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18 Luglio 2026

Tour de France 2026, tappa 14: salite dure e finali selettivi nei Vosgi

La quattordicesima tappa del Tour de France 2026 nei Vosgi propone 140 km con 3.800 metri di dislivello: salite come il Grand Ballon, il Ballon d'Alsace e il Col du Haag possono decidere la classifica, con Pogacar sempre al centro dell'attenzione e molti scalatori pronti a cercare il successo di tappa.

Tour de France 2026, tappa 14: salite dure e finali selettivi nei Vosgi

La 14a tappa del Tour de France 2026 rimane interamente nei Vosgi e si presenta come una prova dura e articolata: circa 140 km ma con un accumulo di 3.800 metri di dislivello una combinazione che promette selezione e movimenti tattici decisi. La giornata alterna salite lunghe e irregolari, tratti di falsopiano e discese tecniche, con un finale che può amplificare i distacchi se i corridori arrivano con le energie al lumicino.

Profilo della tappa: Grand Ballon, Col du Page e Ballon d’Alsace

Dopo una prima fase di circa 8 km in piano la corsa affronta una breve rampa al 2-3% che conduce al traguardo volante di Wattwiller, appena prima della lunga ascesa al Grand Ballon. Questa salita misura formalmente 21,7 km con una pendenza media dichiarata del 4,8%, ma la cifra è falsata da discese intercalate: si passa infatti per il Col de Herrenfluh (8,4 km al 6,5% con punte al 9%), una breve discesa e il ripido Hartmannswillerkopf (1,3 km al 6,5% con picchi al 10%). La parte finale del Grand Ballon è la più dura: gli ultimi 6,6 km sono mediamente al 7,7% con tratti al 10%.

Seguirà una discesa lunga 25 km, quindi altri saliscendi: si risale verso il Col d’Oderen (6,7 km al 5,8%, max 11%), si scende per 1,3 km e si affronta il breve ma impegnativo Col du Page (1,6 km all’8,5%, con punte al 10%). Dopo una discesa insidiosa e 5 km in fondovalle la strada sale nuovamente al Ballon d’Alsace (8,9 km al 6,9%, max 9%), già percorso in una tappa precedente.

I tratti intermedi e la preparazione alla salita finale

Dal Ballon d’Alsace la discesa è tecnica e ripida: la corsa si stabilizza in valle per una dozzina di chilometri prima degli strappi finali al Col du Schirm (3,5 km al 5,6%, max 10%) e al Col de Hundsruck (3,6 km al 5,3%, max 8%). Un tratto di 7 km relativamente pianeggiante è l’ultima parentesi di relativa calma prima dell’ultima asperità.

Il Col du Haag: versante nascosto e passaggi decisivi

La salita conclusiva è il Col du Haag il versante più severo e meno conosciuto del Grand Ballon: in totale 11,4 km con una pendenza media del 7,2% ma caratterizzata da tratti estremamente irregolari. Dopo 400 metri relativamente facili inizia un segmento molto impegnativo di 3,7 km al 9,1% (massimo 13%), seguito da una breve discesa e dall’ultimo tratto di 6,1 km all’8,1% con numerosi spezzoni in doppia cifra e punte fino al 14% negli ultimi 1.700 metri. Se un corridore perde terreno in questa fase rischia di non recuperare: gli ultimi 6 km contengono ancora alcuni tratti pedalabili ma possono servire a trasformare pochi secondi in distacchi significativi.

Favoriti, dinamiche di classifica e possibili scenari

Al vertice della generale resta centrale la figura di Tadej Pogačar (UAE Team Emirates-XRG), indicato come il riferimento principale su salite di questo tipo. Dietro di lui la classifica è ancora fluida: Jonas Vingegaard (Visma | Lease a Bike) è secondo a 3’36”; a breve distanza, raccolti in poco più di 1’30”, ci sono corridori come Remco EvenepoelTom PidcockJuan Ayuso Paul Seixas, Florian Lipowitz e Isaac del Toro, alcuni dei quali competono anche per la maglia bianca.

Alle spalle dei favoriti si schierano outsider in grado di animare la fuga o tentare attacchi da lontano: tra questi figurano Egan Bernal Ilan Van Wilder e Tobias Halland Johannessen. La struttura della frazione, con salita lunga già dopo pochi chilometri, rende difficile il successo di una fuga che parta troppo presto, ma la qualità degli uomini all’attacco potrebbe cambiare gli equilibri.

Corridori da attenzione e opportunità di tappa

La tappa è ideale per scalatori fuori classifica che vogliono centrare una vittoria: nomi come Richard Carapaz Thymen Arensman, Antonio Tiberi, Damiano Caruso, Michael Storer e altri hanno le qualità per provarci. Nelle prime fasi si sono mossi corridori con esperienza in fughe come Georg Zimmermann, Romain Grégoire, Kévin Vauquelin, Marco Frigo, Alex Baudin e Ben Healy, che potrebbero nuovamente cercare di fare la differenza.

La partenza è fissata alle 13:30 e l’arrivo è previsto tra le 17:30 e le 18:00. La tappa sarà visibile in chiaro su Rai 2 e integralmente su Eurosport e Discovery+, con finestre di trasmissione che coprono la maggior parte del pomeriggio.

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Argentina
Aggiornato 18:00 CEST
Autore

Francesca Lombardi

Francesca Lombardi, fiorentina, prese appunti tecnici dal primo box di un circuito toscano e da allora firma approfondimenti sui motori. In redazione sostiene un approccio metodico alle prove su pista, cura il format 'tecnica e cronaca' e conserva i fogli di appunti del debutto tecnico in autodromo.