Il Nations Championship rappresenta una delle competizioni più impegnative del panorama rugbistico, non solo per l’intensità delle partite, ma anche per le sfide logistiche che le squadre devono affrontare. Le trasferte complesse e le condizioni di gioco disomogenee rendono la competizione ancora più ardua, mettendo alla prova la resilienza e l’organizzazione delle squadre partecipanti.
Le Fiji e le home unions: un vantaggio logistico
Le Fiji pur essendo una delle squadre più apprezzate del torneo, non giocheranno mai in casa durante il Nations Championship. Le Southern Series che avrebbero dovuto vederle ospitare Galles, Inghilterra e Scozia, sono state riorganizzate per evitare i complessi spostamenti logistici verso le isole del Pacifico. Le Fiji si trovano così a giocare nel Regno Unito, affrontando il Galles a Cardiff, l’Inghilterra a Liverpool e la Scozia a Edimburgo. Questa scelta agevola anche le home unions che hanno una trasferta in meno in calendario.
Il Giappone e l’Irlanda: un calendario complicato
Il Giappone dopo aver sfidato l’Italia a Tokyo, è costretto a lasciare il proprio paese per affrontare l’Irlanda in Australia. La squadra in verde attende i giapponesi dopo aver giocato contro i Wallabies una settimana fa. Successivamente, il Giappone tornerà a casa per ospitare la Francia. Questo calendario complicato dimostra come le squadre debbano adattarsi a condizioni di gioco e spostamenti estenuanti.
Le dichiarazioni di Gonzalo Quesada
Il capo allenatore dell’Italia, Gonzalo Quesada ha commentato le difficoltà affrontate dalla sua squadra: “Evidentemente oggi l’Irlanda ha il potere di far spostare il Giappone per giocare con loro. Noi abbiamo gli stessi avversari ma un calendario più complesso.” Quesada ha sottolineato come sarebbe stato più giusto giocare contro gli All Blacks e l’Australia a Auckland e Sydney, invece che a Wellington e Perth. “Domenica dovremo fare un viaggio da Wellington a Auckland, attendere un volo, fare uno scalo, arrivare a Perth a mezzanotte e iniziare così la settimana della partita con i Wallabies.”
L’Italia e le trasferte estenuanti
Anche l’Italia ha affrontato un percorso difficile. Nel 2026, gli Azzurri hanno viaggiato in trasferta a Samoa, Tonga e Giappone, macinando chilometri a causa delle complesse connessioni con le isole del Pacifico. Questa volta, dopo essere volati a Tokyo con otto giorni di anticipo rispetto alla prima partita del Nations Championship, Lamaro e compagni hanno dovuto spostarsi in Nuova Zelanda, affrontando un clima diverso e pochi giorni per l’adattamento. La partita contro il Giappone si è giocata a Wellington, ma la successiva gara in Australia si è tenuta a Perth, dalla parte opposta del paese rispetto alla costa che si affaccia sulla Nuova Zelanda.
Quesada ha spiegato le difficoltà logistiche: “Siamo arrivati in Giappone otto giorni prima della gara, speravamo di riuscire ad arrivare qualche giorno in anticipo ma non è stato possibile. Abbiamo avuto solo tre allenamenti prima della partita, tutti assieme, e non sono bastati per prepararci a giocare una gara internazionale.” Ha inoltre evidenziato come la Francia e l’Irlanda abbiano avuto condizioni più favorevoli, potendo organizzare raduni e amichevoli prima delle partite.
“Questi non sono alibi, sono fattori che dobbiamo tenere in considerazione, altrimenti non avremo mai un’analisi completa. Perdere fa male, ma nessuno ha preso la sconfitta come un dramma. Conosciamo il nostro mestiere, sappiamo che avversari avevamo davanti, e come siamo arrivati noi a questa partita.”
Le squadre dell’altra parte del mondo potranno parzialmente equilibrare le condizioni a novembre, ma gli spostamenti nel continente europeo rimangono più semplici rispetto a quelli tra sei paesi spalmati su tutto l’emisfero. Rimane tuttavia impari il confronto con le altre squadre del Sei Nazioni, che hanno tutte avuto qualche tipo di vantaggio nel calendario.



