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8 Giugno 2026

Fergus Slattery: il flanker che segnò l’epoca dei Lions e dell’Irlanda

Un profilo che ripercorre la vita sportiva di Fergus Slattery: il ruolo di flanker, i tour con i Lions, i trionfi con l'Irlanda e le frasi che restano nella memoria

Fergus Slattery: il flanker che segnò l'epoca dei Lions e dell'Irlanda

La scomparsa di Fergus Slatterya 77 anni, richiama alla memoria un capitolo importante del rugby irlandese e internazionale. Nato a Dun Laoghairela cittadina portuale collegata al Galles dai traghetti notturni, Slattery è stato un flanker la cui caratteristica distintiva era il cosiddetto tearawayla capacità di individuare e aprire una breccia nella difesacreando opportunità decisive per la sua squadra.

Il volto di Slattery è comparso sul maxi-schermo dell’Aviva prima della partita tra Leinster e Stormersun omaggio che ha messo in luce le due costanti della sua esistenza di rugbista: l’impegno con l’Irlanda e i confronti con il Sudafrica. I suoi ricordi, come ha più volte detto, erano un patrimonio umano e sportivo che ha saputo custodire e raccontare.

Da Blackrock agli inizi in Nazionale: il debutto e i numeri

Slattery è cresciuto nel celebre college e club del Blackrockche ha rappresentato la base della sua formazione tecnica e caratteriale. Esordì in Nazionale nel ’70a 21 anni, in una partita a Lansdowne Road che terminò 8-8 contro il Sudafrica. La sua carriera internazionale si concluse nel ’84 contro la Franciaun arco temporale che all’epoca era considerato particolarmente lungo per un atleta di alto livello.

In totale collezionò 61 capsdi cui 18 da capitano. Numeri che raccontano costanza e leadership: oggi, per contesto e calendario, sarebbero probabilmente raddoppiati, ma restano comunque la testimonianza di un percorso rilevante e duraturo.

Il ruolo nei Lions e i tour storici: Nuova Zelanda e Sudafrica

Fergus fu protagonista di tournée memorabili con i Lions. Fece parte del tour del ’71 che ottenne una storica vittoria in Nuova Zelandama il suo cuore sportivo rimase legato al tour del ’74. In quell’anno disputò 22 partite, vincendone 21con tre test su quattro e un pareggio: un bilancio che sottolinea l’assoluta dominanza di quella spedizione.

Il tour del ’74 verso il Sudafrica è ricordato anche per la strategia e la durezza del gioco: la famosa Call 99 del capitano Willie John McBride è emblematica del clima di quegli incontri, pensata per rispondere all’aggressività degli avversari con un atteggiamento proattivo di contatto fisico. Come diceva lo stesso gruppo di quegli anni: “L’arbitro non poteva mica espellerci tutti“.

I protagonisti e i rimpianti del tour

Quel Lions team era guidato dal manager Syd Millar e aveva un capitano dallo stesso paese dell’allenatore, il già citato Willie John McBride. Alla spedizione parteciparono numerosi irlandesi, sette in totale, e figure come Mike Gibson rimasero impresse per la loro eleganza di gioco. La squadra sfiorò lo slam, con quattro test su quattro possibili, ma una meta di Slattery nell’ultimo confronto non fu convalidata: un episodio che ancora oggi suscita rimpianto tra gli appassionati.

Successi con l’Irlanda e il giorno dei Barbarians a Cardiff

La carriera internazionale di Slattery comprende anche due trionfi nel Cinque Nazioniquello del ’74 e quello del ’82quest’ultimo accompagnato dalla Triplice Corona. Inoltre, guidò l’Irlanda nel tour vittorioso del ’79 in Australiadimostrando capacità di comando e adattamento in contesti diversi.

Tra gli episodi più iconici della sua carriera figura la presenza in campo nel celebre incontro dei Barbarians contro i Gareth Edwards e compagni a Cardiffuna partita che ha contribuito a cristallizzare il mito di quella generazione e in cui Slattery si segnalò anche andando a segno.

Nel raccontare la propria esperienza, Slattery non mancò di riconoscere il valore collettivo: “Credo che siamo stati fortunati a ritrovarci tutti assieme allo stesso tempo. La qualità dei giocatori era superba“, parole che riassumono bene il senso di quel periodo d’oro.

Oggi il rugby ricorda Slattery non solo per i numeri e i risultati, ma per il modo in cui interpretò il ruolo di flanker: un mix di istinto, forza e lettura del gioco che resta ancora oggi un riferimento per chi studia la dinamica dei contatti e delle rotture difensive. Il suo nome rimane scolpito nelle pagine che raccontano l’evoluzione del gioco tra gli anni ’70 e ’80.

Autore

Andrea Conforti

Andrea Conforti, 46enne torinese dal look casual e naturale, è un analista tattico che trasforma dati e clip in racconti social. Ricorda quando annotò la rimonta al box stampa dello Stadio Olimpico Grande Torino: da quell'appunto nacque la sua linea editoriale, che propugna spiegazioni visive per il tifoso critico. Dettaglio unico: una stagione allenatore under15 al Chieri e ciclista urbano.