La tredicesima tappa del Tour de France 2026 con partenza da Dole e arrivo a Belfort non è stata la semplice frazione di raccordo che molti si aspettavano: i 205,8 chilometri del tracciato hanno generato una giornata epica, dominata da una fuga corale e una media velocissima che ha sfiorato i 50 km/h. Il risultato finale ha premiato Mauro Schmid autore di uno scatto decisivo negli ultimi chilometri e vincitore in volata su Harold Tejada mentre Tom Pidcock ha capitalizzato la presenza in testa per scalare la classifica generale.
Il percorso, le pendenze e la statistica della velocità
La tappa di 205,8 chilometri presentava un profilo che alternava lunghi tratti pianeggianti a difficoltà nei Vosgi, con un dislivello complessivo di oltre 2.300 metri. Dopo la porzione iniziale relativamente piatta, la gara ha incontrato il Col des Croix (5,1 km al 4,8% di media) e il temuto Ballon d’Alsace (9 km al 6,9% con rampe costanti tra il 7% e l’8%). Lo scollinamento del Ballon d’Alsace era collocato a 30 chilometri dall’arrivo, ma i chilometri finali erano favorevoli al recupero e alla velocità, con uno strappo conclusivo di 700 metri al 4,5% a quattro chilometri dalla linea.
La combinazione di chilometraggio (la frazione più lunga del Tour) e ritmo ha prodotto numeri eccezionali: la media finale è stata di 49,999 km/h rendendo questa giornata la più veloce mai disputata su un percorso con oltre 2.300 metri di dislivello. Un dato che sottolinea come la corsa sia stata condotta a ritmo altissimo sin dalle prime fasi, con continui cambi di ritmo che hanno frammentato il gruppo.
La fuga di 57 corridori e la tattica che ha cambiato la classifica
Nella prima ora di corsa si sono susseguiti attacchi e contromosse che hanno portato a una soluzione inimmaginabile: una fuga composta da 57 corridori si è staccata dal gruppo dei favoriti, prendendo rapidamente margine e trasformando la tappa in una sfida a più mani. Tra i nomi coinvolti nella fuga figuravano corridori capaci di alti guadagni in classifica, il che ha avuto ripercussioni immediate sulla generale.
All’interno del gruppo di testa si sono distinti protagonisti come Tom Pidcock che prima della tappa occupava la decima posizione e che, grazie alla presenza nella fuga, è virtualmente risalito fino al quarto posto nella classifica generale. Pidcock è rientrato sul podio virtuale dei migliori grazie al margine accumulato: il vantaggio sui favoriti all’arrivo è stato di poco oltre i sette minuti e mezza, un divario sufficiente per rimescolare le posizioni di vertice.
La fase decisiva sul Ballon d’Alsace e la discesa
Sull’attacco al Ballon d’Alsace la fuga si è ulteriormente selezionata: forze come quelle di Alpecin e NSN hanno lavorato davanti, mentre alcuni exponenti della fuga hanno provato colpi personali per andare a giocarsi la vittoria. Sull’ultima salita e nella successiva discesa il gruppo di testa si è ridotto a una dozzina di corridori, e la corsa si è giocata sugli scatti finali e sulla capacità di controllare gli inseguitori.
Negli ultimi 15 chilometri Mauro Schmid ha accelerato insieme a Harold Tejada creando la situazione perfetta per una volata a due: il colombiano ha guidato la conclusione, ma lo svizzero ha saputo sfruttare la propria esplosività e le doti in volata per superarlo negli ultimi metri, conquistando la sua prima vittoria di tappa al Tour de France e la quattordicesima da professionista.
Conseguenze sulla classifica generale e sulle altre maglie
La fuga ha avuto un impatto netto sulla classifica: Tom Pidcock ha guadagnato quasi 7’34” sui principali uomini di classifica, salendo al quarto posto a 4’15” dalla maglia gialla. Nonostante il ponte creato dalla fuga, il podio virtuale non è cambiato: la maglia gialla rimane saldamente sulle spalle di Tadej Pogačar con Jonas Vingegaard e Remco Evenepoel rispettivamente al secondo e terzo posto provvisorio nella generale.
La classifica a punti vede ancora Mads Pedersen con la maglia verde e 377 punti, seguito da Jasper Philipsen e Biniam Girmay; nella graduatoria degli scalatori Tadej Pogačar mantiene la leadership. La tappa ha quindi offerto ricadute immediate sia per la vittoria di giornata sia per la riorganizzazione delle gerarchie in vista del prossimo weekend di montagna.



