Il francese Gaël Monfils ha annunciato la fine della sua carriera professionistica con un gesto inatteso: ha deciso di ritirarsi prima del previsto, a 40 anni, lasciando il pubblico di casa senza l’atteso ultimo match in capitale. Il Mars 1000 di Parigi, il torneo più importante del suo calendario, si è trasformato in una vera cerimonia di commiato, organizzata nella serata del 3 novembre 2026, prima della sfida tra Rafael Jódar e Casper Ruud.
Il saluto al Masters 1000 di Parigi
Durante la pausa del match di apertura, l’organizzazione ha dedicato una sezione speciale al campione, consentendogli di attraversare il campo sotto gli applausi degli spettatori. Un giro d’onore lo ha accompagnato, affiancato da poche figure importanti del tennis francese: Jo-Wilfried Tsonga, Richard Gasquet, Gilles Simon e Benoît Paire, tutti compagni di viaggio, avversari e amici di lunga data. La presenza di questi volti noti ha sottolineato come la storia di Monfils sia intrecciata con quella di un’intera generazione di tennisti francesi.
Una dedica speciale alla figlia Skai
Il momento più toccante è arrivato quando Monfils ha rivolto lo sguardo alla sua figlia di quattro anni, Skai, confessandole di averle promesso di sostenere il suo sogno di diventare una campionessa di tennis. Con voce emozionata ha detto: «Skai, dedico questo addio a te, il 3 novembre 2026 a Parigi, esattamente otto anni dopo l’inizio della mia relazione con tua madre, e spero che un giorno anche tu diventi una campionessa di tennis». Le parole hanno aggiunto un significato intimo alla cerimonia, facendo emergere il legame tra passato sportivo e futuro familiare.
Carriera, risultati e stile inconfondibile
Il percorso di Monfils si chiude con 13 titoli ATP, due semifinali di Slam e il miglior ranking mondiale raggiunto al numero 6. Le sue vittorie più importanti sono avvenute su superfici dure, a Washington e Rotterdam, ma è il suo stile di gioco a renderlo memorabile: recuperi spettacolari, accelerazioni improvvise, tuffi acrobatici e colpi improvvisi che hanno sempre tenuto alta l’attenzione del pubblico. Il carisma sul campo ha ispirato molti, perfino Roger Federer è stato citato con la frase «Tutti volevamo essere un po’ Gaël Monfils», mentre il giovane Ben Shelton ha riconosciuto che «Sei tu che mi hai fatto venire voglia di giocare a tennis». Queste testimonianze evidenziano l’impatto culturale di Monfils oltre i numeri.
Le motivazioni dell’addio anticipato
In precedenti settimane, il francese aveva spiegato che la rottura con la compagna Elina Svitolina aveva influenzato il suo benessere psicofisico, rendendo difficile mantenere gli allenamenti al livello richiesto. Originariamente aveva programmato di concludere la sua avventura a Parigi, con gli ultimi turni a Lione e nella capitale, ma ha scelto di non scendere in campo dopo la separazione, dichiarando: «Non è la fine che avrei voluto, ma a volte le cose non si controllano». Così, il ritiro anticipato diventa non solo una decisione sportiva, ma un passo necessario per la sua vita privata.
Il ricordo di una carriera lunga più di due decenni, caratterizzata da 590 vittorie in tornei del circuito maggiore, resterà indelebile nella memoria dei tifosi. Il Monfils si ritira lasciando un’eredità di spettacolarità e umanità, dimostrando che la sportività può convivere con la profondità dei legami familiari.



