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16 Settembre 2026

Sydney Sweeney e la pubblicità che ha scatenato la protesta delle atlete

Velociste, nuotatrici e ginnaste hanno criticato Sydney Sweeney per uno spot sulle scommesse sportive che, secondo loro, mette in primo piano l'aspetto fisico invece dei risultati atletici.

Sydney Sweeney e la pubblicità che ha scatenato la protesta delle atlete

Un’ondata di indignazione sta travolgendo il mondo dello sport femminile. Atlete di varie discipline hanno unito le forze per protestare contro uno spot pubblicitario che, secondo loro, riduce le donne nello sport a mere icone di sensualità, trascurando i loro straordinari risultati professionali.

Al centro della polemica c’è Sydney Sweeney, l’attrice statunitense già nota per aver suscitato controversie con una precedente campagna pubblicitaria per i jeans. Questa volta, la Sweeney è la testimonial di una campagna per Novig, una piattaforma di scommesse sportive, in cui appare completamente nuda, coprendo le parti intime con attrezzi sportivi.

La protesta delle atlete: da Gracie Kramer ad Ariarne Titmus

La prima a sollevare la questione è stata la ginnasta americana Gracie Kramer, che ha pubblicato sui social un video di un suo allenamento con la didascalia: «Non so cosa stesse facendo Sydney Sweeney, ma ecco come appaiono le donne nello sport». La Kramer ha aperto una breccia, e presto altre atlete hanno seguito il suo esempio.

Tra le voci più critiche c’è quella di Ariarne Titmus, quattro volte campionessa olimpica di nuoto, che ha definito lo spot «un calcio in faccia per ogni donna che ha dedicato la propria vita a perfezionare la propria arte, ma per ogni donna a cui piace lo sport per quello che è veramente».

Lo spot e le critiche: un dibattito più ampio

Lo spot in questione mostra Sydney Sweeney in pose ammiccanti, con attrezzi sportivi come palloni e mazze da hockey a coprire le parti intime. Le atlete critiche sostengono che questa rappresentazione riduce lo sport femminile a un mero spettacolo di sensualità, trascurando il duro lavoro, il sacrificio e i risultati raggiunti dalle atlete.

La polemica non riguarda tanto la nudità in sé, quanto l’uso del corpo femminile come elemento centrale di una campagna che dovrebbe parlare di sport. Le atlete sottolineano che, quando si raccontano le donne nello sport, troppo spesso si finisce per parlare prima del loro corpo e solo dopo di ciò che quel corpo è in grado di fare.

Gli stereotipi dello sport femminile

Il problema non riguarda solo la pubblicità, ma il modo in cui le atlete vengono raccontate, fotografate, intervistate e percepite. Ancora oggi, le donne nello sport devono essere contemporaneamente competitive, potenti e muscolose, ma senza perdere la loro «femminilità». Questo stereotipo è difficile da scardinare e influisce sul modo in cui le atlete vengono rappresentate.

Le atlete non hanno bisogno di essere raccontate come simboli di perfezione o come oggetti da guardare. Hanno bisogno di essere guardate mentre fanno ciò per cui hanno passato anni a prepararsi. La vera rivoluzione è smettere di chiedersi quanto sia bella un’atleta e iniziare a chiederci quanto è stata veloce, quanto ha saltato, quanto ha resistito e fino a dove è riuscita ad arrivare.

La risposta delle atlete: mostrare lo sport vero

In risposta allo spot, molte atlete hanno pubblicato video delle loro gare e allenamenti, contrapponendo la fatica, il sacrificio e la prestazione all’immagine proposta dalla campagna. La Federazione internazionale di nuoto ha rilanciato immagini di atlete impegnate nelle competizioni, mostrando lo sport vero.

Questa protesta ha avuto una forza così grande perché ha ricordato che esiste un altro modo di raccontare le atlete. Non hanno contestato la possibilità di essere sensuali, ma hanno semplicemente ricordato che lo sport femminile merita di essere raccontato per i suoi valori intrinseci: record, vittorie, talento, sacrificio, allenamenti, sconfitte e capacità di rialzarsi.

In un’epoca in cui lo sport femminile sta finalmente conquistando lo spazio e l’attenzione che merita, la vera rivoluzione è mostrare le atlete per ciò che sono: professioniste dedite, capaci e determinate.

Autore

Ilaria Mauri

Ilaria Mauri, bolognese, decise di seguire il giornalismo sportivo dopo una notte al Dall'Ara durante una partita decisiva: oggi coordina le pagine di competizioni e commenti. In redazione predilige reportage sul campo e conserva il biglietto di quella partita come prova della svolta.