Lo Stadio del Nuoto di Caserta situato in via Capitano Laviano, è rimasto chiuso dall’1 aprile 2025 e, nonostante le aspettative di una riapertura in settembre non c’è ancora alcun passo avanti. Costruito all’inizio degli anni ‘90 con una memorabile amichevole di pallanuoto tra Ratko Rudic e la Jugoslavia, il complesso è oggi privo del certificato antincendio e richiede interventi di adeguamento che si aggirano intorno a diversi milioni di euro.
Cause strutturali e ostacoli finanziari
La mancanza del certificato è il principale vincolo che impedisce la fruizione della struttura. Le autorità locali hanno evidenziato la necessità di lavori di ristrutturazione per adeguare impianti elettrici, vie di esodo e sistemi antincendio, ma la provincia di Caserta non intende sostenere le spese in un contesto in cui, inoltre, è già chiusa da cinque anni la piscina comunale. L’entità dei costi richiesti ha reso il progetto poco appetibile, lasciando le associazioni sportive e le famiglie in una situazione di stallo.
Il protocollo con la FIN e il suo arresto
Nel gennaio di quest’anno il presidente provinciale Anacleto Colombiano aveva firmato un protocollo di collaborazione con la Federazione Italiana Nuoto (FIN). L’accordo prevedeva che la FIN fornisse, a titolo gratuito, consulenza specialistica per la fase di progettazione necessaria a ottenere il certificato, mentre la provincia avrebbe dovuto coprire gli oneri professionali e gli adempimenti successivi. Tuttavia, la stima dei costi ha frenato l’avanzamento e il progetto è rimasto inattivo, senza che sia stato redatto un piano definitivo.
Ripercussioni su atleti, famiglie e persone con disabilità
La chiusura non colpisce solo la programmazione sportiva: le famiglie che hanno attivato i voucher regionali per i figli non possono più usufruirne, poiché la struttura è chiusa. Tra i più colpiti vi sono i bambini con disturbi dello spettro autistico e altri minori con disabilità, che frequentavano corsi specifici con istruttori qualificati. L’interruzione di tali attività ha generato una regressione clinico-comportamentale, come segnalato dall’avvocato Daniele Sparano che assiste le società sportive coinvolte.
Gli atleti agonisti, abituati a strutture olimpioniche, sono costretti a spostarsi in impianti più piccoli e sovraffollati nei comuni limitrofi, provocando una vera e propria “migrazione sportiva”. Alcuni sportivi sono riusciti a emergere a livello nazionale nonostante le difficoltà, ma il continuo spostamento rende più arduo il percorso di allenamento e di crescita.
Il profondo vuoto di comunicazione istituzionale
Un elemento ricorrente è il silenzio della provincia di Caserta sulla questione. Le richieste delle associazioni e le sollecitazioni delle migliaia di famiglie rimangono inascoltate, alimentando frustrazione e senso di abbandono. L’avvocato Sparano ha dichiarato che, in assenza di un progetto concreto, è impossibile fornire previsioni o tempistiche sulla riapertura. La mancanza di risposte ufficiali aggrava il disagio di tutti gli attori coinvolti.
Nel frattempo, la stagione sportiva è già avviata altrove, mentre lo Stadio del Nuoto di Caserta continua a rimanere un “fantasma” di cemento, privo di attività e di futuro definito.



