La prima fase della America’s Cup 2026 si svolge a Napoli con una serie di regate preliminari dedicate agli AC40. Quattro velisti per barca, due timonieri e due trimmer, competono su una pista caratterizzata da brezze marine e venti provenienti dalle colline di Posillipo. Il clima di festa è accompagnato da una notevole pressione psicologica, perché ogni squadra vuole dimostrare di saper gestire le variabili ambientali prima della Louis Vuitton Cup del prossimo anno.
Le parole dei capitani, raccolte nei giorni di prova, offrono una panoramica dettagliata delle difficoltà e delle opportunità offerte da questo scenario unico. Dalle parole di Andrea Tesei di GB1 alle considerazioni di Nathan Outteridge dell’Emirates Team New Zealand, emerge un quadro ricco di analisi tattiche, incidenti inattesi e collaborazioni inaspettate.
Le condizioni di vento a Posillipo: una sfida per l’adattabilità
Andrea Tesei, alla guida di GB1, ha descritto il vento locale come “una brezza di mare particolarmente irregolare”. A differenza della stabilità di Cagliari, a Napoli la direzione varia da 230° a 270° scivolando lungo la collina di Posillipo e cambiando rapidamente pressione e intensità. Una brezza che sale dalla città calda porta con sé turbolenze che obbligano gli equipaggi a reperire costantemente l’angolo ottimale. “Il campo di regata è davvero divertente, con frequenti cambi di pressione”, ha riaffermato Tesei, sottolineando la necessità di restare sul lato giusto della pressione atmosferica.
Incidente in allenamento e solidarietà tra i team
Il primo giorno di prove è stato segnato da una collisione tra GB1 e il gommone di supporto di Tudor Team Alinghi. Dylan Fletcher, skipper di GB1, ha raccontato l’incidente: “Siamo entrati in collisione con il gommone di Alinghi poco prima della partenza, ma fortunatamente nessuno è gravemente ferito”. Grazie all’aiuto di Alinghi, che ha ceduto il suo foil di riserva, la barca di GB1 è tornata in pista rapidamente. Paul Goodison, capitano di Alinghi, ha evidenziato come la barca stia diventando “più affidabile e veloce ogni giorno”, grazie alle numerose sessioni di allenamento svolte nella capitale campana.
Pressioni, obiettivi e visioni future dei protagonisti
Le dichiarazioni dei leader di squadra mostrano un mix di aspettative e realismo. Nathan Outteridge, allo helm di Emirates Team New Zealand, ha sottolineato la pressione tipica dell’evento, ma ha anche affermato che “lavoriamo duramente per trasformare le aree di miglioramento in risultati concreti”. Peter Burling di Luna Rossa Senior ha aggiunto che il team è “su una curva di apprendimento ripida” grazie a nuove configurazioni, e che ciò rappresenta “un’opportunità incredibile per evolversi”.
Nel frattempo, Quentin Delapierre della La Roche-Posay Racing Team ha ribadito l’importanza della fiducia a bordo: “Il nostro punto di forza è la coesione tra i quattro velisti, e puntiamo a spingere forte questo weekend”. Anche Harry Melges IV di ARC Team USA ha commentato le proprie ferite: “Mi sono rotto il piede, ma la regata richiede più la testa e le mani; il nostro focus è imparare per il grande spettacolo dell’anno prossimo”.
Infine, la giovane formazione di Luna Rossa 2, guidata da Margherita Porro, ha espresso entusiasmo per la presenza femminile su entrambe le barche, sottolineando un messaggio di inclusività nel mondo della vela di alto livello. Hannah Mills di GB2 ha descritto l’ambiente di allenamento come “il miglior riscaldamento possibile” per le squadre Women’s e Youth, con una prospettiva orientata al futuro della America’s Cup.


