La 110ª edizione del Giro d’Italia partirà sabato 8 maggio da Trieste e si concluderà domenica 30 maggio a Roma, coprendo 3.418,9 km e un dislivello complessivo di 50.250 metri. Sono previste 21 tappe, di cui otto prevedono arrivi in salita, due sono dedicate al cronometro individuale e tre si snoderanno all’interno di autodromi storici. L’evento rende anche omaggio a Michele Scarponi, con la partenza da Filottrano nel decimo anniversario della sua scomparsa.
Il profilo del Giro 2027: numeri e sfide per i scalatori
Il tracciato è stato concepito per favorire i corridori di montagna. Oltre agli otto arrivi in quota, il percorso include due prove a cronometro, per un totale di 56,9 km, che potranno fare la differenza nella classifica generale. La Cima Coppi dell’edizione sarà il Passo Gavia (2.618 m), prima comparsa dal 2014, mentre il temuto Mortirolo sarà affrontato due volte nello stesso giorno, rendendo la tappa del 25 maggio una delle più dure di tutta la storia del Giro.
Le otto scalate e i due cronometri
Tra le salite più iconiche spiccano il Monte Zoncolan, affacciato sul versante di Ovaro il 29 maggio, e la tappa “Bartali” da Montecatini Terme a Zeri, che culmina al Passo dei Due Santi. Il resto del calendario offre quattro tappe classificate con quattro stelle, dove l’intensità del dislivello supera i 4.500 metri, garantendo spunti di azione per i pretese indiziatori di classifica.
Calendario settimana per settimana
Prima settimana: da Trieste a Napoli
La gara inizia con una prova a circuito di 172 km intorno a Trieste, con un breve spostamento in territorio sloveno. Il 9 maggio si corre interamente in Slovenia, da Lubiana a Capodistria, rappresentando la quarta volta che il Giro parte dal paese. Dopo una giornata di pianura nella zona di Cervignano del Friuli-Possagno, l’autodromo di Misano accoglie la quarta tappa. Il 12 maggio vediamo il primo arrivo in salita, Filottrano-Sarnano Sassotetto, con 3.300 metri di dislivello. La settimana si chiude con una crono-salita a Sulmona-Campo di Giove (19,6 km) e una lunga tappa pianeggiante verso Napoli, punto di arrivo per la sesta volta consecutiva.
Seconda settimana: Appennino e cronometro milanese
Il 18 maggio la corsa attraversa l’Appennino con la lungissima Palombara Sabina-Norcia (218 km, 3.600 m di dislivello). Il 19 maggio porta gli spalti all’autodromo del Mugello, con la tappa più lunga (220 km). La tappa di Montecatini-Zeri, dedicata a Gino Bartali, propone la salita al Passo dei Due Santi. Il 22 maggio i corridori affrontano un percorso ad altissima quota da Cantù ai Piani di Bobbio/Valtorta (187 km, 4.900 m). Il 23 maggio si disputa l’ultima cronometro dell’edizione, 37,3 km dallo storico Autodromo di Monza a Milano.
Terza settimana: Gavia, Mortirolo e Zoncolan
Il culmine della gara arriva con la tappa 16 del 25 maggio, Sondrio-Aprica (192 km, 5.700 m), che vede l’affronto del Mortirolo due volte e la conquista del Passo Gavia come Cima Coppi. Dopo una breve ricostruzione pianeggiante da Chiari a Vo’ (26 maggio), i corridori attraversano la zona di Madonna di Campiglio (27 maggio) prima di dirigersi verso il penultimo giorno, Pordenone-Monte Zoncolan (29 maggio). L’ultima tappa, 30 maggio, si chiude su Roma con un percorso di 131 km, celebrando la quinta edizione consecutiva con arrivo nella capitale.
Considerazioni economiche e geografiche
Il percorso esclude completamente la parte meridionale dell’Italia: Calabria, Puglia, Basilicata, Molise, Sicilia e Sardegna non saranno presenti. La scelta di non includere queste regioni è legata soprattutto ai costi di organizzazione; le amministrazioni comunali devono presentare offerte competitive per coprire le spese di sicurezza, viabilità e logistica. Per esempio, la città di Napoli ha dovuto destinare più di 500.000 euro di fondi pubblici per la tappa del 2026, comprensivi di allestimenti, ordine pubblico e manutenzione stradale.
Il Giro d’Italia 2027, perciò, riesce a coniugare tradizione e innovazione, offrendo una sfida impegnativa per i scalatori, mantenendo viva la memoria di grandi protagonisti del passato e promuovendo una distribuzione equilibrata delle tappe tra il Nord e il centro del Paese, senza dimenticare gli aspetti economici che inevitabilmente influenzano il disegno del percorso.



