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12 Settembre 2026

Come un progetto di esports nato in carcere ha conquistato la comunità scientifica

Un'iniziativa unica che utilizza gli esports come strumento di reinserimento sociale ha attirato l'attenzione della comunità scientifica internazionale.

Come un progetto di esports nato in carcere ha conquistato la comunità scientifica

In un contesto dove la tecnologia e l’innovazione sociale si incontrano, nasce Esports per Tutti un progetto rivoluzionario che ha visto la luce all’interno del carcere di Castrogno, a Teramo. Questo programma, ideato da un’équipe di professionisti, ha trasformato il mondo degli esports in uno strumento di intervento sociale, relazione e sviluppo personale.

La presentazione del progetto alla 17ª Conference of the European Sociological Association tenutasi a Varsavia dal 25 al 28 agosto 2026, ha rappresentato un traguardo significativo. Il prof. Nico Bortoletto, del Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Teramo, ha portato l’esperienza italiana nel cuore della ricerca sociologica internazionale.

Un progetto costruito sul campo

Esports per Tutti non è un’iniziativa improvvisata, ma un percorso articolato in tre fasi, studiato e progettato da professionisti del settore. Il gruppo di lavoro, composto da Pierpaolo D’Ambrosio, Gabriele Moretti, Enza Dimilta e Stefano Carinci, ha sviluppato una metodologia che utilizza gli esports come strumento per affrontare dimensioni sociali, relazionali, psicologiche ed educative.

L’obiettivo non è solo quello di offrire un’attività ricreativa, ma di creare un percorso di responsabilizzazione e sviluppo personale. Questo approccio ha permesso al progetto di uscire dalla dimensione locale e diventare un caso di studio per la ricerca internazionale.

Dalla prigione di Castrogno alla ricerca internazionale

La partecipazione alla conferenza di Varsavia ha rappresentato un momento cruciale per Esports per Tutti. Il tema della conferenza, Strengthening Democracies: Social Action, Solidarity, and Sustainable Futures ha offerto l’opportunità di presentare il progetto come un esempio concreto di inclusione e reinserimento sociale attraverso le nuove forme di sport digitale.

«Portare il progetto a Varsavia significa dare una dimensione internazionale a un lavoro nato dalla pratica e costruito attraverso un percorso professionale complesso», hanno spiegato D’Ambrosio e Moretti. Il valore dell’esperienza risiede nella possibilità di mettere in relazione ciò che è stato realizzato sul campo con la ricerca e il confronto scientifico.

Esports, carcere e innovazione sociale

Il progetto apre una riflessione su un tema ancora poco esplorato: l’utilizzo degli esports non solo come forma di competizione o intrattenimento, ma come strumento all’interno di percorsi strutturati di intervento sociale. L’esperienza di Castrogno propone un modello in cui competenze professionali diverse convergono nella costruzione di un intervento rivolto alla persona detenuta.

Il passaggio da un progetto territoriale a una presentazione in un contesto accademico internazionale rappresenta una nuova fase: documentare, analizzare e valutare scientificamente l’esperienza per comprenderne gli effetti e le eventuali possibilità di replicabilità in altri istituti penitenziari.

Da Teramo a Varsavia, Esports per Tutti porta un’esperienza italiana nel dibattito internazionale sull’innovazione sociale, dimostrando come un progetto costruito sul campo possa diventare anche oggetto di ricerca e confronto scientifico.

Autore

Ilaria Mauri

Ilaria Mauri, bolognese, decise di seguire il giornalismo sportivo dopo una notte al Dall'Ara durante una partita decisiva: oggi coordina le pagine di competizioni e commenti. In redazione predilige reportage sul campo e conserva il biglietto di quella partita come prova della svolta.