Una lettera datata 25 giugno indirizzata al presidente David Lappartient ha formalmente richiesto la sospensione immediata della licenza della squadra UAE Emirates XRG. La missiva, firmata da FairSquareSudan UnlimitedChristian Solidarity Worldwide e il Bahrain Institute for Rights and Democracy solleva accuse che intrecciano sport, politica e diritti umani alla vigilia di importanti appuntamenti ciclistici come l’UAE Tour 2026 vinto da Isaac del Toro. Il testo mette in luce legami economici diretti tra la squadra e istituzioni degli Emirati e denuncia il presunto coinvolgimento dello Stato emiratino nel sostegno alle Rapid Support Forces (RSF) attive in Sudan.
Accuse sui rapporti finanziari e sponsorizzazioni
I firmatari affermano che la formazione è sostanzialmente sotto il controllo politico e finanziario dello Stato emiratino e ricordano che la stessa squadra si è definita un “simbolo del successo sportivo degli Emirati”. Tra gli sponsor principali citati nella lettera figurano Emirates e XRG entrambi collegati agli emirati di Dubai e Abu Dhabi con il supporto di First Abu Dhabi Bank e E&. L’argomentazione centrale è che questi legami trasformerebbero la squadra in uno strumento di immagine per lo Stato, rendendo problematico il mantenimento di una licenza internazionale sotto l’egida dell’Unione Ciclistica Internazionale (UCI).
Riferimenti a sponsor e contractor
La lettera richiama anche la presenza, nel 2017, di International Golden Group tra gli sponsor fondatori della squadra: un contractor militare che era già stato segnalato da un panel di esperti dell’ONU per forniture di armi a gruppi armati in Libia. Inoltre viene citata un’indagine del 2026 attribuita a una nota testata internazionale che lega lo stesso contractor a deviazioni di armamenti verso il Sudan.
Allegazioni sulle azioni militari in Sudan e dati sulle vittime
I firmatari sostengono che gli Emirati siano il principale sostenitore finanziario e fornitore di armamenti delle Rapid Support Forces le quali sono accusate dall’ONU di crimini durante la presa di El-Fasher nel Darfur definita nella lettera come un episodio che porterebbe “il marchio del genocidio”. Secondo le cifre richiamate nella comunicazione, il conflitto avrebbe determinato oltre 150mila morti e costretto più di 30 milioni di persone a dipendere dagli aiuti umanitari.
Stime e paragoni storici
La lettera cita le valutazioni di Nathaniel Raymond direttore dello Yale Humanitarian Research Lab secondo cui soltanto nelle settimane della presa di El-Fasher le vittime potrebbero essere state tra le 30mila e le 100mila un ritmo di uccisioni che Raymond definisce senza precedenti dal genocidio del 1994 in Ruanda. Viene inoltre richiamato un rapporto di Human Rights Watch del maggio 2026 che segnala l’impiego di contractor militari colombiani a fianco delle RSF, sempre con il sostegno attribuito al governo emiratino.
Avvertimenti internazionali e contestazioni a politiche precedenti
Fra i documenti citati nella lettera figura anche un avvertimento del Consiglio di Sicurezza dell’ONU del 20 giugno che segnalava il rischio di nuove atrocità di massa nella città di El Obeid. I firmatari collegano questi elementi a un quadro più ampio di responsabilità, chiedendo non solo l’immediata sospensione della licenza di UAE Emirates XRG ma anche una revisione complessiva delle procedure UCI per l’assegnazione delle licenze. Nel richiamare il precedente della squadra Bahrain Victorious legata al governo del Bahrain, la lettera ricorda una richiesta di chiarimenti del 2019 e la risposta dell’UCI che aveva giudicato alcune questioni come esterne alla competenza della sua commissione etica.
Il direttore di FairSquareNick McGeehan è citato nella lettera con una critica al modello economico del ciclismo, basato sugli sponsor, che a suo avviso favorirebbe le operazioni di immagine dei regimi autoritari e avrebbe trasformato la corsa più importante in un’occasione di promozione per uno Stato ritenuto collegato a gravi violazioni dei diritti umani. Al momento non risulta una risposta pubblica ufficiale dell’UCI alla richiesta del 25 giugno.



