Negli ultimi anni la Cina ha trasformato la sua immagine sportiva, passando da una presenza marginale a una vera e propria potenza in discipline tradizionalmente dominate dall’Occidente. Questo cambiamento è stato evidente soprattutto nel tennis dove i risultati individuali si sono uniti a un supporto istituzionale capillare, creando un ecosistema capace di attrarre milioni di nuovi giocatori.
Parallelamente, il tennistavolo sport in cui la repubblica popolare aveva consolidato un monopolio per decenni, sta mostrando segni di cedimento. Gli ultimi tornei internazionali hanno rivelato sorprese inattese, suggerendo che il predominio cinese potrebbe essere più vulnerabile di quanto si pensasse.
Il trionfo di Zheng Qinwen e la rinascita del tennis cinese
La giovane Zheng Qinwen ventidue anni, è stata l’epicentro di una breve ma intensa ondata mediatica quando, partendo dalle qualificazioni, è arrivata ai quarti di finale degli US Open. Il suo nome è stato il più ricercato su piattaforme come Sina Weibo, Xiaohongshu e Douyin, dimostrando l’interesse popolare verso il tennis. Successi analoghi si sono ripetuti a Parigi 2024, dove la finale olimpica ha registrato un picco di share televisivo superiore al 50% a livello nazionale, per poi culminare nella storica vittoria al China Open di Pechino, prima conquista di un titano del tennis nella propria capitale.
Risultati storici e impatto mediatico
Il brusco salto di Zheng è stato catapultato da un contesto già pronto a sostenere nuovi eroi: le imprese della leggenda Li Na due volte campionessa del Grande Slam, avevano già posto le basi della popolarità del tennis in Cina. Oggi, più di 25 milioni di persone praticano il tennis, un incremento del 27% rispetto al 2021, rendendo la Cina la seconda nazione a livello mondiale per numero di praticanti, subito dopo gli Stati Uniti. Questa crescita è stata favorita da una classe media sempre più agiata, che percepisce il tennis come un simbolo di prestigio internazionale e di mobilità sociale.
Il “China Swing”: una stagione di tornei che cambia la mappa del tennis
Da fine settembre a novembre, la Repubblica Popolare ospita il cosiddetto China Swing una sequenza di nove tornei in altrettante città: Shenzhen (finali della Billie Jean King Cup), Chengdu, Hangzhou, Pechino, Shanghai, Wuhan, Ningbo, Guangzhou e Hong Kong. Questa stampa continua di eventi ha permesso di consolidare un circuito ATP e WTA locale, garantendo visibilità costante sia ai fan sia agli sponsor. Michael Luevano, direttore del Rolex Shanghai Masters sottolinea che il tennis soddisfa “tutte le caselle” del mercato cinese: prestigio, longevità, appeal per le famiglie e sostegno governativo.
Gli investimenti statali risalgono agli anni ’90, quando furono create le prime licenze per tornei professionistici e fu avviata una politica di sviluppo di giovani talenti dopo il ritorno del tennis al programma olimpico nel 1988. Queste scelte hanno generato una rete di più di 53.000 campi da tennis, pari all’8,12% del totale mondiale, e hanno spinto oltre 6.000 giocatori registrati a livello nazionale a competere in tornei giovanili e adulti.
Il declino del predominio cinese nel tennistavolo
Il dominio cinese nel tennistavolo però, sta vacillando. Il China Smash 2026, tappa finale del circuito Grand Smash, ha registrato il ritiro improvviso di Wang Chuqin, all’epoca numero uno mondiale, a soli dodici ore dall’inizio della competizione. La sua assenza ha consentito a giocatori di altre nazionalità di scalare la classifica: il top tre maschile non include più alcun atleta cinese per la prima volta dal 1998. Parallelamente, la numero uno femminile Sun Yingsha è stata eliminata al primo turno dalla thailandese Orawan Paranang, segno di una crescente competitività internazionale.
China Smash 2026: sorprese e ritiri imprevisti
Il ritiro di Wang Chuqin è stato seguito da quello di Lin Shidong, il secondo classificato cinese, entrambi con infortuni aggravati durante i recenti Giochi Asiatici. Queste assenze hanno annullato le speranze di una medaglia cinese sia nel singolo maschile sia nel doppio misto, un risultato inusuale considerando che la Cina aveva conquistato 50 ori su 55 nei tornei Grand Smash fino a quel momento. La “strategia delle allevate lupi”, introdotta nel 2009 per far allenare ex campioni a giovani promettenti stranieri, ha ridotto gradualmente il divario di livello, rendendo il tennistavolo più equilibrato ma anche più soggetto a infortuni a causa di un calendario di gare estremamente serrato.
Nonostante il calo nelle classifiche, le atlete femminili cinesi continuano a occupare sei dei primi dieci posti nel ranking mondiale, testimonianza della solidità di un sistema di allenamento ancora tra i più efficienti al mondo. Tuttavia, la pressione di dover partecipare a continui eventi per mantenere alti i punti ha aumentato il rischio di lesioni, creando un circolo vizioso che potrebbe compromettere la prossima generazione di campioni.



