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6 Luglio 2026

Perché gli Springboks restano dominanti e quali avversari possono insidiarli

Un confronto tra la supremazia attuale degli Springboks e il dominio di George Foreman nel pugilato, con dati su infortuni, risultati e le squadre che possono mettere in crisi il Sudafrica

Perché gli Springboks restano dominanti e quali avversari possono insidiarli

Il dominio attuale del Sudafrica sul palcoscenico mondiale del rugby è spesso descritto con immagini forti: potenza fisica, profondità della rosa e controllo delle fasi statiche. Per inquadrare questo dominio conviene partire da una metafora storica che molte volte ricorre quando si vuole spiegare una superiorità apparentemente inarrestabile.

Nel rugby contemporaneo la squadra guidata da Erasmus appare come un collettivo capace di assorbire assenze eccellenti e continuare a esprimere un livello molto alto; allo stesso tempo permangono interrogativi su chi, concretamente, possa interrompere questo ciclo vincente.

Paragone storico: Foreman, Ali e l’idea di superiorità

Nel 1973, a Kingston George Foreman mostrò una superiorità che pareva impermeabile: alto 1.93 metri e con un peso prossimo a 100 chili, era diventato l’archetipo del peso massimo dominante dopo aver demolito avversari come Joe Roman e Ken Norton. Contro Joe Frazier la sua impressione di invincibilità spinse molti a temere un ko definitivo, tanto che per il match a Kinshasa si attendevano conseguenze pesanti per lo sfidante.

La svolta arrivò però con Muhammad Ali, più anziano di sette anni, che sfruttò tecnica e strategia: lasciò sfogare Foreman nelle prime riprese e lo colpì al momento giusto, infliggendo un ko che interruppe la carriera di Foreman per due anni. Questa storia è utile come metafora per chiedersi se gli avversari degli Springboks possano trovare una risposta simile, cioè una combinazione di resilienza e intelligenza tattica che annulli la loro forza fisica.

Profondità della rosa sudafricana e gestione delle assenze

Uno dei punti di forza dell’attuale South Africa è la vastità del bacino di selezione che consente a Erasmus di assorbire defezioni senza cali drastici nel rendimento. Questo è evidente nelle ultime uscite: contro l’Inghilterra mancavano giocatori chiave come Siya Kolisi ed Eben Etzebeth esclusi poche ore prima del calcio d’inizio, oltre a Lood de Jager rientrato da un lungo infortunio e Sacha Feinberg-Mngomezulu. Anche lo stop precoce di Ox Nchè non ha compromesso la prestazione complessiva, perché i sostituti hanno retto la pressione senza far rimpiangere gli assenti.

Risultati e segnali di solidità

A novembre la squadra sudafricana vinse a Parigi contro la Francia nonostante l’espulsione di Lood de Jager nel primo tempo, segnale della capacità del gruppo di reggere anche in inferiorità numerica. Nel Rugby Championship 2026 i risultati testimoniano però che gli Springboks possono avere giornate in cui subiscono sconfitte: Wallabies e All Blacks li batterono in trasferta ma persero poi nei match di ritorno per 30-22 e 43-10 rispettivamente; quest’ultimo punteggio, a Wellington è la più pesante sconfitta nella storia del rugby neozelandese.

Chi può realmente interrompere il dominio sudafricano?

Tra le nazioni in grado di creare problemi concreti agli Springboks figurano la Francia e la Nuova Zelanda. La Francia dispone di un pacchetto fisico capace di reggere il confronto nelle fasi di mischia e di ali offensive — quando al completo — come Dupont (o Lucu), Jalibert, Bielle-Biarrey e Ramos che possono fare la differenza. Va però ricordato che Les Bleus hanno sconfitto il Sudafrica solo una volta nelle ultime dieci sfide, una statistica che ridimensiona l’ottimismo.

Gli All Blacks anche quando privi di diversi titolari, hanno mostrato un rugby improntato a ritmo elevato, offloads e accelerazioni: elementi che sulla carta possono mettere in difficoltà gli Springboks. Tuttavia il piano neozelandese produce ancora troppi errori, calci di punizione e turnovers, e la difesa deve migliorare: il reparto allenato da Tana Umaga ha evidenziato problematiche, con un tasso di placcaggi mancati del 23% in un test recente contro la Francia una percentuale che rischia di aumentare davanti a giocatori di grande calibro come Kolbe, Arendse, Willemse e Kriel.

Nel calendario ci sono anche test chiave, come i tre incontri del Greatest Rivalry Tour in programma tra fine agosto e inizio settembre, tutti in Sudafrica: appuntamenti che offriranno indicazioni precise sulla reale consistenza degli All Blacks. Intanto Erasmus può godersi la leadership del ranking con oltre tre punti di vantaggio, una corona che per il momento sembra ben salda.

In copertina la presenza di giocatori come Pieter-Steph du Toit ricorda quanto il mix tra esperienza e forza fisica sia centrale nella costruzione della squadra sudafricana: finché questa combinazione reggerà, gli Springboks resteranno il punto di riferimento del rugby mondiale.

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Aggiornato 13:54 CEST
Autore

Ilaria Mauri

Ilaria Mauri, bolognese, decise di seguire il giornalismo sportivo dopo una notte al Dall'Ara durante una partita decisiva: oggi coordina le pagine di competizioni e commenti. In redazione predilige reportage sul campo e conserva il biglietto di quella partita come prova della svolta.