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8 Giugno 2026

Roland Garros 2026: Zverev batte Cobolli e conquista il primo Slam

Dopo anni di attesa, Alexander Zverev ha finalmente sollevato il trofeo del Roland Garros, battendo Flavio Cobolli in una finale emozionante e combattuta.

Roland Garros 2026: Zverev batte Cobolli e conquista il primo Slam

Il sogno di Alexander Zverev si è finalmente realizzato. Dopo anni di delusioni e occasioni mancate, il tennista tedesco ha conquistato il suo primo titolo del Grande Slam, battendo Flavio Cobolli nella finale del Roland Garros 2026 con un punteggio di 6-1, 4-6, 6-4, 6-7, 6-1.

Una vittoria che arriva al termine di una partita durissima, nella quale Zverev ha dovuto fare i conti non solo con l’avversario, ma anche con i crampi e una tensione emotiva enorme. In conferenza stampa, il tedesco ha ammesso senza giri di parole: “Avevo i crampi. Stavo lottando un po’ fisicamente, anche se non credo fossero crampi fisici. Penso fossero più mentali”.

La battaglia mentale di Zverev

Zverev ha insistito molto sul carattere mentale della sua crisi nel quarto set. “Ero molto contratto, molto emotivo, anche un po’ instabile”ha raccontato, spiegando come proprio quella difficoltà gli abbia permesso di cambiare atteggiamento nel parziale decisivo.

Il tedesco ha poi ammesso che il quinto set è nato quasi da una liberazione interiore“Non potevo più concentrarmi sull’essere teso, dovevo lasciarmi andare”. Da quel momento ha iniziato a colpire con maggiore decisione, ritrovando la pesantezza di palla che aveva fatto la differenza nelle due settimane parigine.

Il peso della vittoria e il simbolo del Philippe-Chatrier

Un altro passaggio molto forte riguarda il peso che avrebbe avuto un’eventuale nuova sconfitta in finale Slam. Zverev non lo ha nascosto: “Se avessi perso anche questa, la fiducia in me stesso sarebbe scesa molto”. Il successo, invece, gli ha dato una convinzione nuova: “Ora sento di poterlo fare di nuovo”.

Il campione tedesco ha parlato anche del valore simbolico del Philippe-Chatrierun campo che per lui racchiude gioie e ferite. “Sono stato sdraiato su questo campo con un infortunio senza sapere se sarei mai tornato”ha ricordato, riferendosi al grave problema alla caviglia del 2026. Poi la finale persa e, finalmente, il trionfo: “Quei ricordi non sono cancellati, ma questo li supera tutti”.

La gioia di un sogno realizzato

Il quinto set è poi diventato il manifesto della sua reazione. Zverev ha ritrovato aggressività, lucidità e profondità, chiudendo la partita e lasciandosi andare a un’emozione a lungo trattenuta. “Sono felice di essere seduto accanto a questo bellissimo trofeo per la prima volta”ha detto davanti ai giornalisti.

Il successo assume un significato ancora più forte se rapportato al percorso degli ultimi anni. Zverev ha ricordato quanto fosse lontano da un momento simile appena pochi mesi fa, dopo una stagione complicata e segnata da problemi fisici e tennistici. “L’anno scorso è stato uno dei momenti più difficili della mia carriera. Quest’anno è uno dei momenti più felici”ha dichiarato.

Il tedesco ha poi ripreso una frase che aveva pronunciato in passato: meglio essere “il peggior giocatore ad aver vinto uno Slam” che il migliore a non averne mai vinto uno. E oggi, con il trofeo accanto, quella pressione non esiste più: “Se qualcuno pensa che io sia il peggior giocatore ad aver vinto uno Slam, non potrebbe importarmene di meno”.

Per Zverev si tratta anche di una pagina storica per il tennis tedesco. “Credo sia la prima volta che un tedesco vince il Roland Garros nella storia, nel maschile. È un trofeo molto importante per la Germania”ha sottolineato, aggiungendo poi con un sorriso: “A dire il vero sono già un po’ ubriaco, quindi mi ripeto più del solito”.

Ma il passaggio più significativo riguarda il peso che questa vittoria potrà avere sul suo futuro. Zverev sa bene quanto il mancato trionfo Slam fosse diventato una sorta di etichetta difficile da togliersi. Ora, invece, cambia tutto: “Qualunque cosa accada, sarò sempre un campione Slam e nessuno potrà portarmi via questo”.

Il tedesco ha ammesso che questa vittoria potrebbe dargli maggiore libertà mentale nei prossimi appuntamenti importanti: “Forse la mia mente sarà un po’ più calma quando giocherò una finale. Anche se dovessi perderla, resterò comunque un campione Slam”.

Il momento più intenso è arrivato dopo il match point, quando Zverev è caduto a terra sul Philippe-Chatrier. In conferenza ha raccontato di non aver subito realizzato di aver vinto: “All’inizio non credevo di aver vinto. Poi ho visto il mio box festeggiare, soprattutto mio padre che alzava le braccia, e lì ho capito”.

Quel campo, per lui, ha un valore speciale. È il luogo di alcune delle ferite più profonde della sua carriera, dall’infortunio gravissimo alla finale Slam persa. Ma oggi il ricordo sarà diverso: “Tutti quei momenti non sono cancellati, sono ancora con me, ma questo li supera tutti”.

Zverev ha parlato anche del servizio, arma decisiva durante tutto il torneo e soprattutto nei momenti più delicati. “Sulla terra la precisione è probabilmente ancora più importante della velocità. È un colpo che mi ha aiutato molto in queste due settimane”ha spiegato.

Non è mancato un riferimento al passato, alla finale dello US Open 2026 persa anche per le difficoltà proprio al servizio. “Ho perso quella finale per quel colpo. Ho passato tante ore a lavorarci e sono felice che mi abbia fatto vincere questo trofeo”.

Infine, Zverev ha voluto condividere il successo con chi lo accompagna da anni. Alla domanda su una dedica speciale, ha risposto senza esitazioni: “Nel mio caso è davvero uno sforzo di famiglia e di squadra. Ho lo stesso team da dodici anni. Tutti meritano questo trofeo allo stesso modo”.

Una vittoria attesa, sofferta e liberatoria. Per Alexander Zverev, il Roland Garros 2026 non è soltanto il primo Slam: è il titolo che cambia la percezione di una carriera intera.

Autore

Andrea Conforti

Andrea Conforti, 46enne torinese dal look casual e naturale, è un analista tattico che trasforma dati e clip in racconti social. Ricorda quando annotò la rimonta al box stampa dello Stadio Olimpico Grande Torino: da quell'appunto nacque la sua linea editoriale, che propugna spiegazioni visive per il tifoso critico. Dettaglio unico: una stagione allenatore under15 al Chieri e ciclista urbano.