Nel corso del 2026 l’atletica italiana ha vissuto un periodo di consistenza senza precedenti, raccogliendo una serie di medaglie in competizioni europee, mondiali e indoor, oltre a centinaia di record nazionali. Il lavoro quotidiano di Antonio La Torre, direttore tecnico e scientifico della FIDAL, ha trasformato quello che qualche anno fa era considerato un episodio isolato in una dinamica stabile a livello globale.
Risultati internazionali e continuità dei campioni
Il picco di fiducia è partito dagli Europei di Roma 2024, dove la squadra ha conquistato un ricco medagliere, ma è stato il mondiale di Birmingham 2026 a confermare definitivamente la potenza azzurra. Nonostante il vantaggio di campo a Roma, gli azzurri hanno dimostrato di saper vincere anche a distanza, superando avversari di prima fascia in prove di velocità, salto in lungo e marcia. Gli sportivi più celebrati – Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi – hanno riscritto la narrazione della resilienza, tornando a regalare prestazioni da record dopo infortuni che sembravano minarli.
Il ruolo emotivo di La Torre
Secondo l’allenatore, il momento più toccante della stagione è stato il vittorioso 4×400 maschile agli Europei di Birmingham, dove l’Italia ha sorpreso l’Inghilterra di un soffio. “Ho sempre cercato di mantenere un approccio razionale, ma in quella gara il cuore ha preso il sopravvento”, ha dichiarato La Torre, sottolineando come la vittoria di squadra abbia coronato l’intero ciclo di successi.
L’Elite Club si rinnova: 13 super-top
Parallelamente ai risultati di gara, la Federazione ha aggiornato l’Elite Club, il raggruppamento dei migliori atleti sostenuti a livello economico e tecnico. Il livello “super-top” è stato esteso da nove a tredici membri, includendo veterani affermati e giovani promesse. Tra gli ingressi più significativi troviamo Larissa Iapichino, vincitrice europea di salto in lungo e detentrice del primato nazionale di 7,12 m, e Zaynab Dosso, campionessa del mondo sui 60 m indoor, nonché Dariya Derkach, oro a Birmingham nel salto triplo.
Chi rimane al vertice
Il gruppo “super-top” ora conta Gianmarco Tamberi, Andy Diaz (salto triplo europeo), Leonardo Fabbri (peso), Mattia Furlani (salto in lungo mondiale), Andrea Dallavalle (triplo argento), Nadia Battocletti (5000 m, 10000 m e cross europei), Iliass Aouani (maratona), Massimo Stano (maratona di marcia) e Antonella Palmisano (marcia olimpica). Il loro amalgama di esperienza e risultati consente all’Italia di mantenere un indice di prestigio tra le grandi potenze mondiali.
Prospettive per le prossime stagioni
Con gli Eurocross di dicembre alle porte, l’obiettivo passa dalla gestione della pressione a una programmazione mirata. La Torre avverte che il peso delle aspettative, ora più alte dopo i successi di Birmingham, rappresenta la nuova sfida da superare. Tuttavia, il dirigente esorta a godere dei risultati recenti, “ripensando ogni medaglia come una tappa di un percorso ancora in evoluzione”. Il flusso di giovani talenti – come Kelly Doualla, Daniele e Francesco Inzoli e Serena Di Fabio – suggerisce una continuità generazionale capace di alimentare il futuro dell’atletica.
Nel contesto dell’Elite Club, non tutti hanno mantenuto il posto: Filippo Tortu, Roberta Bruni, Alessandro Sibilio e altri sono stati esclusi, facendo emergere un dibattito sul metodo di valutazione. Le promozioni di Marcell Jacobs e Yeman Crippa al livello top dimostrano, invece, che il sistema premia chi riesce a riconciliere forma fisica e risultati, anche dopo ricadute dovute a infortuni.
Il 2026 si presenta come l’anno in cui le ultime riserve di dubbio sono state spazzate via: la combinazione di medaglie, record e un Elite Club più ampio ha consolidato l’Italia tra le grandi potenze dell’atletica mondiale, ponendo le basi per un futuro altrettanto luminoso.



