Il rugby femminile italiano ha vissuto una stagione intensa con le Linci Rugby Club di Milano. Tra ambizioni di promozione e controversie gestionali, la storia di queste atlete merita di essere raccontata nel dettaglio.
Nell’ultima settimana di luglio, un articolo ha acceso un dibattito tra lettori, addetti ai lavori e protagoniste. Da una parte, un gruppo di ragazze che ha scelto la via dell’autogestione per continuare a giocare insieme; dall’altra, un lato oscuro della gestione 2026/2026 che richiede ulteriori chiarimenti.
Le ambizioni e i finanziatori del progetto Linci
Le Linci Rugby Club di Milano sono nate con l’obiettivo ambizioso di raggiungere la promozione in Elite nel giro di quattro anni. Il progetto è stato presentato nel maggio del 2026 nel salone dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia a Milano da Ludovico Guarneri, uno dei principali finanziatori. Guarneri ha parlato di un progetto che puntava non solo alla promozione in Elite, ma anche ai playoff scudetto.
Tuttavia, le ambizioni sono state frenate da un requisito regolamentare fondamentale: l’obbligatorietà delle categorie giovanili. La FIR ha rigettato la richiesta di deroga presentata dalle Linci, portando a un ridimensionamento del progetto. Guarneri ha spiegato che “nel momento in cui la FIR non ha accettato la deroga sull’obbligatorietà delle giovanili per partecipare ai playoff, tutto il discorso è finito e non c’erano più i presupposti per continuare”.
Le controversie gestionali e le testimonianze
La stagione 2026/2026 è stata segnata da diverse controversie gestionali. Simon Picone, ex nazionale azzurro e allenatore dell’attacco delle Linci, ha raccontato di aver lavorato a gettone e di aver ricevuto pagamenti regolari per gran parte dell’anno. Tuttavia, a un certo punto, alcune giocatrici e allenatori sono stati lasciati a casa senza una comunicazione formale.
Picone ha espresso dispiacere sia per la questione economica che per la negligenza nel comunicare le sorti della società. La questione contrattuale riguarda anche altri membri dello staff, che si sono visti concludere il rapporto di collaborazione dall’oggi al domani, nonostante accordi pluriennali con la società Erinni 2013.
Le testimonianze delle giocatrici
Alice Ratcliff, una delle giocatrici delle Linci, ha raccontato di essere rimasta spiazzata dalla grande solidarietà e tifo del movimento, ma anche dal polverone che si è alzato. “Non serve né alla nostra causa né ad aiutare il rugby femminile”, ha affermato Ratcliff. Ha ribadito che agli allenatori, a parte verso fine anno, non è mai mancato nulla, tranne una comunicazione trasparente sull’obbligatorietà delle giovanili.
Secondo diverse testimonianze raccolte, le giocatrici sarebbero venute a conoscenza del requisito delle giovanili solo alla vigilia dei playoff. Guarneri ha dichiarato di non aver chiuso tutto e subito, ma di aver continuato perché le ragazze volevano proseguire da sole. Max Tarocco è rimasto come presidente, mentre sono stati cambiati diversi elementi del consiglio del club, inserendo alcune giocatrici.
La risposta del CUS Milano
Il CUS Milano ha risposto alle critiche mosse loro in un articolo precedente, affermando che “la nascita delle Linci sia stata una naturale risposta a presunte criticità del CUS Milano”. In una lettera aperta, il CUS Milano ha sottolineato i propri investimenti nel rugby femminile, arrivando ad avere il più alto numero di tesserate in Italia, due squadre seniores nei massimi campionati nazionali e un settore giovanile di successo.
Il CUS Milano ha anche evidenziato di aver avuto undici atlete convocate nelle rappresentative nazionali nell’ultima stagione, grazie a investimenti economici, organizzativi e umani molto importanti. La lettera conclude affermando che la realtà è molto diversa da quanto riportato e che il CUS Milano continua a investire nel rugby femminile con continuità.
Le Linci Rugby Club di Milano rappresentano un caso emblematico delle sfide e delle opportunità del rugby femminile in Italia. Tra ambizioni di promozione e controversie gestionali, la storia di queste atlete riflette le complessità di un movimento in crescita.



