Una commissione indipendente nominata dalla Premier League ha concluso che Manchester City ha violato i propri obblighi finanziari per un periodo compreso tra il 2009 e il 2018. La decisione, resa pubblica a fine settembre, individua una serie di operazioni occulte per un valore complessivo di circa £830 milioni mascherate da sponsorizzazioni e da accordi di immagini dei giocatori. Il club è stato giudicato responsabile di ben cinque violazioni del Financial Fair Play dell’UE, nonché di numerosi superamenti dei limiti di spesa imposti dalla Premier League.
Verdetto della commissione indipendente
Il documento di 40 pagine, rilasciato dopo quasi due anni di audizioni, descrive un “schema di finanziamento mascherato” che ha permesso a City di gonfiare le entrate e ridurre i costi per più di £900 milioni. Le sponsorizzazioni venivano strutturate con una quota “base” reale e una quota “taggata” coperta da Abu Dhabi United Group Investment & Development Ltd (ADUG) proprietaria del club. La commissione ha quindi ritenuto che tali operazioni costituissero contratti fittizi finalizzati a eludere i limiti di break-even.
Contratti fittizi e schema di finanziamento occultato
Secondo l’accertamento, i partner commerciali versavano solo una parte del compenso pattuito, mentre il restante era erogato direttamente da ADUG, presentandosi come reddito da sponsorizzazione. Inoltre, venivano stipulati accordi simbolici per i diritti d’immagine di giocatori e dell’allora allenatore Roberto Mancini, con pagamenti anch’essi coperti dal capitale dell’Emirato. Tale modus operandi ha consentito a Manchester City di presentare bilanci “puliti”, mascherando costi reali superiori a £70 milioni.
Le difese di Manchester City e i precedenti disciplinari
Il club ha contestato le conclusioni sostenendo che i fondi aggiuntivi provenissero dal governo di Abu Dhabi e non dai proprietari privati. Durante l’udienza del 2024, gli avvocati di City hanno affermato che l’intervento statale era stato il vero motore del finanziamento, ma la commissione ha definito tale spiegazione una narrazione costruita a posteriori. In passato, la squadra aveva già affrontato casi simili: nel 2014 aveva accettato una sanzione di £49 milioni (con £32 milioni sospesi) per violazioni del FFP, e nel 2020 l’UEFA aveva imposto una multa di €30 milioni (£25.4 milioni) e una sospensione di due stagioni dalle competizioni europee, successivamente ridotte da CAS a €10 milioni (£8.5 milioni) per mancata collaborazione.
Tempistiche e prospettive dell’appello
L’appello è stato depositato giovedì alle 19:00, rispettando la nuova procedura della Premier League che impone una chiusura entro 12 settimane, con un’udienza di massimo cinque giorni e una decisione del panel entro 30 giorni. Ciò porta la conclusione prevista a fine gennaio. Tuttavia, la difesa potrebbe argomentare che queste norme, introdotte nella stagione corrente, non dovrebbero applicarsi a un caso le cui indagini sono iniziate nel 2023 e si sono concluse nel 2024, una posizione ritenuta solida da esperti legali. Se la squadra riuscisse a dimostrare errori materiali o violazioni di principio, il giudizio potrebbe essere annullato o modificato, con conseguenze ancora aperte sul futuro di Manchester City nella Premier League.



