Giovanni Malagò e Giancarlo Abete si sfidano per la presidenza della FIGC il 22 giugno al Rome Cavalieri Waldorf Astoria di Roma, con assemblea alle 8:30 in prima convocazione e alle 11 in seconda. L’elezione avviene a scrutinio segreto con voto elettronico davanti a 273 delegati di Serie A, Serie B, Lega Pro, LND, atleti e tecnici. Ultimo aggiornamento: 20 giugno 2026.
La corsa è rilevante per gli equilibri del calcio italiano, tra riforme di sistema, sostenibilità e rilancio tecnico. Il recente parere dell’ANAC sul pantouflage ha rimosso l’ultimo ostacolo formale alla candidatura di Malagò, alimentando una dinamica assembleare in cui contano pesi e alleanze tra leghe e componenti.
Assemblea del 22 giugno a Roma e sistema di voto
L’assemblea elegge il presidente con maggioranza assoluta dei voti validamente espressi, mediante voto elettronico a scrutinio segreto. Ogni delegato indica un solo candidato e l’elezione si chiude al raggiungimento della soglia prevista. I 273 aventi diritto provengono dalle società professionistiche e dilettantistiche, dalla componente atleti e da quella tecnica, secondo gli equilibri statutari della Federazione.
La Lega Nazionale Dilettanti incide in modo significativo sul totale, con un peso indicato al 34% dei voti, elemento potenzialmente decisivo in una contesa serrata. In caso di voto ravvicinato, la distribuzione delle preferenze tra i blocchi può risultare determinante quanto il numero complessivo dei delegati presenti e votanti.
Parere Anac sul pantouflage e reazioni dei candidati
L’ANAC ha chiarito che la disciplina sulle incompatibilità successive del pantouflage non si applica alla carica di presidente della Figc, escludendo l’incarico dal novero delle collaborazioni o impieghi incompatibili. Il parere è arrivato quattro giorni prima del voto, consentendo a Malagò di correre senza vincoli residui. «Ho appreso con soddisfazione il parere dell’Anac», ha dichiarato, aggiungendo che il responso «conferma esattamente quello che da subito ho sostenuto».
Malagò ha riferito di essersi confrontato con numerosi esperti sul tema: «Undici soggetti titolati hanno ritenuto che non ci fossero problemi di eleggibilità. Non mi sento di aggiungere altro». Con lo scoglio formale superato, l’attenzione si è spostata sugli schieramenti in assemblea e sulle priorità di governo federale a inizio mandato.
Sostegni, neutralità e pesi dei blocchi
Malagò ha raccolto il sostegno di larga parte delle componenti professionistiche: Lega Serie A e Lega Serie B si sono espresse a favore, così come le associazioni di allenatori e calciatori. La Lega Pro ha mantenuto una posizione di neutralità, puntando a valutare i programmi più che le persone, mentre la LND rappresenta il bacino più consistente in termini percentuali e costituisce la base primaria di Abete.
Il quadro suggerisce un vantaggio politico per Malagò, ma la presenza di una componente dilettantistica coesa e numericamente influente tiene aperti gli equilibri. L’esito dipende dalla compattezza dei blocchi e dall’affluenza in sala, con margini che possono oscillare fino all’ultimo scrutinio.
Programmi a confronto e nodo commissario tecnico
Malagò ha proposto una visione di sistema che individua la Serie A come motore dell’intero movimento, con la Federazione nel ruolo di garante dell’interesse generale. Le sue priorità includono licenze nazionali collegate a investimenti nei vivai, sviluppo del calcio femminileammodernamento degli impianti e sostenibilità economica. «La Federazione deve accompagnare la Serie A senza invadere l’autonomia della Lega», ha spiegato.
Abete ha concentrato il programma su riforma dei campionati e filiera della formazione. «Formare di più, formare meglio e formare tutti non è sufficiente: serve formare in modo progressivo, coerente e radicato nel campo», ha detto, riconoscendo le difficoltà oggettive di una riforma complessiva. Sul piano tecnico, tra le prime decisioni del nuovo presidente rientra la scelta del commissario tecniconelle valutazioni circola il nome di Roberto Mancini, con l’indicazione che il nuovo Ct «deve fare un atto d’amore per il calcio italiano».



