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3 Novembre 2026

Club e giocatori uniti contro la proposta di calendario FIVB

Sir Perugia ha lanciato #NoClubsNoVolley: club e capitani avvertono che la riforma FIVB sui calendari penalizzerebbe spettacolo, società e atleti.

Club e giocatori uniti contro la proposta di calendario FIVB

La Sir Susa Scai Perugia ha acceso un dibattito acceso nel mondo della pallavolo con l’hashtag #NoClubsNoVolley, nato per contestare una bozza di cambiamento dei calendari proposta dalla FIVB per il quadriennio 2028-2032. L’iniziativa, supportata da diverse società di Superlega, sostiene che l’ipotesi di interrompere le stagioni dei club a dicembre-gennaio per privilegiare le attività delle Nazionali rischi di minare il sistema professionistico e lo spettacolo offerto ai tifosi.

Durante una conferenza indetta dal club umbro, il presidente della società ha mostrato la bozza prospettata dalla federazione internazionale e ha illustrato le ragioni della ferma opposizione. A fianco del vertice societario si sono schierati allenatori, dirigenti e giocatori che hanno spiegato come il nuovo calendario potrebbe tradursi in un danno diffuso per il movimento pallavolistico.

Dichiarazioni dei capitani e rischio per la salute degli atleti

Più giocatori di spicco si sono espressi con forza contro la riforma. Alcuni capitani hanno sottolineato che l’attuale compressione degli impegni internazionali e di club ha già aumentato il numero di infortuni e ridotto i tempi di recupero. Come spiegato da chi veste contemporaneamente la maglia del club e della Nazionale, il problema non è solo numerico: viaggi continui, meno periodi per la preparazione fisica e la necessità di tornare rapidamente in forma aggravano il rischio di calo delle prestazioni.

La protesta evidenzia come i club siano i principali investitori nel settore: trovano, formano e contrattano i giocatori, pagano stipendi e sostengono economicamente l’intera filiera. Per questo, l’eventuale interruzione della stagione nel momento di massimo interesse avrebbe ricadute su entrate da biglietti, sponsor e audience, incidendo direttamente sulla sostenibilità delle società.

Esperienze personali e preoccupazioni pratiche

Alcuni atleti hanno raccontato esperienze personali di infortunio e affaticamento legate a calendari fitti. Dal punto di vista organizzativo, i giocatori stranieri che militano nei club italiani hanno rimarcato le difficoltà logistiche aggiuntive: spostamenti internazionali, adattamento ai ritmi di club e Nazionale e la scarsità di finestre adeguate per recuperare sia fisicamente sia mentalmente. Questi aspetti, secondo i protagonisti, verrebbero aggravati da un blocco delle competizioni proprio nella fase di maggiore interesse stagionale.

Impatto sulle società, sul pubblico e sul valore dello sport

La mobilitazione sottolinea il possibile effetto domino: meno partite di qualità nel periodo clou dell’anno significherebbero platee ridotte e una perdita di valore commerciale per i club. Il presidente della società promotrice della campagna ha richiamato l’attenzione sul ruolo centrale delle squadre professionistiche nell’intero sistema pallavolistico: sono loro a lanciare i talenti, a costruire formato e spettacolo, e a mantenere viva la relazione con i tifosi.

Oltre all’aspetto economico, la protesta punta il dito sul rischio di impoverimento tecnico e mediatico dello sport. Con un calendario che frammenta la continuità delle competizioni, la qualità degli incontri potrebbe calare: atleti meno riposati e squadre private del ritmo di gara naturale potrebbero offrire prestazioni inferiori rispetto alle attese del pubblico, con una conseguente erosione dell’interesse generale.

Il messaggio lanciato dalla mobilitazione non è un rifiuto del valore delle Nazionali, ma una richiesta di equilibrio tra i diversi attori: club, federazioni nazionali e organizzatori internazionali. I promotori chiedono che ogni cambiamento venga calibrato preservando la stagione dei club e tutelando la salute dei giocatori.

Nelle ultime ore l’hashtag #NoClubsNoVolley ha raccolto consensi tra società storiche della massima serie italiana che hanno rilanciato l’appello, ribadendo che una riforma che toglie due mesi di attività nella fase centrale dell’anno sarebbe inaccettabile. Allenatori e dirigenti hanno poi evidenziato come serva un confronto aperto e democratico tra tutte le parti interessate per evitare soluzioni imposte che possano danneggiare il movimento nel lungo termine.

La questione rimane aperta: da un lato l’organizzazione internazionale che propone una diversa articolazione delle attività, dall’altro i club e gli atleti che chiedono tutele per la continuità sportiva, la sostenibilità economica e la salute fisica dei protagonisti. La mobilitazione partita da Perugia ha trasformato un problema tecnico di calendario in un tema di sistema, mettendo sul piatto interessi economici, sportivi e personali che richiedono un confronto serio prima di ogni decisione definitiva.

Autore

Ilaria Mauri

Ilaria Mauri, bolognese, decise di seguire il giornalismo sportivo dopo una notte al Dall'Ara durante una partita decisiva: oggi coordina le pagine di competizioni e commenti. In redazione predilige reportage sul campo e conserva il biglietto di quella partita come prova della svolta.