Il rugby femminile italiano è in una fase di transizione. Dopo un periodo di crescita post-pandemia, il movimento affronta sfide significative ma anche nuove opportunità. Le atlete stanno dimostrando grande determinazione, ma il percorso è ancora in salita.
Le migliori giocatrici italiane spesso scelgono di giocare all’estero, il campionato nazionale ha perso livello e squadre storiche come le Furie Rosse di Colorno hanno dovuto chiudere. Tuttavia, la nazionale femminile continua a ottenere risultati lusinghieri, superando persino quelli della controparte maschile.
Le Linci di Milano: un progetto innovativo
Milano è un punto di riferimento per il rugby femminile italiano. Il Cus Milano vanta la primogenitura del rugby femminile, con una squadra in Serie A Élite e un’altra in Serie A. Il presidente Sergio Vicinanza ha dichiarato: ci sono 200 ragazze tesserate, il più alto numero in Italia.
Tuttavia, il progetto delle Linci Rugby Club Milano, nato con grandi ambizioni, ha incontrato difficoltà. Nonostante un ottimo inizio e la promessa di un quadriennale per lo staff tecnico, problemi economici e tensioni con la Federazione hanno compromesso il percorso della squadra. Le giocatrici, un mix di esperienze da Cus Milano, Monza e Amatori Milano, hanno dimostrato grande coesione e determinazione.
Le parole delle atlete
Greta Petese, una delle fondatrici del Rugby Monza, ha sottolineato una differenza fondamentale tra rugbisti e rugbiste: Alle femmine l’aggressività non serve, è controproducente. Noi siamo più sottili, determinate, dobbiamo lavorare per obiettivi.
Alice Margaret Ratcliff, apertura delle Linci, ha condiviso la sua esperienza: Se una donna brama qualcosa e le fai capire come ottenerla, non smetterà di impegnarsi finché non l’ha conquistata. Nonostante le difficoltà, le Linci continuano a lavorare per costruire un futuro solido, cercando partner locali e collaborando con la Teodolinda Academy per l’obbligatorietà delle giovanili.
Il ruolo delle istituzioni
Le istituzioni, sia federali che locali, hanno un ruolo cruciale nello sviluppo del rugby femminile. Paolo Ricci Bitti ha teorizzato che le donne non solo ampliano il target, ma portano un mercato completamente nuovo. In Nuova Zelanda, durante i mondiali femminili del 2026, il 50% del pubblico non aveva mai assistito a una partita di rugby dal vivo.
Tuttavia, la Federazione Italiana Rugby (FIR) è spesso vista come un’entità poco empatica. Le atlete chiedono maggiore sensibilità e supporto, soprattutto in momenti critici come la chiusura di squadre storiche o la gestione di problemi economici. La FIR, con i suoi progetti di sviluppo e un budget tra i più alti in Italia, potrebbe fare di più per sostenere il movimento femminile.
Il rugby femminile italiano è a un bivio. Le atlete, con la loro determinazione e passione, stanno tracciando un percorso di crescita. Le istituzioni devono fare la loro parte per sostenere questo movimento e permettere alle Linci e ad altre squadre di raggiungere i loro obiettivi.



