bruno cipolla, dalla canoa di Treviso all’oro olimpico: il ricordo di un timoniere

Bruno Cipolla, timoniere olimpico e psicologo dello sport, si è spento a 73 anni. Dall’oro a Città del Messico 1968 alle attività con i Master e i progetti di sport terapia, la sua storia attraversa decenni di canottaggio italiano.

Il mondo del canottaggio italiano piange la scomparsa di Bruno Cipolla, scomparso all’età di 73 anni. Figura iconica per generazioni di rematori, Cipolla è ricordato soprattutto per il ruolo di timoniere nell’equipaggio che conquistò l’oro alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968 insieme a Primo Baran e Renzo Sambo, e per il successo agli Europei del 1967 sul lago dell’Allier a Vichy.

Le origini e l’ingresso nel canottaggio

Nato nel 1952, Cipolla si avvicinò al remo quasi per caso: trasferitosi con la famiglia a Treviso, a 13 anni accettò l’invito di un amico a provare la Canottieri Sile perché all’equipaggio serviva un timoniere.

Quella esperienza giovanile si trasformò ben presto in una vocazione. In pochi anni passò dalle regate locali alle prove internazionali, mostrando una capacità di guida e una determinazione che avrebbero contraddistinto tutta la sua carriera.

Una crescita rapida verso i grandi traguardi

Il rapporto con Baran e Sambo fu determinante: il duo della DLF Treviso, in cerca di un timoniere dopo il ritiro di Enrico Pietropolli, scelse il giovane Cipolla che imparò in fretta tecniche e linguaggio della barca. Le esperienze in manifestazioni come Lucerna e altre regate internazionali prepararono il terreno per i grandi risultati: prima il titolo europeo del 1967, poi la consacrazione olimpica dell’anno successivo.

L’apice: l’oro olimpico e la giovinezza sul podio

Alle Olimpiadi di Città del Messico, il tre sotto la guida di Cipolla dominò la finale. A soli 15 anni e 9 mesi, Bruno entrò nella storia come uno dei più giovani vincitori di una medaglia d’oro olimpica e rimase famoso per la sua spontaneità sul podio, contrapposta all’emozione travolgente dei compagni. Il successo non fu semplice: la gestione del peso e le strategie per rispettare i parametri di categoria fecero parte di quei giorni intensi, dimostrando la determinazione del timoniere e del suo equipaggio.

Riconoscimenti e aneddoti

A dicembre del 1968 l’equipaggio fu ricevuto al Quirinale dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Per ragioni anagrafiche Cipolla non poté allora ricevere l’onorificenza prevista, ma quel momento rimase nella memoria collettiva. L’attesa per il titolo di Commendatore al merito della Repubblica Italiana si concluse molti anni dopo: la decorazione venne effettivamente conferita, riconoscimento tardivo ma significativo per la sua storia.

Dal remo alla psicologia dello sport e il ritorno in barca

Dopo i successi giovanili, Cipolla scelse la strada dello studio e della professionalità: divenne psicologo dello sport e lavorò con gli azzurri del remo tra il 1975 e il 1980. Le competenze sviluppate lo portarono poi a collaborare con staff di alto livello, tra cui le società trevigiane come la Benetton Basket e la Sisley Volley negli anni ’90, contribuendo al benessere mentale e alla performance degli atleti.

Impegno con i Master, l’università e la comunità

Negli anni 2000 Cipolla tornò frequentemente al timone, questa volta nelle regate Master e in competizioni universitarie. Ha remato con sodalizi come Ospedalieri Treviso, Querini, Lazio, Firenze, oltre a partecipare con il CUS Milano e la Canottieri San Cristoforo. Il suo ruolo non fu solo agonistico: partecipò a progetti federali come Sport terapia integrata, dove la barca divenne strumento di riabilitazione e inclusione per tante persone.

Il ricordo delle istituzioni e della comunità remiera

La Federazione Italiana Canottaggio ha espresso profondo cordoglio per la perdita, sottolineando come la vicenda umana e sportiva di Cipolla sia stata un romanzo che ha attraversato decenni di storia del remo. Anche il Presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, ha manifestato vicinanza alla famiglia e all’intero movimento sportivo, riconoscendo il valore dello sportivo e dell’uomo che tanto ha dato al canottaggio italiano.

Bruno Cipolla lascia un’eredità fatta di medaglie, ma soprattutto di relazioni e progetti che hanno messo l’atleta al centro della cura psicologica e sociale. La sua figura rimane viva non solo nei record o nelle fotografie d’archivio, ma nella memoria di chi ha remato con lui, studiato con lui e ha visto nella barca uno strumento di crescita personale.

Che la terra gli sia lieve: così lo salutano famiglia, amici, compagni di barca e l’intero mondo del canottaggio italiano, grato per una vita dedicata allo sport e alle persone.

Scritto da Sarah Finance

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