L’Agenzia delle Entrate ha avviato una serie di verifiche mirate ai tennisti professionisti residenti in Italia che hanno incassato premi nei tornei ATP e WTA. L’obiettivo è chiarire se il prize money legato al risultato sportivo, debba essere soggetto a IVA e se sia necessario emettere fattura per tali importi. I controlli non coinvolgono i top player, spesso domiciliati all’estero, ma puntano su atleti con partita IVA che operano sul territorio nazionale.
Inquadramento fiscale del prize money nei tornei
In Italia il tennis è formalmente classificato come sport dilettantistico, ma la partecipazione alle federazioni ATP o WTA conferisce allo sportivo lo status di professionista. Questo porta a una doppia disciplina: da un lato la ritenuta del 20% sulla parte imponibile, dall’altro la questione se il premio costituisca una prestazione di servizio o un mero riconoscimento per il piazzamento. Se il primo caso fosse valido, l’IVA sarebbe dovuta perché soddisferebbe i tre presupposti (soggettivo, oggettivo, territoriale) richiesti dalla normativa.
Il criterio di corrispettività
Il punto focale è il criterio di corrispettività per essere tassabile l’imposta deve gravare su una transazione in cui il compenso è il diretto contropartita di una prestazione. Nei tornei di tennis, a differenza di sport come l’equitazione, il premio viene corrisposto solo a chi raggiunge una certa fase del calendario, introducendo un elemento di alea che spezza il legame diretto tra servizio e pagamento. Questo aspetto è fondamentale per valutare l’applicabilità dell’IVA.
Interpretazioni giurisprudenziali e sentenze di riferimento
La Cassazione ha più volte ribadito che un’obbligazione di pagamento subordinata a eventi futuri incerti non configura una prestazione di servizi soggetta a imposta. L’orientamento è stato confermato anche dalla Corte di giustizia dell’Unione europea che nel 2016 ha analizzato i premi delle competizioni equestri, distinguendo quel caso da quello tennistico per l’assenza di un vero e proprio servizio reso dall’atleta. Nel tennis, il premio dipende dal numero di turni superati, non dal semplice atto di comparire in campo.
Differenze con altri introiti sportivi
Altre forme di guadagno per i giocatori, come le sponsorizzazioni le appearance fee o gli impegni promozionali, sono invece riconosciute come servizi effettivamente prestati. In questi casi il rapporto di corrispettività è chiaro e l’IVA è obbligatoria, con obbligo di fatturazione e adempimenti fiscali tradizionali. La distinzione tra premio basato sul risultato e compenso garantito è quindi cruciale per la determinazione del carico fiscale.
I tennisti con partita IVA dovranno comunque tenere traccia separata di eventuali redditi da sponsorizzazioni o fee, dove l’IVA resta pienamente dovuta. La situazione resta in evoluzione, con possibili nuovi chiarimenti derivanti da future circolari dell’Agenzia delle Entrate e da ulteriori sentenze della Corte di cassazione.



