La vigilia di Wimbledon si tinge di incertezze per Emma Raducanu che non si è presentata a un allenamento programmato all’All England Club e che, secondo segnalazioni, sarebbe stata vista allontanarsi dalle strutture con una bota ortopedica al piede destro. Questo episodio alimenta domande sulla sua possibilità di scendere in campo al terzo Slam della stagione senza limitazioni.
Il periodo che precede il torneo londinese è stato già segnato da scelte calibrate: Raducanu aveva rinunciato ai tornei di Nottingham e Eastbourne per preservare la condizione fisica e cercare di arrivare al meglio a Wimbledon. La giocatrice aveva però mostrato segnali positivi sull’erba, raggiungendo la finale al WTA 500 del Queen’s Club persa contro Donna Vekic e aveva ammesso: “Sto convivendo con alcuni fastidi da diverse settimane.”
Condizione fisica di Raducanu e incognita sul tabellone
La mancata presenza all’allenamento ufficiale di giovedì all’All England Club e la segnalazione della bota ortopedica al piede destro sono elementi che fanno riflettere sullo stato di forma della numero uno britannica. Dopo il Queen’s Club, dove la partecipazione ha ridato fiducia, la strategia di saltare tornei di preparazione puntava a limitare i rischi: la rinuncia a Nottingham e Eastbourne rientra in quella logica.
Il ritorno in panchina di Andrew Richardson l’allenatore che la accompagnò al successo allo US Open 2026 aveva riacceso l’ottimismo sul fronte tecnico e mentale. Resta però centrale la questione della tenuta fisica: il sorteggio determinerà l’itinerario nel tabellone, ma la domanda più importante è se Raducanu potrà competere senza limitazioni o dovrà gestire i fastidi durante le due settimane del torneo.
Daniil Medvedev: percorso e ambizioni verso il vertice
Nel clima d’attesa per Wimbledon, Daniil Medvedev ha ripercorso il suo percorso verso il successo, raccontando come la scalata sia stata frutto di progressi graduali: “Ho sempre voluto diventare numero uno del mondo, ma sono sempre andato passo dopo passo.” Il suo ricordo degli inizi è fatto di duri allenamenti in spazi ristretti, quando colpiva il muro dell’appartamento e immaginava di affrontare le sue icone.
Medvedev ha ricordato: “I miei genitori mi odiavano per questo. Colpivo tutte le pareti con la racchetta e le rovinavo. Mentre giocavo, immaginavo di affrontare Roger Federer o Rafa Nadal.” Ha anche sottolineato che non fu un dominatore tra i junior: “Non sono mai stato il miglior junior. Ero un buon giocatore, ma non il numero uno.” La sua esperienza mette in luce come la progressione verso il vertice sia stata spesso inattesa da chi lo osservava all’inizio.
Il ritorno di Serena Williams a Wimbledon e i commenti di Rusedski
Un’altra notizia che catalizza l’attenzione è il ritorno in campo di Serena Williams che ha ottenuto una wild card per il tabellone singolare di Wimbledon. L’annuncio assume una dimensione simbolica: l’americana torna al club di Londra dopo quasi quattro stagioni lontana dal circuito individuale.
L’ex top-10 Greg Rusedski ha commentato la scelta, mettendo in evidenza le difficoltà oggettive per una campionessa 44enne: “Non puoi mai escludere una grande campionessa, ma a 44 anni tutto è complicato.” Rusedski ha richiamato anche un aspetto pratico del torneo: “Per vincere uno Slam devi vincere sette partite in due settimane.” Ha sottolineato come il doppio non sia un allenamento sostitutivo per il singolare: “Il doppio non è una preparazione per il singolare, è completamente diverso.”
Secondo Rusedski, la chiave per Serena sarà la mobilità e la capacità di coprire il campo se il servizio non dovesse rendere al massimo, viste le avversarie più giovani e la maggiore intensità fisica del circuito attuale. Tuttavia, la wild card per Wimbledon rappresenta un ritorno dal forte valore mediatico e sportivo per la WTA e per gli appassionati.



