazione la polacca Elina Davidovich ha alzato il trofeo, circondata dall’abbraccio caloroso di organizzatori e concorrenti. Il suo cocktail ha saputo coniugare tecnicità e creatività, dimostrando che l’arte della mixology può rompere barriere culturali. Nicola Fabbri, tra i promotori del progetto, ha ricordato che “dal 2015 il premio è diventato una vetrina internazionale, aiutando le ragazze a costruire carriere solide e ispirare altre donne”. Tra le edizioni precedenti spiccano nomi come Cinzia Ferro prima vincitrice, Federica Geirola (Lady Amarena Italia 2021) e Linh Nguyen e Francesca Aste ultime campionesse internazionali.
Inclusione oltre i confini geografici
Il format ha sempre aperto le porte a chi proviene da realtà diverse: in passato anche partecipanti dalla Nigeria e dagli Emirati Arabi Uniti hanno avuto l’opportunità di esibirsi, dimostrando che il bancone può diventare uno spazio di espressione e autonomia in contesti dove le donne raramente accedono a professioni di alto profilo. La diversità delle nazionalità rappresenta per gli organizzatori una prova concreta dell’impatto positivo della competizione sulla percezione globale del ruolo femminile nella bartending.
La storia della mixology: da Jerry Thomas ai cocktail d’avanguardia
L’arte della mixology affonda le radici nei primi decenni dell’800, quando il barman newyorkese Jerry Thomas iniziò a combinare liquori e a creare ricette che divennero subito leggendarie. Da allora la disciplina ha subito una costante evoluzione: le tecniche di miscelazione si sono raffinate, la conoscenza di ingredienti esotici è cresciuta e la figura del barman si è trasformata in quella del mixologist vero alchimista dei sapori.
Oggi il mixologist non si limita a versare alcolici in un bicchiere; produce sciroppi e bitter home-made riscopre ricette storiche e le reinterpreta con un tocco personale. L’uso di materie prime provenienti da ogni parte del globo permette di sperimentare accostamenti inediti, come il gin cocktail arricchito da foglie di aloe o la classica Margarita presentata in un calice dal design moderno.
Il ruolo del vetro nella presentazione
La scelta del contenitore è parte integrante della performance. Collezioni come EsteStone e Lounge offrono silhouette eleganti che valorizzano la resa visiva dei drink. Un bicchiere ben pensato può esaltare aromi, colori e persino la percezione tattile, rendendo l’esperienza del cocktail un vero spettacolo sensoriale.



