L’Atlético, in preda all’alternanza di prestazioni, subisce un’altra brutta figura contro il Rayo in quel di Butarque

Il bipolar Atlético de Madrid è stato travolto dal Rayo Vallecano in una prestazione deludente al Butarque, un’altra triste giornata in LaLiga, una competizione dalla quale sembra aver abdicato tempo fa e in cui ha arrancato nuovamente questa domenica. Nessuna giustificazione valida: né la fatica, né il campo, né i giocatori in panchina hanno potuto giustificare quanto accaduto nello stadio del Leganés.

Il Rayo, che si trovava in zona retrocessione all’inizio della giornata e con i tifosi infuriati contro la dirigenza, ha disputato un incontro serio, sufficiente per sopraffare l’Atlético. È comprensibile concentrare gli sforzi sulla Coppa del Re Mapfre e sulla Champions League, dove le possibilità di successo sono maggiori, ma non si può infangare il simbolo del club in questo modo.

Simeone ha rivoluzionato l’undici iniziale rispetto alla sfida di giovedì con il Barcellona, decisione che era prevedibile considerando l’impegno profuso in Coppa e la partita di Champions contro il Bruges prevista per mercoledì. Solo i terzini, Molina e Ruggeri, sono stati confermati.

L’Atlético ha iniziato bene, seguendo il piano di gioco contro un Rayo desideroso di ottenere punti per allontanarsi dalla zona pericolosa. Un’ottima occasione si è concretizzata quando Mendy ha colpito la traversa della sua porta, seguita da un tentativo di Baena da lontano. Tuttavia, da quel momento, il Rayo ha iniziato a dominare. La prima parte di gioco ha visto il Rayo pericoloso, culminando nel primo gol al 40’: Ratiu ha superato Ruggeri con una serie di finte, centrando la palla in area, dove si trovavano sei difensori e due attaccanti del Rayo, con Fran Pérez che ha segnato facilmente.

Cinque minuti dopo, si presentò il secondo. Lenglet, come al solito, commise un errore in fase di uscita, regalando la palla a Isi, il cui tiro fu ben parato da Oblak. Tuttavia, il rimbalzo fu raccolto da Óscar Valentín, approfittando della lentezza della difesa avversaria, che non dovette far altro che spingerla in rete. Con l’arrivo dell’intervallo, fu un sollievo per l’Atletico. Il Cholo non apportò modifiche immediate e attese ulteriori dieci minuti prima di intervenire. Quando finalmente lo fece, inserì due riserve – Le Normand e Obed Vargas – insieme a Julián Alvarez. Poco dopo fu il turno di Llorente e Lookman. Nico fu spostato in difesa, mentre Llorente occupò il centrocampo. Anche Íñigo decise di cambiare qualcosa, facendo entrare Pedro Díaz, Álvaro García e Jozhua. L’unico tiro di Nico, il primo verso la porta per l’Atletico, e una conclusione di Molina rappresentarono i tentativi. A parte questi, nulla accadeva, il che avvantaggiava il Rayo. L’inefficienza dell’Atletico venne punita ancora una volta dai padroni di casa. Un calci corner scambiato rapidamente, con Lookman che si avventurava in attacco e senza nessuno a difendere il centro, si concluse con un cross di Álvaro verso il secondo palo che Mendy colpì, con Llorente più concentrato a marcarlo piuttosto che a seguire il pallone. Non vi fu nessun segnale di reazione o di dignità da parte dei rojiblancos, che si mostrarono impotenti contro un Rayo che, senza compiere grandi imprese, si trovava a prevalere su un avversario che non batteva da oltre dieci anni. In mezzo ai cori dei 5.000 tifosi del Rayo, stava per finire una partita di Primera che l’Atletico affrontò come fosse una semplice amichevole. Completamente inadeguato per una squadra che solo tre giorni fa aveva dominato il Barcellona, da cui è distaccata di 13 punti in Liga e con una partita in meno. Il Real Madrid, intanto, la precede di 15 punti, dopo un’altra giornata da dimenticare.

E ne sono già passate molte.

In una settimana, si sono alternati momenti controversi, dal rigore non assegnato a Lamine, ai due penalty conquistati da Vinicius

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