Fabio Caressa è intervenuto pubblicamente per chiarire gli eventi culminati nelle ultime puntate di Viva El Futbol. Nell’intervista ha ricostruito i confronti avvenuti in studio con Antonio Cassano e Lele Adani, ha spiegato le proprie preferenze calcistiche e ha rivelato di aver ricevuto minacce di morte.
Il suo racconto cerca di mettere ordine in una polemica che sui social ha rapidamente preso fuoco.
L’intervista: ricostruire i fatti
Caressa ha offerto una versione puntuale degli episodi, spiegando tempi e ragioni dei dissapori che si sono creati all’interno della trasmissione.
Ha parlato con calma, portando esempi concreti e lasciando poco spazio alle ricostruzioni generiche. Il quadro che ne emerge è quello di tensioni nate da scambi vivaci su temi tecnici, i quali – amplificati dalla rete – si sono trasformati in discussioni di risonanza ben più ampia.
I protagonisti e le loro posizioni
Secondo Caressa, Cassano e Adani hanno avuto ruoli diversi nella genesi delle tensioni. Ha richiamato episodi specifici senza cadere in accuse generiche, sottolineando come molte discussioni siano partite da divergenze sulla tattica e sulle scelte tecniche. In sostanza, afferma, non si trattava di inimicizie personali ma di contrappunti professionali che a volte hanno superato il limite del confronto sereno.
Minacce e sicurezza
La parte più grave delle sue dichiarazioni riguarda le minacce di morte che Caressa dice di aver ricevuto: una situazione che ha deciso di segnalare alle autorità competenti. Ha ricordato che parole e messaggi non sono innocui quando escono dallo schermo, e ha chiesto risposte decise sia dalle forze dell’ordine sia dalle piattaforme che ospitano i commenti. La questione solleva un tema più ampio: la sicurezza di chi fa informazione, anche nell’ambito sportivo.
Cosa è successo in trasmissione
Nella ricostruzione degli scontri in studio, Caressa ha spiegato perché toni e accenti possono accendersi attorno a temi sensibili come la tattica. Ha precisato che i suoi scambi con Cassano sono stati intensi ma non irreparabili: fa parte della dialettica televisiva, sostiene, e raramente segnano una frattura definitiva. Tuttavia la grande visibilità del programma finisce spesso per trasformare normali contrappunti professionali in scontri mediatici molto amplificati. Per questo la vicenda rimane sotto osservazione in attesa degli esiti delle verifiche formali.
Limiti e valore del confronto
Durante le discussioni in studio è tornato più volte il tema del confine tra critica tecnica e attacco personale. Caressa ha difeso il confronto franco come strumento utile per elevare il dibattito sportivo, ma ha anche riconosciuto che il limite tra osservazione severa e offesa può essere sottile. Per questo ha invitato colleghi e ospiti a mantenere il rispetto reciproco, pur difendendo con fermezza le proprie opinioni. La redazione, ha aggiunto, dispone di regole interne pensate proprio per separare l’analisi professionale dagli attacchi personali e tutelare la dignità degli interlocutori.
Il rapporto con Lele Adani
Sull’asse con Lele Adani, Caressa ha parlato di un rapporto meno scontato rispetto ad altri colleghi: fatto di franchezza e osservazioni dirette. Ha spiegato che la trasparenza mirava a mantenere alto il livello del confronto tecnico e non a creare spaccature personali. Le tensioni emerse, ha sottolineato, dipendono più da metodi differenti che da rancori.
Le minacce: la confessione e le conseguenze
Ritornando sul tema delle minacce, Caressa ha descritto la vicenda con tono misurato ma fermo: parole violente possono avere conseguenze reali e mettere a rischio la serenità di chi lavora in televisione. Ha confermato di aver sporto denuncia e ha sollecitato interventi più efficaci contro l’odio online, chiedendo alle piattaforme e alle istituzioni di assumersi maggiori responsabilità.
Tifo, professionalità e messaggio finale
Infine Caressa ha parlato anche delle sue simpatie calcistiche, precisando che l’affetto per una squadra non interferisce con la sua professionalità. Ha chiesto che la passione resti tale, separata dalla violenza verbale, e ha ribadito la disponibilità al confronto pubblico. Il messaggio è chiaro: si può tifare e discutere con intensità, ma senza scadere nell’offesa o nella minaccia. Ora resta da aspettare gli esiti delle verifiche formali e gli eventuali sviluppi procedurali legati alle segnalazioni presentate.