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19 Settembre 2026

Sandro Mazzola, leggenda nerazzurra, ci lascia a 83 anni

Sandro Mazzola, leggenda nerazzurra, è scomparso a 83 anni, lasciando un’eredità di trofei, record e ricordi indimenticabili.

Sandro Mazzola, leggenda nerazzurra, ci lascia a 83 anni

Alle prime ore di una notte di settembre, il mondo del calcio italiano ha ricevuto la notizia della scomparsa di Sandro Mazzola. All’età di 83 anni, la figura che ha incarnato la Grande Inter degli anni ’60 è partita, lasciando un vuoto difficile da colmare. L’annuncio proviene dallo stesso club, che ha definito il campione una “bandiera eterna” della società nerazzurra.

Le radici nerazzurre: famiglia e primi passi

Figlio di Valentino Mazzola capitano del Grande Torino tragicamente spezzato nell’incidente di Superga del 1949, Sandro ha dovuto fin da piccolo convivere con un nome carico di storia. A soli sei anni ha perso il padre, ma la memoria di quel mito ha guidato il giovane verso il calcio, nonostante un breve e promettente interesse per la pallacanestro. Deciso a onorare la tradizione familiare, Sandro è entrato nel vivaio nerazzurro all’età di 15 anni, sotto la guida di Peppino Meazza e successivamente dell’allenatore Helenio Herrera.

Il debutto in Serie A

Il 10 giugno 1961, il giovane Mazzola, allora studente con tre interrogazioni in programma, si è recato a Milano per il suo primo grande appuntamento: un match contro la Juventus. Nonostante il risultato finale 9-1 a favore dei bianconeri, Sandro ha segnato un rigore, dimostrando subito il suo valore e la capacità di gestire la pressione. Da quel momento ha iniziato a farsi spazio in prima squadra, guadagnandosi la fiducia di Herrera e di numerosi compagni.

Il protagonista della Grande Inter degli anni ’60

Con la maglia nerazzurra, Sandro Mazzola ha vissuto il periodo più glorioso della storia del club. Sono stati quattro gli scudetti (1963, 1965, 1966, 1971), due i titoli della Coppa dei Campioni (1964, 1965) e due le Coppe Intercontinentali (1965, 1966). Il suo stile, caratterizzato da una velocità fulminea, una tecnica sopraffina e una visione di gioco impeccabile, lo ha reso il fulcro della squadra. Ricordiamo l’impresa a Berna, dove, in una gara di qualificazione, ha tenuto il pallone sospeso a sei mani consecutive senza farlo toccare terra, prima di trovare la rete. Nella finale di Vienna del 1964, contro il Real Madrid, Mazzola ha realizzato una doppietta, guadagnandosi la maglia numero 10 lasciata da Ferenc Puskás che gli ha consegnato la propria divisa come segno di rispetto.

Momenti memorabili

Uno dei gesti più celebri è avvenuto a Budapest, contro il Vasas dove Mazzola ha dribblato cinque difensori, compreso il portiere, per poi insaccare il pallone. Un altro episodio iconico è la sua prestazione contro l’Independiente di Buenos Aires, che ha permesso all’Inter di conquistare la sua prima Coppa Intercontinentale. Questi momenti hanno consolidato il soprannome di “Baffo” e la sua reputazione di giocatore completo capace di segnare sia in fase offensiva che di impostare il gioco.

Successi con la Nazionale e l’eredità internazionale

Il contributo di Mazzola alla maglia azzurra è stato altrettanto decisivo. Nel 1968 ha partecipato alla vittoria dell’Europeo, segnando contro la Jugoslavia nella finale e aiutando l’Italia a conquistare il primo titolo importante a livello continentale. Due anni dopo, è stato titolare nella storica finale del Mondiale 1970 in Messico, dove l’Italia è arrivata secondissima dopo la drammatica sconfitta contro il Brasile. La semifinale contro la Germania Ovest, definita la “partita del secolo”, è rimasta nella memoria collettiva per il duello a fuoco incrociato tra Mazzola e il capitano Franz Beckenbauer.

Rivalità e collaborazione con Gianni Rivera

Il rapporto con Gianni Rivera spesso descritto come una rivalità fra le due grandi città del calcio italiano, è stato più di una semplice competizione. I due hanno condiviso il centrocampo dell’Italia, collaborando poi alla fondazione del Sindacato dei Calciatori, dimostrando che al di là dei clamori mediatici esisteva un rispetto professionale e una lotta comune per i diritti dei giocatori.

Il ritiro, la dirigenza e gli ultimi anni

Dopo il ritiro dal campo, Mazzola è rimasto legato all’Inter per oltre un decennio, ricoprendo ruoli dirigenziali sotto le presidenze di Ivanoe Fraizzoli e Massimo Moratti. Sebbene non abbia replicato le glorie del passato, ha contribuito alla gestione dei giovani talenti e al mantenimento della cultura nerazzurra. Parallelamente, ha offerto il suo contributo come opinionista televisivo, analizzando partite e condividendo la sua esperienza con la stessa lucidità che lo aveva contraddistinto in campo. Pochi mesi prima della sua scomparsa, era stato presente al ristorante di Javier Zanetti per celebrare i 60 anni della seconda Coppa dei Campioni, testimoniando il legame indissolubile con i compagni di squadra.

La sua dipartita segna la perdita di una delle figure più rappresentative del calcio italiano ma la memoria di Sandro Mazzola continuerà a vivere nei colori del San Siro, nei racconti dei tifosi e nei libri di storia del calcio.

Autore

Andrea Conforti

Andrea Conforti, 46enne torinese dal look casual e naturale, è un analista tattico che trasforma dati e clip in racconti social. Ricorda quando annotò la rimonta al box stampa dello Stadio Olimpico Grande Torino: da quell'appunto nacque la sua linea editoriale, che propugna spiegazioni visive per il tifoso critico. Dettaglio unico: una stagione allenatore under15 al Chieri e ciclista urbano.