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8 Luglio 2026

L’evoluzione del ciclismo attraverso gli occhi di Francesco Moser

Francesco Moser, icona del ciclismo, racconta la sua doppia vita tra pedali e vigne, condividendo ricordi e opinioni sullo sport moderno

L'evoluzione del ciclismo attraverso gli occhi di Francesco Moser

Francesco Moser, nome leggendario del ciclismo, accoglie i suoi ospiti con i vini della sua produzione, in un’atmosfera che unisce sport e tradizione enologica. La Locanda Maria Vittoria fa da cornice a una serata in cui le due grandi passioni del campione trentino prendono vita.

Tra un bicchiere di vino e un piatto della cucina locale, Moser si lascia andare a racconti e riflessioni che spaziano dal suo glorioso passato sportivo alla sua attuale vita tra i filari di viti.

Ciclismo: la fatica e la passione

Quando gli si chiede quale delle sue due passioni sia più faticosa, Moser non ha dubbi: “Il ciclismo è lo sport più duro che si possa praticare” afferma con convinzione. Ricorda le tappe più impegnative, come la Lombardia corsa sotto una pioggia battente e con un freddo pungente. “Noi stavamo in bici persino sette ore nelle tappe più dure” racconta, sottolineando la resistenza richiesta da questo sport.

Il confronto con la produzione di vino è inevitabile. “È proprio tutto un altro ambiente” ammette Moser, riconoscendo di aver avuto più successi con la bicicletta che con le vigne. Tuttavia, la passione per il vino è radicata nella sua famiglia: “Noi in mezzo alle vigne ci siamo nati” racconta, parlando della tradizione familiare iniziata dal padre.

Dalla bicicletta alle vigne: una vita tra due passioni

La vita di Moser ha visto un’evoluzione significativa dopo il ritiro dalle competizioni. “Solo quando ho smesso di correre ho comprato il Maso Villa Warth sopra Trento” spiega, descrivendo la ristrutturazione della proprietà che ora include alloggi, cantine e un museo dei suoi trofei. La gestione dei vigneti è un’impresa complessa, che richiede impegno e passione.

Oggi, Moser si dedica alla campagna, coordinando il lavoro degli operai e rinnovando periodicamente i filari. “Le mani sul vino però non ce le metto” confessa, lasciando il lavoro tecnico ai professionisti. Nonostante la fatica, la passione per la terra e per il vino rimane viva.

Pedalare ancora: la passione che non tramonta

Anche se ufficialmente in pensione, Moser non ha abbandonato la bicicletta. “Porto i turisti in bici, soprattutto d’estate” racconta, spiegando come ora preferisca l’e-bike per affrontare le salite. “A 75 anni compiuti di fatica ne ho fatta abbastanza” ammette con un sorriso, ricordando la sua partecipazione alla pedalata Mediolanum del Giro d’Italia.

Ricordi e riflessioni sul ciclismo moderno

Moser riflette sul cambiamento del ciclismo nel corso degli anni. “Oggi il ciclismo è soprattutto tecnologia” afferma, sottolineando come la gestione delle squadre, la preparazione e l’alimentazione siano evolute significativamente. Ricorda con nostalgia i suoi tempi, quando la fatica era palpabile e i risultati frutto di un impegno costante.

Tra i ricordi più vividi, la cronosquadre del 1983 a Mantova, dove un incidente meccanico rovinò le speranze di vittoria. “Potevamo vincere, invece dopo pochi chilometri dal via deragliò il nostro treno” racconta, descrivendo l’incidente che costò alla sua squadra preziosi minuti.

Moser esprime ammirazione per i giovani talenti come Pogacar che secondo lui vincerà il Tour de France grazie alla sua straordinaria forza e resistenza. Ricorda con affetto anche Merckx il leggendario “Cannibale” con cui ha corso e che ha dominato il ciclismo per un decennio.

Il record dell’ora e il futuro del ciclismo

Tra i suoi maggiori successi, Moser ricorda il record dell’ora a Città del Messico, che ha dato il nome al suo spumante. “È un primato difficilmente battibile” afferma, riconoscendo la prestazione mostruosa di Filippo Ganna l’attuale detentore del record. “Non basta certo montare un dente in più” conclude, sottolineando l’importanza delle gambe in questo sport.

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Spagna
Aggiornato 21:00 CEST
Autore

Ilaria Mauri

Ilaria Mauri, bolognese, decise di seguire il giornalismo sportivo dopo una notte al Dall'Ara durante una partita decisiva: oggi coordina le pagine di competizioni e commenti. In redazione predilige reportage sul campo e conserva il biglietto di quella partita come prova della svolta.