L’insulto finale e riprovevole rivolto a Del Nido Carrasco è stato “Junior, muori”

La tensione allo stadio Sánchez Pizjuán sta raggiungendo livelli preoccupanti e, al termine della partita contro il Celta di lunedì, si sono verificati momenti spiacevoli. Il malcontento generale è palpabile, dato che la squadra guidata da Matías Almeyda ha chiuso il girone d’andata a soli tre punti dalla zona retrocessione.

Questa situazione si inserisce in un contesto di incertezze riguardo il futuro della società, attualmente impegnata in un’asta per trovare un investitore esterno che possa salvare il club dalla crisi in cui si trova. Al fischio finale, dopo che Marcos Alonso ha segnato su rigore portando il risultato sullo 0-1, si sono sentiti cori che etichettavano i giocatori come “mercenari”, con accuse rivolte ai media e manifestazioni di frustrazione da parte dei calciatori stessi.

Un aspetto particolarmente inquietante è stato il richiamo a “Junior, vete ya”, indirizzato al presidente José María del Nido Carrasco, che si è trasformato in un’inquietante richiesta che è stata intonata quasi all’unisono dall’intero stadio: “Junior, muérete”. I tifosi del Sevilla sono stanchi della situazione attuale e organizzano proteste in occasione di quasi tutte le partite casalinghe, chiedendo a gran voce le dimissioni di tutto il consiglio di amministrazione, ritenuto responsabile della difficile condizione del club, con una debitoria insostenibile accumulata dopo cinque anni di perdite significative.

I cori udibili dal presidente, però, risultano completamente inappropriati e potrebbero portare a sanzioni da parte della commissione Antiviolenza. A margine di questo, si sono registrati insulti omofobi nei confronti di Borja Iglesias, anche se al di fuori dello stadio, dove si sono uditi grida del tipo “maricón vete a tu casa”.

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