La 13ª edizione della Route du Rhum ha vissuto nelle prime fasi momenti drammatici e decisioni tecniche decisive per molti concorrenti. Francis Joyon, al timone del suo trimarano ORMA Ocean nella classe Multiscafi Vintage, ha capsizzato nel Mare Celtico e si è reso necessario un recupero in mare aperto. Intorno alle 23 del 2 novembre lo skipper è stato imbarcato dalla cargo Maersk Columbus e, secondo i comunicati ufficiali della regata, Joyon sta bene. L’incidente è avvenuto a sud ovest dell’Irlanda in condizioni severe, con venti stimati tra i 20-25 nodi e onde attorno ai due metri.
Il soccorso a Joyon e i dettagli del capovolgimento
Secondo la ricostruzione condivisa dagli organizzatori, il trimarano di Joyon si è trovato capovolto in pieno Atlantico; il velista è rimasto sull’imbarcazione per circa otto ore prima di essere recuperato dalla Maersk Columbus. Le immagini aeree hanno permesso di individuare il mezzo e coordinare il soccorso. Dopo l’imbarco, Joyon è stato trasferito verso l’Irlanda per lo sbarco nelle ore successive. Il capovolgimento sembra imputabile a una forte raffica che ha sovraccaricato la barca in quelle condizioni di mare. Nel ricordo delle sue imprese, Joyon è anche vincitore della Route du Rhum 2018 nella categoria Ultim.
Impatto sulle classi e reazioni
La situazione ha prodotto ripercussioni sulla regata: alcuni concorrenti hanno dovuto cambiare rotta o interrompere la corsa per guasti importanti. La vicenda ha rilanciato la consapevolezza dei rischi a bordo durante traversate in solitaria, dove la soglia tra gestione tranquilla e emergenza è sottile: «Il confine tra Va tutto bene e Tutto sta andando a rotoli è molto sottile» è una frase che sintetizza lo stato d’animo a bordo di molti skipper.
Altre avarie e problemi tecnici nella flotta
La serie di guasti e incidenti non si è limitata al caso di Joyon. Tra gli Ultim, Charles Caudrelier ha segnalato un danno al foil di sinistra del suo Maxi Edmond de Rothschild, mentre si trovava a circa 400 miglia nautiche a nord delle Azzorre. Caudrelier ha riferito di essere al sicuro e di aver messo in sicurezza l’appendice, lavorando con il team a terra per valutare la riparazione.
Un altro problema grave ha colpito Anthony Marchand a bordo di Actual Ultim 4, che ha riportato un guasto significativo al timone centrale e ha fatto rotta verso le coste irlandesi in cerca di assistenza. Nei Class40, Quentin Le Nabour ha subito il disalberamento a circa 45 miglia nautiche a sud-ovest delle Isole Scilly, mentre Marco Guerra ha rilevato un’ingressione d’acqua sul suo Imagine’ Act Socomec e si è diretto verso Port-la-Forêt per il controllo dell’imbarcazione.
Ritmi di navigazione e prestazioni
Nonostante i problemi, le velocità in testa sono elevate: il riferimento più netto arriva dagli Ultim con Tom Laperche, che ha coperto 775 miglia nautiche in 24 ore a bordo di SVR Lazartigue. Questi numeri dimostrano come le condizioni meteo e le scelte di rotta continuino a determinare posizioni e rischi: aree di bassa pressione vicino alle Azzorre potrebbero ancora rimescolare le carte e incidere sulle possibilità di recupero e sulla sicurezza delle imbarcazioni.
Tra gli IMOCA, la lotta è altrettanto intensa: Corentin Horeau ha preso la testa con Macsf, mentre Ambrogio Beccaria ha parlato apertamente delle difficoltà incontrate a bordo, sintetizzate nella frase «Onestamente: è dura! Sto iniziando ad avere qualche problema», riferendosi a una falla d’acqua e a inconvenienti che limitano le prestazioni. Anche Boris Herrmann ha guadagnato posizioni, mostrando come la gestione di avarie e strategie di rotta possano cambiare la classifica rapidamente.
La prima finestra temporale della Route du Rhum ha quindi messo in evidenza sia l’eccellenza di percorrenza di chi è avanti, sia la fragilità tecnica che può colpire qualsiasi concorrente. Le prossime ore saranno decisive per verificare lo stato di salute delle imbarcazioni danneggiate e per capire le scelte tattiche che la flotta adotterà in prossimità dei sistemi meteo previsti.



